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	<title>Spitte Salentine</title>
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	<description>Un cammino casuale tra tradizioni, arte, cultura e paesaggi del Salento</description>
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		<title>Brindisi. Santa Maria del Casale. Tra Sante Vergini, Templari e San Francesco.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 09:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[Casale]]></category>
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		<description><![CDATA[Se a Gallipoli grazie all’antica chiesa di San Pietro dei Samari (1) sono visibili le ormai purtroppo malandate tracce del passaggio per il Salento dei cavalieri medioevali che tornavano dalle Crociate in Terra Santa, a Brindisi gli echi della storia &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/02/24/brindisi-santa-maria-del-casale-tra-sante-vergini-templari-e-san-francesco/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=286&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se a Gallipoli grazie all’antica chiesa di San Pietro dei Samari (1) sono visibili le ormai purtroppo malandate tracce del passaggio per il Salento dei cavalieri medioevali che tornavano dalle Crociate in Terra Santa, a Brindisi gli echi della storia risultano ancora più amplificati grazie ad una stupenda opera d’arte giunta sino a noi in buone condizioni di conservazione.</p>
<p>Sono a Brindisi, nei pressi dell&#8217;aeroporto civile dove svetta la bellissima facciata romanico &#8211; gotica della Chiesa di Santa Maria del Casale, impreziosita di antichi decori e arzigogoli in pietra bianca di Carovigno e carparo locale dal colore dorato.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-289" title="Casale 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-2.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>Per quanto mi riguarda, una visita doverosa, che ho ritardato colpevolmente per molti anni ma dalla quale alla lunga non potevo esimermi. Perché tutta questa “tiritera”? Per un semplice motivo. Questa chiesa è la mia testimone, la mia compagna silenziosa di quasi 14 anni ininterrotti passati a prendere ogni settimana (o quasi) aerei per andare in giro &#8220;dove mi porta il lavoro&#8221;. E chissà quanti ancora ne dovrò fare.</p>
<p>Ma veniamo a questa chiesa che senza ombra di dubbio si può definire  come uno dei più belli gioielli d’arte e di storia del nostro Salento. Suggestiva nei suoi affreschi, affascinante per le sue storie di cavalieri, di tribunali e di santi uomini che hanno calpestato le sue pietre.<br />
Proviamo a chiudere gli occhi, dimentichiamo la colata di cemento e asfalto che ora circonda la zona. Siamo nei primi secoli del secondo millennio. Al grido di &#8220;Dio lo vuole&#8221; migliaia e migliaia di cavalieri, nulla tenenti, cadetti, nobili decaduti in disgrazia, re e regine ma anche tanti farabutti (categoria quest&#8217;ultima che si può liberamente combinare con le precedenti) si misero in cammino per raggiungere la Terra Santa per liberare o per difendere i luoghi sacri alla cristianità dalla presenza &#8220;sacrilega&#8221; dell&#8217;infedele mussulmano. Periodo storico di grande fervore religioso, di coraggio ma anche di meschinità e crimini osceni.</p>
<p>Pensate di essere lì. Una distesa di alberi di ulivo, vigneti e una strada lastricata che conduceva i cavalieri che giungevano da ogni luogo della cristianità al porto di Brindisi passando dinanzi alla chiesa.</p>
<p>A Brindisi, Federico II tenne fermo per un lungo periodo un esercito pronto per imbarcarsi. Da questa chiesa coloro che si imbarcavano passavano per chiedere la benedizione e protezione all&#8217;icona della Vergine con il Bambino, a cui si rivolgevano anche i marinai e i viandanti.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-292" title="Casale 8" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-8.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>La tradizione francescana racconta che San Francesco in persona tornando dall&#8217;oriente nel 1220 circa si fermò qui a soggiornare e a pregare. Per la sua devozione alla Madonna del Casale, aveva pregato davanti ad una icona bizantina o cappellina a lei dedicata,anzi ne aveva costruita una ancora esistente nel 1647, ad ovest del convento, con affreschi di stile gotico e con accesso al pubblico.</p>
<p>La leggenda racconta che in quella cappella vi fosse un ragno &#8220;dispettoso&#8221; che copriva l&#8217;immagine sacra con la sua tela. Francesco, risvegliatosi dopo un sonno ristoratore, se ne ebbe talmente a male che maledisse il ragno e da allora il volto della Vergine non fu più coperto da ragnatele.</p>
<p>Ma c’è una seconda leggenda che riguarda sempre i ragni e San Francesco. Secondo questa leggenda pare che i frati che dimoravano nei pressi della cappella venissero perseguitati dai ragni. Il Santo accolse la richiesta d’aiuto dei suoi fratelli e provvide prontamente a maledire i ragni della zona e a donare ai frati una sorta di immunità dal loro morso. Un po’ come successe a Galatina ai galatinesi grazie al passaggio di San Paolo in quella cittadina.</p>
<p>Questa storia è raccontata da Bonaventura da Lama in un suo scritto del ‘700, ma come potete immaginare di storico c’è ben poco.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-10.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-293" title="Casale 10" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-10.jpg?w=512&#038;h=492" alt="" width="512" height="492" /></a></p>
<p>E’ molto probabile che quanto raccontato servisse per accreditare una sorta di primato della locale comunità di frati verso sia il volgo della zona che verso gli altri conventi e ordini presenti nel ‘700 nel brindisino.</p>
<p>Nei primi del &#8217;300 fu ampliata per volere di Caterina di Courtenay, figlia di Baldovino,conte di Fiandra e imperatore di Costantinopoli, e di suo marito Filippo I d’Angiò principe di Taranto, per un voto esauditole proprio dalla Vergine. La nascita di un figlio.<br />
Il 26 aprile 1568 L&#8217;Arcivescovo Carlo Bovio cedette ai Frati Minori Osservanti, la Chiesa, il terreno e gli edifici attigui al Tempio. I Frati costruirono il convento con piano terreno, il piano superiore verso il mare, il chiostro e fornirono il convento di una pregiata biblioteca.<br />
La Chiesa nel 1811 fu soppressa dal governo murattiano e fu usata come &#8220;caserma per truppe di passaggio&#8221;. I Francescani tornarono nel 1824 e cercarono di riparare i gravissimi danni, facilmente immaginabili. Il 7 luglio 1866 fu decretata una nuova soppressione ma solo gli edifici passarono al Demanio.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-294" title="Casale 11" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-11.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Ma a questa chiesa è legata anche una piccola porzione della grandiosa storia dei Templari. Una storia di tesori e di segreti che ha sempre affascinato. Qui il 15 maggio del 1310 si riunì il collegio giudicante per sottoporre a giudizio i Templari del regno di Sicilia e in particolare i cavalieri di Terra d’Otranto dopo che Filippo il Bello con l’accondiscendenza del papato li ebbe a spogliare di tutti i loro beni, portando buona parte di loro sul rogo. In quella occasione, il tribunale composto dall&#8217;Arcivescovo Bartolomeo di Brindisi, il Canonico romano di S. Maria Maggiore Jacopo Carapelle, i francesi Arnolfo Bataylle e Berengario di Olargiis, insieme al Canonico Nicola il Mercatore, condannarono in contumacia i cavalieri assenti.</p>
<p>I bellissimi affreschi del XIV secolo che sono riusciti a giungere sino a noi, dopo la solita mano di calce che durante il periodo delle pestilenze che li ha ricoperti, fanno vedere scene di cavalieri e di uomini in arme, cavalli bardati e bandiere al vento. Ma non solo.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-296" title="Casale 13" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-13.jpg?w=640&#038;h=398" alt="" width="640" height="398" /></a></p>
<p>Sulla facciata di ingresso alla Chiesa vi è affrescato un bellissimo Giudizio Finale, opera di un certo Rinaldo da Taranto. Nella prima fascia al centro il Cristo giudice seduto in trono con ai lati la Vergine e S. Giovanni Battista ( Deésis); seguono da tutte e due le parti gli Apostoli, alle cui spalle sono gli angeli.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-15.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-298" title="Casale 15" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-15.jpg?w=640&#038;h=370" alt="" width="640" height="370" /></a>Nella seconda fascia, al centro troviamo il trono vuoto de&#8221; l&#8217;Etimasia” sormontato da una croce, con accanto i progenitori, Adamo ed Eva, &#8220;rivestiti&#8221; e oranti. Subito dopo, simmetrici, due Angeli con i libri stellati aperti per il giudizio e altri due che suonano le trombe per la raccolta delle anime. A sinistra di chi guarda, la terra restituisce i morti che aveva nel suo grembo mentre a destra lo fa il mare. La terra e il mare hanno lineamenti antropomorfi.<br />
Nella terza fascia, a sinistra, c&#8217;è il corteo dei Beati e a destra la &#8220;Psicostasia&#8221; (misurazione delle anime) da parte di S. Michele Arcangelo, in ricchi abiti bizantini e con la bilancia in mano.<br />
La quarta fascia, divisa nettamente dal portale, a destra, continua con l&#8217;inferno e con l&#8217;angelo color fuoco che respinge i tre eresiarchi Ario, Sabellio e Nestorio e con la grande figura di satana tra le fiamme. A sinistra, il pittore presenta il vero Paradiso. I tre maestosi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, circondati da una natura viva, brillante e profumata, con un fico, un dattero, un melograno e un ciliegio carichi di frutti.</p>
<p>Un altro affresco degno di nota per la sua bellezza è l’Albero della Croce con al centro il Cristo. La scena rappresentata è conforme ai precetti di San Bonaventura, dalle cui Meditazioni sulla Passione di Cristo sono tratte le iscrizioni. Sull&#8217;asse della composizione si staglia il Cristo con le braccia divergenti e in cima all&#8217;albero nidifica il pellicano simbolico.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-291" title="Casale 5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-5.jpg?w=640&#038;h=516" alt="" width="640" height="516" /></a></p>
<p>Sulla parete opposta quel che rimane della grande Allegoria del Giglio Angioino.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-290" title="Casale 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-3.jpg?w=410&#038;h=483" alt="" width="410" height="483" /></a></p>
<p>E tanti altri bellissimi affreschi a impreziosire l’edificio sacro, come la Vergine con il Bambino a benedire i cavalieri.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-288" title="Casale 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-1.jpg?w=640&#038;h=396" alt="" width="640" height="396" /></a></p>
<p>Di grande interesse è l&#8217;affresco riferibile alle Storie di S. Caterina d’Alessandria, dipinte in onore dell&#8217;Imperatrice Caterina, moglie di Filippo I d&#8217;Angiò. L&#8217;iconografia rappresenta la Martire dai lineamenti del volto fini e regolari, il capo circondato dall&#8217;aureola e i capelli corti; tiene nella mano destra la palma del martirio e nella sinistra un arco di cerchio rappresentante una ruota spezzata. L&#8217;affresco evidenzia in otto riquadri la storia di Santa Caterina.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-299" title="Casale 9" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-9.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>L&#8217;antica icona della Vergine purtroppo è andata perduta durante un restauro maldestramente eseguito nel 1920, ma da vedere ed ammirare c&#8217;è veramente tanto.</p>
<p>Nel 1875 il complesso è stato dichiarato Monumento Nazionale.</p>
<p> di Massimo Negro<br />
_______</p>
<p>Vi lascio alle foto commentate, organizzate nella solito formato video e vi auguro una &#8220;piacevole visione&#8221;. <br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BLvVZ7FL1uc">http://www.youtube.com/watch?v=BLvVZ7FL1uc</a><br />
_______</p>
<p>(1) Sulla Chiesa di San Pietro dei Samari <br />
<a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/05/gallipoli-e-i-crociati-san-pietro-dei-samari/">http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/05/gallipoli-e-i-crociati-san-pietro-dei-samari/</a></p>
<p>Fonti sulla storia e sugli affreschi:<br />
<a href="http://www.santamariadelcasale.net/">http://www.santamariadelcasale.net/</a></p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-297" title="Casale 14" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casale-14.jpg?w=640&#038;h=410" alt="" width="640" height="410" /></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/brindisi/'>Brindisi</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/casale/'>Casale</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/crociate/'>Crociate</a> Tagged: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/brindisi/'>Brindisi</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/casale/'>Casale</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/salento/'>Salento</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/san-francesco/'>San Francesco</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/massimonegro.wordpress.com/286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/massimonegro.wordpress.com/286/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=286&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Galatina. La Camara, un gioiello dimenticato.</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbazie basiliane]]></category>
		<category><![CDATA[Collemeto]]></category>
		<category><![CDATA[Galatina]]></category>
		<category><![CDATA[Camara]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate di vivere in una vecchia masseria nel Salento, circa quarant’anni fa. Una masseria con mura spesse, possenti. Anche quelle interne. Immaginate di trovarvi in una stanza, non una stanza anonima perché la porta di ingresso lasciava pensare ad un’antica &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/02/19/galatina-la-camara-un-gioiello-dimenticato/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=259&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di vivere in una vecchia masseria nel Salento, circa quarant’anni fa. Una masseria con mura spesse, possenti. Anche quelle interne.<br />
Immaginate di trovarvi in una stanza, non una stanza anonima perché la porta di ingresso lasciava pensare ad un’antica chiesetta, ma completamente spoglia con mura imbiancate a calce.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-10.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-834" title="Camara 10" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-10.jpg?w=307&#038;h=460" alt="" width="307" height="460" /></a></p>
<p>In questa stanza una parete, ogni volta che vi appoggiavate, poggiavate qualcosa o battevate con il martello per un chiodo o altro, suonava come vuota.  Un suono strano, diverso rispetto a quello delle altre pareti spesse della masseria.<br />
Finchè un bel giorno presi dalla curiosità, vi siete armati di attrezzi e avete deciso di buttar giù il muro per vedere cosa nascondesse quella parete.<br />
Man mano che i mattoni venivano giù vi comparivano dinanzi colori, aureole, facce di Santi. Quando infine l’intera parete era stata abbattuta vi siete trovati dinanzi un’autentica meraviglia. La Camara.</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-9.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-833" title="Camara 9" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-9.jpg?w=384&#038;h=573" alt="" width="384" height="573" /></a>La Camara è il nome di una masseria di Collemeto, frazione di Galatina, ormai inglobata nel centro abitato. La storia del ritrovamento mi è stata raccontata dal proprietario durante la visita del sito ed  è proprio quello che accadde quel giorno. Circa quarant’anni fa ci fu il ritrovamento dell’affresco che, ancorchè  non in buone condizioni, si può ancora ammirare.</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-260" title="Camara" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara.jpg?w=640" alt=""   /></a></p>
<p>La Camara rappresentava in antichità il cuore e il centro della zona dove ora sorge l’attuale Collemeto. Antica testimonianza del tipico casale aperto, dove gli abitanti dell&#8217;epoca pur dimorando in unità abitative disposte all&#8217;esterno della masseria e comunque nei pressi, ad essa  si rifacevano per le questioni economiche, tasse e soprattutto per rifugiarsi in caso di pericolo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-8.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-832" title="Camara 8" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-8.jpg?w=384&#038;h=480" alt="" width="384" height="480" /></a></p>
<p>La masseria ingloba la cappella di &#8220;Santa Maria di Tollemeto&#8221; detta anche &#8220;Camara&#8221; o &#8220;Cammara&#8221;. Come accennato in precedenza le decorazioni all&#8217;entrata della  stanza visitata lasciavano presagire al fortunato scopritore il suo utilizzo a fini di culto. Due eleganti capitelli con classiche decorazioni rappresentate da foglie, sui quali si poggia l&#8217;architrave della porta d&#8217;ingresso, sormontata da una sorta di ampio arco, che disegna una lunetta sulla parete, anch&#8217;esso decorato nei suoi contorni.</p>
<p>Sull&#8217;affresco interno, molto rovinato ma non irrimediabilmente compromesso, sono rappresentate quattro figure. Quelle centrali ancora agevolmente leggibili, una terza figura molto rovinata, una quarta di cui si intravede solo poco meno della metà. Queste figure sono state attribuite a (da sinistra verso destra): Vergine Maria, San Giovanni, San Pietro e San Paolo. Considerando la loro disposizione e quanto è ora visibile dell&#8217;affresco, si può senza tema di smentita ipotizzare che la decorazione paretale fosse indubbiamente più vasta di quella ora visibile.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-7.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-831" title="Camara 7" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-7.jpg?w=384&#038;h=575" alt="" width="384" height="575" /></a></p>
<p>La cappella è privata , come la masseria che nel frattempo è stata suddivisa tra i figli di chi ritrovò casualmente gli affreschi.  Il sito purtroppo non ha avuto e continua a non avere l&#8217;interesse e l&#8217;attenzione che merita, in particolare da parte della classe politico-dirigente (e questa non è una novità) e intellettuale galatinese. In particolare con quest&#8217;ultima costitutita principalmente da professori e storici pronti più alla &#8220;mera&#8221; scrittura di libri che alla &#8220;vita&#8221; e  al reale interesse alle condizioni delle importanti cripte e dei siti basiliani presenti nel circondario galatinese.</p>
<p>Quando visitai il sito, un pò di tempo fa, il proprietario si dichiarò disponibile a realizzare qualunque forma di collaborazione con gli enti locali, anche riguardo lo stato dell&#8217;immobile, pur di salvarlo. Il proprietario è sempre disponibile ad aprire la masseria per far visitare la cappella, anche a scolaresche. L&#8217;interesse del sito è testimoniato anche da tesi di laurea e dalla visita di studiosi non solo locali.</p>
<p>Gli affreschi della Camara sono un gioiello ritrovato ma che si sta facendo in tempo a perdere, o quasi, se non si corre subito ai ripari.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6Y9veElKWaQ">http://www.youtube.com/watch?v=6Y9veElKWaQ</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-6.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-830" title="Camara 6" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/camara-6.jpg?w=384&#038;h=480" alt="" width="384" height="480" /></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/abbazie-basiliane/'>Abbazie basiliane</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/collemeto/'>Collemeto</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/galatina/'>Galatina</a> Tagged: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/camara/'>Camara</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/collemeto/'>Collemeto</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/galatina/'>Galatina</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/salento/'>Salento</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/massimonegro.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/massimonegro.wordpress.com/259/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=259&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tornando sui propri passi (II parte). Da Tuglie tra grotte e antichi ripari verso il Villaggio Neolitico di Parabita.</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parabita]]></category>
		<category><![CDATA[Tuglie]]></category>
		<category><![CDATA[Grotte]]></category>
		<category><![CDATA[Neolitico]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando non si andava in giro con la bicicletta per strade di campagna in direzione della Grotta delle Veneri, e a seguire per viottoli sconnessi verso la zona della Madonna “de lu Carottu”, o per stradine più comode verso la &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/02/10/tornando-sui-propri-passi-ii-parte-da-tuglie-tra-grotte-e-antichi-ripari-verso-il-villaggio-neolitico-di-parabita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=798&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando non si andava in giro con la bicicletta per strade di campagna in direzione della Grotta delle Veneri, e a seguire per viottoli sconnessi verso la zona della Madonna “de lu Carottu”, o per stradine più comode verso la necropoli messapica di Alezio, ci capitava di ritrovarci frequentemente a gironzolare lungo i binari della Ferrovia Sud-Est che portavano verso Parabita.</p>
<p>Non che avessimo una passione sfrenata per i treni, di cui invero ci interessava poco, anzi erano un elemento di fastidio perché dovevamo scendere di corsa dai binari e metterci in sicurezza. Ma da quelle parti avevamo due occasioni non da poco per impiegare, divertendoci, i nostri pomeriggi, una volta terminati i compiti.</p>
<p>Il punto di ritrovo era bene o male sempre lo stesso, il piazzale del Cimitero o, a volte, casa di Mino che aveva il pregio di essere a due passi da casa mia e molto più vicina alla nostra destinazione.</p>
<p>Al termine di quella che era Via Milano, e che venne poi dedicata ad uno sfortunato giovane militare tugliese, Antonio Palumbo, vittima delle brigate rosse, la strada che costeggiava la ferrovia diventava un largo viottolo di campagna (ora asfaltata con nuove costruzione che sono sorte nel corso degli anni), che andava via via restringendosi per poi scomparire dopo un centinaio di metri nella terra rossa e tra gli alberi di ulivo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/1-sentiero-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-801" title="1 Sentiero 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/1-sentiero-1.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>La prima tappa era presso la nostra personale “miniera”. Percorrendo la strada di campagna, dopo qualche decina di metri nell’alta massicciata della ferrovia si apriva un’ampia galleria che non conduceva da nessuna parte, se non alle spalle di un marmificio dove capitava spesso di trovare dei pezzi più o meno grandi di marmo o granito che qualcuno dall’interno gettava in quel posto.</p>
<p>Come dei cercatori d’oro del Klondike, passavamo del tempo indefinito con la schiena piegata a rovistare nel mezzo, con lo sguardo perso tra i luccichii e le striature di diverso colore, alla ricerca dei pezzi mancanti alle nostre collezioni di minerali. Tra l’altro, all’epoca, eravamo diventati dei veri esperti in materia. Conoscevamo le diverse qualità di pietra e sapevamo identificarle, o per lo meno di quello eravamo convinti, grazie anche ai quei libri del tipo “Conosci i Minerali” o “Enciclopedia delle rocce e dei fossili”,  che non mancavano nelle nostre librerie di adolescenti “curiosi”.</p>
<p>Se la ricerca era stata fruttuosa, ce ne tornavamo a casa discretamente carichi di pezzi di marmo o granito a sistemarli nei nostri raccoglitori. Se, come a volte capitava, non vi era nulla di rilevante, proseguivamo lungo la ferrovia addentrandoci nella campagna.</p>
<p>Percorrevamo il primo tratto dello stretto viottolo in terra battuta, per poi iniziare ad affrontare la dolce pendenza che conduceva verso le cave, addentrandoci tra vecchi e giovani alberi d’ulivo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/1-sentiero-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-802" title="1 Sentiero 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/1-sentiero-2.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>La zona in questione si estende tra Tuglie e Parabita, compresa tra le grandi cave di estrazione tufacea, che ci separavano dalla Grotta delle Veneri, e i binari della ferrovia. Una zona ricca di contorti alberi di ulivo, dove la terra rossa sale lentamente fino ad incontrare il grigio e il giallo ocra della calcarenite. Tra rocce indurite dal tempo e rocce dall’aspetto friabile. Tra vecchi ruderi e ripari di campagna scavati nella roccia, tra alberi di fico, pale di fichi d’india e le funambole macchie verdi del cappero in fiore. </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-803" title="2 Grotte 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-1.jpg?w=384&#038;h=575" alt="" width="384" height="575" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-804" title="2 Grotte 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-2.jpg?w=384&#038;h=575" alt="" width="384" height="575" /></a></p>
<p>L’elemento che rendeva incredibilmente affascinante questa zona ai nostri occhi era la presenza di enormi massi. Disposti l’uno sull’altro, come se un gigante ci avesse giocato utilizzandoli come pezzi di un antico lego. Ammassi rocciosi quasi volutamente disposti a formare delle cavità per noi oggetto di esplorazione, ed utilizzati dai contadini come ripari o come depositi per i loro attrezzi e per le reti verdi o rosse utilizzate per la raccolta delle olive.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-805" title="2 Grotte 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-3.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Una bellezza ordinata. L’abbondanza delle rocce, nell’approssimarsi alle cave, potrebbe lasciar supporre che si tratti di una terra incolta, lasciata a se stessa, abbandonata tra la sterpaglia. Invece, fin dove è possibile sfruttarla e sono presenti alberi d’ulivo si nota una pulizia ed ordine che danno l’esatta misura dello sforzo e dell’amore che hanno i contadini per questi loro lembi di terra. Sembra quasi che gli stessi massi siano stati posti ad arte per ottenere un effetto scenico molto suggestivo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-6.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-807" title="2 Grotte 6" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-6.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-7.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-808" title="2 Grotte 7" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-7.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-8.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-809" title="2 Grotte 8" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-8.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-10.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-810" title="2 Grotte 10" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-10.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:left;"> In questa zona non ci sono i classici “furneddhri” che popolano le nostre campagne. Le costruzioni sono parte in muratura e parte scavate nella roccia.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-812" title="3 Casa 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-1.jpg?w=403&#038;h=604" alt="" width="403" height="604" /></a></p>
<p>Precedute da rustici gradini su cui è piacevolissimo sedere ed immergersi nella calma assoluta che lì regna, rotta solo dal ronzare delle api e, d’estate, dall’orecchiabile fragore delle cicale. Con la vista che si perde lontano tra le chiome verdi degli alberi d’ulivo, sino a giungere nelle giornate in cui l’aria è tersa a cogliere lontani spicchi di mare. Accanto a vecchie cisterne, sui cui bordi assonnate lucertole assaporano nella bella stagione il caldo del sole.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-813" title="3 Casa 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-2.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Sbirciando all’interno, in una di queste, si vedono dei “cannizzi” utilizzati per essiccare i fichi, pendule di pomodori secchi appese al muro e, su una parete, uno sbiadito quadro con una Madonna che, con amorevole sguardo, sembra quasi che ti inviti ad entrare per assaporare un’atmosfera che rimanda ad anni del passato della nostra terra di cui pian piano si sta perdendo traccia.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-814" title="3 Casa 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/3-casa-3.jpg?w=403&#038;h=604" alt="" width="403" height="604" /></a></p>
<p>Anni in cui la terra era tutto o quasi, anni in cui con il sudore della fronte e con i calli delle mani la terra veniva lavorata ed amata, e forse anche in alcuni momenti maledetta, ma sempre con grande rispetto, coltivandola nei punti oggi ritenuti più impensabili. Anni in cui gente umile costruiva con il suo ingegno dei gioielli di architettura rurale di incredibile fascino che ancora oggi ti lasciano a bocca aperta per la loro bellezza.</p>
<p>Procedendo lungo il declivio  del monte di calcarenite, zizzagando tra rocce e spuntoni tagliati a mano con lo ‘zzocco, incontravamo numerose cavità scavate dall’uomo. Alcune sono veramente piccole, altre pur essendo basse sono all’interno di modesta grandezza. Alcune di queste, che ben conoscevo quando da adolescenti le andavamo a visitare durante le nostre esplorazioni, non ci sono più. Distrutte dalle ruspe in una zona in cui l’estrazione dei mattoni e della sabbia è ancora attiva.</p>
<p style="text-align:center;"> <a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-5.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-806" title="2 Grotte 5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-5.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Saltellavamo tra le rocce tentando scalate o ci arrampicavamo sui tronchi e sulle cime degli alberi più robusti. Quando eravamo in vena, con i fili d’erba creavamo i cosi detti “chiappi” che servivano per catturare le innocenti lucertole. Si faceva a gara a chi catturava l’esemplare più grosso, ma poi le rimettevamo in libertà. Oppure come degli invasati ci inseguivamo l’un l’altro tirandoci addosso quelle che erano una sorta di spighe selvatiche, facendo la conta di quelle che ci rimanevano attaccate ai vestiti, le cosi dette “’ ’zzite ”.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-811" title="2 Grotte 11" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/2-grotte-11.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Ma questa zona non è solo bella dal punto di vista paesistico, si presenta anche ricca di importanti tracce  del nostro lontano passato. In un piccolo fazzoletto di terra, ancora oggi si possono scorgere i segni di una religiosità antica. Segni di croci intagliate nella roccia e, su una parete dalla forma semicircolare, tracce di sbiadite aureole. Molto probabilmente un’antica cripta la cui volta è probabile che sia crollata in epoche successive.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-815" title="8 Cripta 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-1.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-816" title="8 Cripta 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-2.jpg?w=512&#038;h=410" alt="" width="512" height="410" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-817" title="8 Cripta 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/8-cripta-3.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Ma le tracce che si possono rinvenire sono ancora più antiche. Arrampicandosi su un pianoro roccioso, che da un lato strapiomba nella grande cava, sul terreno si possono notare numerose buche perfettamente circolari disposte lungo diverse linee tra loro  parallele. Buche dal diametro variabile tra i 15 e i 30 cm. E’ quello che resta dell’antico villaggio neolitico che venne abitato in un’epoca successiva, sino all’anno 1000 a.C., da coloro che popolavano l’antica Grotta delle Veneri. Fu la loro prima tappa una volta fuoriusciti dalla Grotta, prima di abitare in pianura nella vicina zona identificata come Bavota, il primo nucleo messapico dell’antica Parabita.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-818" title="9 Neolitico 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-1.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Le fosse circolari presenti nel terreno erano funzionali ad innalzare le capanne delle quali gli abitanti dell’epoca si servivano come ripari. Capanne costruite con pali di legno, canne ed argilla mista a paglia. Particolarmente interessanti sono i segni nella roccia di una capanna a pianta apparentemente circolare di circa 7 metri di diametro. Nei pressi si possono notare anche quel che resta di antichi focolari. E’ difficile determinare l’esatta dimensione del villaggio, perché i lavori della cava hanno indubbiamente compromesso il luogo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-819" title="9 Neolitico 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-2.jpg?w=403&#038;h=604" alt="" width="403" height="604" /></a></p>
<p>Le prime ispezioni archeologiche del luogo risalgono al 1984 da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici. Nella zona sono stati rinvenuti diversi reperti tra cui i resti di una coppa d’argilla decorata con un motivo a zig-zag dipinta con colori bruni, probabilmente di produzione micenea. Testimonianza di antichi traffici e commerci marittimi.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-820" title="9 Neolitico 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-3.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Ancora oggi è facile capire perché i nostri antenati decisero di fermarsi in quel luogo. Da questo pianoro roccioso si gode una vista mozzafiato sull’intera zona pianeggiante che si stende tra Tuglie e Parabita.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-4.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-821" title="9 Neolitico 4" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/9-neolitico-4.jpg?w=403&#038;h=604" alt="" width="403" height="604" /></a></p>
<p>Dopo molti anni di assenza, ci sono tornato una prima volta circa due anni fa, provando a ripercorrere passo dopo passo le emozioni vissute allora. Dopo aver girovagato in ogni dove, ed essere quasi giunto alle prime abitazioni di Parabita, non mi restò che compiere un ultimo “rito”. In ricordo dei vecchi tempi, discesi in direzione del tracciato ferroviario, salì sui binari e, rivendendomi da ragazzo con lo sguardo rivolto in basso a cercare tra le pietre luccichii di quarzo, me ne tornai lentamente verso Tuglie.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/10-binari.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-822" title="10 Binari" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/02/10-binari.jpg?w=403&#038;h=604" alt="" width="403" height="604" /></a></p>
<p>NB: C’è un modo indubbiamente più agevole per giungere a visitare il villaggio neolitico. Poco fuori Parabita, lungo la strada che conduce a Tuglie, passato il campo sportivo e l’antica Chiesa di San Pasquale, all’altezza del primo curvone ci si mantiene sulla destra e si prosegue per una strada secondaria che conduce alla zona del Parco Archeologico di Parabita. Arrivati lì, basta seguire le indicazioni.</p>
<p>_______</p>
<p><strong>Della serie “Tornando sui propri passi”:</strong></p>
<p>- “Tornando sui propri passi (I parte). La Grotta delle Veneri tra Tuglie e Parabita”<br />
<a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/31/tornando-sui-propri-passi-i-parte-la-grotta-delle-veneri-tra-tuglie-e-parabita/">http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/31/tornando-sui-propri-passi-i-parte-la-grotta-delle-veneri-tra-tuglie-e-parabita/</a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Tornando sui propri passi (I parte). La Grotta delle Veneri, tra Tuglie e Parabita.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parabita]]></category>
		<category><![CDATA[Tuglie]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicola fazzu]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneri]]></category>

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		<description><![CDATA[Tornare sui propri passi. Questa espressione è solitamente utilizzata per esprimere lo stato che si vive a fronte di situazioni poco piacevoli o di rammarico, per le quali si vorrebbe far tornare indietro le lancette dell’orologio o rigirare le pagine &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/31/tornando-sui-propri-passi-i-parte-la-grotta-delle-veneri-tra-tuglie-e-parabita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=785&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornare sui propri passi. Questa espressione è solitamente utilizzata per esprimere lo stato che si vive a fronte di situazioni poco piacevoli o di rammarico, per le quali si vorrebbe far tornare indietro le lancette dell’orologio o rigirare le pagine ormai archiviate del calendario. Si vorrebbe tornare indietro per compiere in modo diverso un’azione o cogliere un’opportunità che ci è sfuggita.</p>
<p>Nulla di tutto questo.</p>
<p>Questo tornare sui propri passi, sui miei passi, è un viaggio nel passato. Un viaggio nei ricordi, negli anni spensierati dell’adolescenza. Nessun rammarico, tutt&#8217;altro. E’ un tornare a calpestare la terra rossa dei sentieri tante volte percorsi da ragazzo con i miei amici a piedi o in bicicletta; in sella alla mia rossa metallizzata dal nome allora suggestivo, Aquila, comprata da “Siciliano” a Tuglie. E’ un tornare a saltellare, seppur con “qualche” chilo in più, sulle larghe e irregolari pietre lungo le cave tra Tuglie e Parabita. Con la testa, allora, sempre rivolta a guardare la pietra tagliata alla ricerca di impronte fossili di antiche conchiglie. A rovistare nel pietrame tra le traversine delle Ferrovie Sud-Est, attenti ai luccichii delle pietre, alla ricerca di “minerali” per le nostre collezioni. Con l’orecchio sempre vigile per sentire i treni in arrivo per metterci per tempo al sicuro. A volte, facendo come nei film western, poggiando l’orecchio sui binari per sentire le vibrazioni del metallo che ne anticipavano l’arrivo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-8.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-793" title="Veneri 8" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-8.jpg?w=576&#038;h=383" alt="" width="576" height="383" /></a></p>
<p>Ma è anche un tornare con la mente in epoche ancora più lontane, ripercorrendo i passi e i sentieri dei nostri antenati, in una zona del Salento che è ricca di ricordi e di presenze che ci arrivano dal lontanissimo passato. Tra Tuglie e Parabita, lungo il versante delle Serre Salentine che guardano da lontano allo Jonio, con le rotaie delle Ferrovie Sud-Est che fungono da confine e nel mezzo le grandi e profonde cave di estrazione tufacea.</p>
<p>Qui, in alto sulla Serra si trova la famosa Grotta delle Veneri, quella che per noi da ragazzini altro non era che la cosi detta Grotta “te lu Nicola Fazzu”. Delle Veneri vi parlerò poi, anche perché ho qualche dubbio che nei miei anni delle scuole medie, considerata la scarsa attenzione che aveva allora l’istituzione scolastica alla storia della nostra terra, ne sapessimo qualcosa di preciso. A noi interessava semplicemente la storia di ‘sto Nicola. Di questo personaggio forse reale, molto probabilmente fantastico, forse monaco o altro ancora, del quale si raccontava avesse accumulato un grande tesoro nascondendolo nella Grotta. Tesoro che secondo alcuni di noi era già stato trovato in qualche epoca passata, o forse no. Monaco, vero o falso, del quale si diceva che avesse una qualche stanza segreta nella quale, in mancanza del tesoro, era comunque rimasto un grosso tavolone costruito in pietra. La storia del tesoro era perfettamente in linea con le tante storie di “acchiature” di cui è piena la nostra terra. Onestamente non ricordo chi ci raccontò di questa presunta stanza segreta e di quel tavolone in pietra, che richiamava nella nostra fantasia di adolescenti ben più note tavole rotonde e storie di antichi cavalieri, ma qualunque fosse la fonte era motivo più che sufficiente per “darci un’occhiata”.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-788" title="Veneri 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-2.jpg?w=576&#038;h=432" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p>Altre volte, arrivando con la bicicletta dopo la pesante salita che da Tuglie conduce verso Collepasso e inoltrandoci per strade di campagna circondate da maestosi alberi di ulivo, eravamo entrati nella grande camera all’ingresso della grotta, ma senza inoltrarci più di tanto a causa dell’oscurità. Quella volta facemmo sul serio. Decidemmo di esplorarla per intero.</p>
<p>Per iniziare, ovviamente, la cosa doveva essere assolutamente segreta. Dovevano essere in pochi a saperlo e soprattutto non dovevano saperlo i nostri genitori. Questo aveva però una controindicazione non da poco: dove avremmo trovato le torce per illuminare il nostro cammino? Le costruimmo.<br />
David e Mino erano i più esperti della compagnia in materia di elettronica, così a casa loro collegando delle lampadine a delle pile realizzammo delle torce molto rudimentali.</p>
<p>Per uscire di casa non c’era da inventarsi nessuna scusa particolare, visto che ogni pomeriggio dopo i compiti ci trovavamo al Cimitero per giocare a pallone. Apro una piccola parentesi, per non essere frainteso . Per noi il “Cimitero” altro non era che la forma contratta del più esteso “piazzale antistante il Cimitero”. Forma contratta che ci causò il primo anno di scuola media qualche incomprensione con l’allora professore di educazione fisica quando, nei primi giorni, nel rispondere ad un questionario su come impiegavamo il nostro tempo libero, rispondemmo in blocco che giocavamo al Cimitero. Ci prese da parte per capire che diavolo combinassimo, ma l’incomprensione la risolvemmo subito e anche per lui il “Cimitero” divenne il posto dove andare a fare esercizi nella sua ora. Fu lì che ci trovammo e a piedi ci avviammo verso la Grotta.</p>
<p>Una ventina buona di minuti di camminata, sino al comparire dell’inconfondibile profilo esterno della cavità. Una piccola montagnola di rocce, ricoperta di terra ed erba alle cui spalle si nascondeva l’entrata.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-789" title="Veneri 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-3.jpg?w=576&#038;h=432" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p>Non tutti se la sentirono di entrare, per cui un paio di noi rimasero fuori e ci sarebbero stati utile qualora ci fosse successo qualcosa. Varcato l’ingresso entrammo nella grande stanza che già ben conoscevamo. Perlustrammo il terreno e le pareti con l’ausilio delle nostre torce alla ricerca di qualche “segno” che potesse portarci a qualche scoperta. Rovistando tra le pietre e sbirciando nelle fessure arrivammo sino al fondo dove la Grotta si apriva in due cunicoli.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-787" title="Veneri 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-1.jpg?w=576&#038;h=432" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p>Decidemmo di esplorare prima quello di destra, che ci appariva più stretto da percorrere. Avevamo con noi un fischietto che utilizzammo per capire se all’interno vi fossero dei pipistrelli. Qualche fischio preventivo, ma non si vide nulla volare. Quindi ci addentrammo.</p>
<p>Procedendo lentamente e accovacciati, arrivammo sino in fondo, fin dove non vi era altro che un’apertura  molto piccola nella quale era impossibile addentrarsi. Tornammo così nella grande sala per fare il primo punto della situazione. Il cunicolo di destra si era rivelato lungo solo qualche metro e, a meno che il mitico Nicola non fosse stato in grado di trasformarsi in un serpente, non conduceva da nessuna parte e la roccia intorno a noi era così solida e compatta che non poteva nascondere alcuna “porta segreta”.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-6.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-791" title="Veneri 6" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-6.jpg?w=576&#038;h=410" alt="" width="576" height="410" /></a></p>
<p>A quel punto iniziammo ad addentrarci verso il cunicolo di sinistra che, nel primo tratto,  era sufficiente ampio e alto per consentirci di camminare in piedi. Anche lì arrivammo sino in fondo e ci trovammo presto circondati solo da nuda roccia. Intanto qualche torcia si era spenta e quelle rimaste accese decidemmo di accenderle a turno. Stavamo già per tornare indietro quando ci accorgemmo di una strana rientranza. Ci avvicinammo con la poca luce che ci rimaneva per cercare di capirne di più e, ci ritrovammo dinanzi ad una strana apertura. Stretta ma sufficiente per farci entrare strisciando. Cosa fare? Beh, ormai eravamo lì e non potevamo certo tornare indietro.</p>
<p>Permettetemi una breve divagazione sul modo in cui eravamo vestiti quel giorno. Non potendo e non dovendo far insospettire i nostri genitori, eravamo usciti non in tenuta da speologi, ma con i vestiti normali di tutti i giorni. Ma la cosa non ci fece desistere.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-7.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-792" title="Veneri 7" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-7.jpg?w=576&#038;h=419" alt="" width="576" height="419" /></a></p>
<p>In fila, pian piano, entrammo tutti. Il cunicolo era sufficientemente largo per permetterci di strisciare agevolmente ma l’altezza non superava il mezzo metro. Onestamente non ricordo per quanto ci inoltrammo. Ad un certo punto arrivammo in un punto in cui riuscimmo a stare accovacciati. Ci fermammo per tirare il fiato e per fare il punto della situazione, ma soprattutto per capire su quanto affidamento ancora potevamo fare sulle torce che ci eravamo costruiti. Proseguimmo ancora per poco, poi divenne così stretto che non ci fu più possibile andare avanti. Tornammo indietro muovendoci come dei gamberi, mettendoci nel verso giusto quando arrivammo al punto in cui il cunicolo era più alto. Infine uscimmo, tirando un sospiro di sollievo ma ancora carichi di fresca adrenalina.</p>
<p>Non avevamo trovato nulla. Nessuna stanza segreta, né tesori, né tanto meno l’antico tavolone in pietra, ma eravamo contentissimi. Avevamo esplorato la Grotta. Ora non aveva più alcun segreto, e questo per noi era già un grandissimo risultato.<br />
Tornammo giù in paese raccontandoci le nostre sensazioni, ripercorrendo con la mente quanto fatto. Sino a tornare al punto di partenza della nostra avventura.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-5.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-790" title="Veneri 5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/veneri-5.jpg?w=576&#038;h=432" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p>Ora dovete sapere che questa “passeggiata” ci aveva lasciato addosso dei segni ben visibili. Strisciare nel cunicolo non era stato come passare su un pavimento di marmo dove qualcuno aveva passato la cera. Dalla testa ai piedi eravamo interamente ricoperti da uno strato di terra e fanghiglia. Che diavolo raccontare tornando a casa? Viste le condizioni in cui ero, qualunque scusa potessi inventare non avrebbe retto. Non restava che raccontare la verità.</p>
<p>Al termine mia madre scosse la testa, come per dire “ma che peccati ho fatto per avere un figlio così”. Si fece dare i vestiti sporchi di terra e con faccia schifata li andò direttamente a buttare nella spazzatura.</p>
<p>Da allora tornammo altre volte ma senza mai ripetere le gesta compiute in quella giornata. Ancora oggi, quando posso, ci torno con piacere anche se ormai vi è una robusta cancellata ad impedirne l’entrata. Ma non fa niente.<br />
Sbirciando all’interno sorrido e, guardando la cancellata, penso &#8211; “troppo tardi, ormai per me non hai più segreti”.<br />
____________</p>
<p>La cavità può essere distinta in due settori. Il primo, esterno, con una volta circolare in calcarenite a fare da copertura, di dimensioni che oggi appaiono limitate. Il secondo, la grotta interna, che si suddivide in un tronco centrale, rappresentato dalla grande sala d’ingresso, e da due cunicoli che si sviluppano verso Nord e verso Ovest.</p>
<p>Nel 1966 all’interno della grotta furono ritrovati reperti risalenti al Paleolitico Medio e Superiore. Due scheletri acefali, databili tra il 35.000 e il 10.000 a.C., di un uomo e una donna della specie Cro-Magnon e parte del loro corredo funerario costituito da un ciottolo e una scheggia di selce tinti d’ocra e 29 canini di cervo forati.</p>
<p>Ma soprattutto in questa grotta furono trovate le due famose Veneri steatopigie, dalle quali da allora la grotta prenderà il nome. Due piccole statuine alte, la più grande, 9 cm e 6 cm la più piccola, ricavate da un osso di bue o di cavallo. Si tratta di una delle più straordinarie espressioni della cultura delle popolazioni paleolitiche: statuette di figure femminili dai pronunciati attributi materni (ventre, fianchi, glutei, seni), certamente degli amuleti propiziatori di fertilità.</p>
<p>Nelle indagini successive vi fu il ritrovamento di oltre 400 manufatti d’arte su pietra e su frammenti d’osso, e oltre 18.000 frammenti ceramici compresi tra una fase avanzata del Neolitico antico e la prima età del Bronzo, a cui si aggiungono anche reperti d’età storica.</p>
<p>La grotta fu frequentata sino all’età del rame (3.000 a.C.), poi i suoi abitanti fondarono un piccolo villaggio di capanne, dove restarono sino al 1.000 a.C. circa, quando un nuovo nucleo abitato sorge in una valle posta ad ovest del precedente: si tratta di Baubota o Bavota, città messapica colonizzata dai Greci dall’800 a.C.<br />
Le cave hanno separato l’antica grotta dalla zona in cui venne costruito in epoca successiva il villaggio.</p>
<p>di Massimo Negro<br />
____________</p>
<p>Per maggiori informazioni sulla Grotta delle Veneri, da qualche anno inglobata nel Parco Archeologico di Parabita, e per maggiori informazioni sullo stesso Parco, vi consiglio la visita dei seguenti siti:</p>
<p>- Grotta delle Veneri<br />
<a href="http://www.leveneridiparabita.it/home.htm">http://www.leveneridiparabita.it/home.htm</a></p>
<p>- Parco Archeologico<br />
<a href="http://www.cooperativailcantiere.it/it/parcoarcheologicodiparabita.html">http://www.cooperativailcantiere.it/it/parcoarcheologicodiparabita.html</a></p>
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			<media:title type="html">Veneri 5</media:title>
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		<title>Galatone. Il Castello di Fulcignano e la triste leggenda del tesoro.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galatone]]></category>
		<category><![CDATA[Castello]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasma]]></category>
		<category><![CDATA[Fulcignano]]></category>
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		<description><![CDATA[Bastano pochi passi lungo il sentiero sterrato, che il suono ritmato dai miei passi sul terriccio mi fa quasi subito dimenticare il rumore invadente dell’auto lasciata poco distante e l’anonimo asfalto. Un alto muro di recinzione con mattoni uniti da &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/22/galatone-il-castello-di-fulcignano-e-la-triste-leggenda-del-tesoro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=742&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bastano pochi passi lungo il sentiero sterrato, che il suono ritmato dai miei passi sul terriccio mi fa quasi subito dimenticare il rumore invadente dell’auto lasciata poco distante e l’anonimo asfalto. Un alto muro di recinzione con mattoni uniti da antica malta, muretti a secco dalle dimensioni e altezze ben oltre la mia, ripari abbandonati immersi in un verde della campagna che piacevolmente occupa sempre più la vista man mano che procedo lungo il sentiero che, in alcuni punti, pare intagliato nella roccia.</p>
<p>Le lievi sinuosità del sentiero e gli alti muretti a secco trattengono il mistero e solo nell’approssimarsi della meta iniziano ad apparire tra le fronde degli alberi le alte mura dell’antico Casale di Fulcignano. Si svelano lentamente, e chi ci arriva per la prima volta deve quasi attendere di essere dinanzi alla cancellata d’ingresso per capire appieno la maestosità dell’antico complesso fortificato.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/sentiero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-748" title="Sentiero" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/sentiero.jpg?w=640&#038;h=456" alt="" width="640" height="456" /></a></p>
<p>Il tragitto lungo il sentiero è breve ma, se ben predisposti nell’animo e messa da parte la nostra ordinaria frenesia, è sufficiente per fungere quasi da macchina del tempo. Per iniziare lentamente a proiettarci in una dimensione temporale che non è la nostra, ma i cui echi agli orecchi attenti fa ancora sentire il suo richiamo.</p>
<p>Il Castello di Fulcignano, quello che rimane dell’antico Casale che occupava quella zona, non è la solita struttura fortificata a cui siamo abituati visitando i castelli di Otranto,  Copertino, Gallipoli, Acaya e Lecce. Non mi riferisco alle caratteristiche architetturali e strutturali di questi siti, comunque profondamente diverse, quanto al fatto che queste strutture, parte integrante del nucleo urbano storico di queste cittadine, sono ormai inglobate nel centro abitato. Circondati da strade, da case, spesso da esercizi commerciali. Non è così per Fulcignano che resta immerso, forse casualmente risparmiato dalla speculazione edilizia, nella campagna a ridosso della periferia di Galatone. Fortunatamente le case presenti nell’intorno non rompono questa atmosfera di magia che vi sto raccontando, grazie forse anche a questi sentieri sterrati e ai maestosi muretti a secco da ammirare, che stanno diventando sempre più una rarità nel nostro Salento.</p>
<p>Ed è la storia a rispondere alle nostre domande. Il sito dell’antico Casale di Fulcignano con il suo castello non è quello che poi sarebbe diventata l’attuale Galatone, con il suo centro storico e le bellissime chiese barocche erette a poca distanza.</p>
<p>Antonio De Ferrariis nel suo “<em>Liber de Situ Japygiae</em>” scritto nei primi del XVI secolo, riporta quanto segue:</p>
<p><em>“… Ricordo di aver sentito riferire da alcuni vecchi sacerdoti greci  … che i Galatonesi avessero avuto origine dai Tessali … Ora, per un gioco della fortuna, è tornata sotto il potere dei Tessali. Infatti Giovanni Castriota, duca di Ferrandina… è un macedone, originario di una località non distante da Calatana e Filace [Phylace], città della Tessaglia.</em></p>
<p><em>Galatone nei tempi antichi racchiudeva nel perimetro urbano sia l’altura che la vallata. L’acropoli era detta “sentinella”, e fu così chiamata dall’omonima città tessala, come ascoltai dire dagli anziani [il Galateo si riferisce al nome della località di Phylace]. I Latini, avendo cambiato come al solito  y in u, pronunziarono Fulaciano ossia Fulciliano. Questa era posta sul colle, nel piano invece Galatone. Da un’unica città sorsero due insediamenti distanti tra loro neppure cinquecento passi. Fulaciano conservò sempre la lingua greca, Galatone invece adottò la latina.</em></p>
<p><em>Sorti dei contrasti tra i due centri abitati dalla stessa gente, come frequentemente suole accadere tra vicini, si venne alle armi. Galatone sconfisse Fulaciano e la rase al suolo. Quasi tutti gli abitanti trasmigarono a Galatone; pochi, per l’oltraggio subito, trovarono rifugio nelle città vicine e smisero di servirsi delle consuetudini, delle fogge dei vestiti e della lingua greca, ma non dimenticarono la loro originaria etnia”.</em></p>
<p>Poco più avanti il Galateo torna a descrivere il sito:</p>
<p><em>“Galatone è ubicata alle pendici della collina, la sua acropoli, che abbiam detto chiamarsi Filace, è posta sul colle. Qui l’aria è salubre e tiepida, i venti giovevoli e dolci, i campi soleggiati: è un’eterna primavera con la terra coperta di fiori e profumata di erbe …” </em></p>
<p>Nella seconda metà dell’ottocento, Cosimo De Giorgi nel suo libro “<em>La Provincia di Lecce. Bozzetti</em>”, nel riprendere quanto scritto dal Galateo, fa un breve ma efficace descrizione del sito:</p>
<p><em>“Oggi non resta che il solo castello, e dista da Galatone circa ottocento metri in linea retta al S.E. dell’abitato. Nell’interno è di forma rettangolare; all’esterno gli spigoli volti al N.O. sono rinforzati da torrette quadre, mentre gli opposti che guardano la collina ne mancano affatto. Bella è la porta d’ingresso ed il vestibolo … L’arco è gotico, ed è decorato da un fregio delicato scolpito sulla pietra leccese e in parte cariato. Restano ancora poche stanze nell’interno e da una scala, che sembra quella descritta dall’Alighieri fra Lerici e Turbia, si monta sulle mura che hanno circa due metri di grossezza. Osservate che bel panorama!</em></p>
<p><em>… Il fossato che lo cingeva è stato colmato, e la carie, corrodendo le pareti esterne delle sue mura, lascia credere sia stato prodotto da proiettili nemici ciò che è lavoro di mamma natura.”</em></p>
<p>Riguardo le origini del castello, dell’antico casale e la loro storia, la documentazione a disposizione è molto scarna, né ad oggi sono mai state condotte ispezioni e ricerche archeologiche tali da avvalorare quanto ci racconta il Galateo nel suo libro. Ipotizzare un’origine greca del sito, ritengo che non ci porterebbe molto lontano dalla realtà, alla luce del fatto che molti casali sorsero intorno a preesistenti siti bizantini (nell’area è stata rinvenuta una moneta dell’imperatore Basilio I). Né d’altro canto, sono ad oggi note informazioni che possano connettere la storia di questo sito con la popolazione Messapica. Ma alle luce del precario quadro documentale e archeologico ad oggi disponibile, qualora dovessero essere avviate serie e strutturate indagini del sito, altre e importanti informazioni verrebbero sicuramente alla luce.</p>
<p>Le prime notizie documentate risalgono al XII secolo. Durante una visita pastorale tenutasi nel 1719, il  Vescovo di Nardò Antonio Sanfelice fece riportare l’esistenza di un’epigrafe scritta in greco e in latino che descrive Fulcignano come un centro di passaggio di carovane e pellegrini: “theodorus protopas famulus sanctae dei genitricis hospitium construxit anno 6657”, che corrispondente al 1149 del calendario cristiano.</p>
<p>Altre notizie, sempre dello stesso periodo, riportano i nomi di alcuni signori e possessori di Fulcignano. Nel 1192 un certo milite, Maurizio Falcone, e poi successivamente un Aymarus di Guarnierius Alemannus possessore di Zurfiniani.</p>
<p>E’ presumibile che il Casale di Fulcignano continuò la sua crescita dimensionale nei successivi due secoli, tra il XIII e il XIV secolo, sino a quella che il Galateo descrive come una sorta di guerra con la vicina Galatone, che portò alla distruzione del casale. Il <em>Chronicon Neretinum </em>fa riferimento a questa contesa, datandola nel 1335.</p>
<p>Nel 1412 gli abitanti del Casale non dovevano essere più di 170 e appena trent’anni dopo un focolario aragonese non ne conta più di una trentina.</p>
<p>Da quel nefasto evento, quel che rimaneva del Casale e il suo Castello, passarono di mano in mano a diverse nobili famiglie, tra i primi Giovanni Del Balzo Orsini che lo ricevette come donazione nel 1426 dalla Regina Giovanna II. La sconfitta di Fulcignano nel 1135 e alcune successive contese che interessarono alcune zone del Salento, tra cui presumibilmente anche questa, portarono al suo definitivo declino e al suo progressivo abbandono.</p>
<p>Avviciniamoci al castello percorrendo un breve sentiero che dall’attuale cancellata di ingresso del sito porta verso l’antico portale ‘ingresso. Dell’antico fossato rimane solo traccia in un lungo ed ampio avvallamento posto ad una decina di metri dal castello. Questo lascia supporre che l’eventuale ponte levatoio non fosse parte integrante del Castello, ma posto in una struttura prospiciente il prospetto d’ingresso.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/portale.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-746" title="Portale" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/portale.jpg?w=640&#038;h=464" alt="" width="640" height="464" /></a></p>
<p>Secondo Paul Arthur, professore di Archeologia Medievale presso l’Università del Salento, <em>“la forma planimetrica, e i dettagli architettonici, suggeriscono che l’edificio non sia anteriore all’età sveva, quando una serie di fortificazioni in Italia, note specialmente attraverso i castelli in Sicilia, risentono di influssi architettonici orientali trasmessi dalle Crociate. La forma quasi quadrata, con quattro torri angolari (le due posteriori scomparse: una circolare, l’altra forse circolare in una prima fase e quadrata in una seconda), trova confronti nell’architettura castellare islamica, che sembra aver, a sua volta, mantenuto vivo le tradizioni tardo romane di architettura castrense.”</em></p>
<p>Per il professor Arthur, il Castello di Fulcignano rappresenta una delle testimonianze più singolari del Medioevo salentino, in particolare per la sua forma localmente inconsueta (da altri studiosi definita come “castello-recinto”), tanto da poterlo ritenere una delle fortificazioni medievali più antiche sopravvissute nella provincia.</p>
<p>Ponendosi immediatamente sotto le mura e guardando in alto, non si può non notare la maestosità del complesso. La forma della cinta muraria è quadrangolare con i lati che presentano una lunghezza variabile che va dai 75 metri (torri comprese) del lato d’ingresso, ai 49 metri del lato più corto. L’altezza delle mura è di circa 8 metri con uno spessore di circa 2,6 metri. Le due torri angolari rimaste ancora in piedi, hanno i lati che presentano misure variabili tra gli 8,40 e i7,55 metri.</p>
<p>Il portale d’ingresso è quello ottimamente descritto dal De Giorgi, anche se, rispetto alla struttura originaria,  sono evidenti dei successivi rimaneggiamenti come il camino ricavato nella muraglia all’esterno dell’entrata.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/vano-ingresso.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-753" title="Vano ingresso" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/vano-ingresso.jpg?w=664&#038;h=413" alt="" width="664" height="413" /></a></p>
<p>Il primo vano dopo l’ingresso è caratterizzato da una volta a crociera a sesto acuto con interessanti decorazioni, un sedile in muratura lungo il lato destro e un camino. L’accesso al giardino è stato modificato e, guardando dall’esterno è chiaramente visibile la forma originaria ad arco, poi successivamente tamponato in mattoni per ricavare l’attuale porta. Dal vano d’ingresso si accede, sulla destra a due vani con volta a botte, oggi abbondantemente deturpati da scritte in vernice o a penna.<br />
Dal secondo vano, da una porticina sia accede ad un terzo locale privo di pavimentazione caratterizzato, da diversi elementi architettonici che meritano una breve descrizione.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/terzo-vano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-750" title="Terzo vano" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/terzo-vano.jpg?w=640&#038;h=483" alt="" width="640" height="483" /></a></p>
<p>Al centro del locale vi sono i resti di un antico ed ampio camino oggi ormai completamente distrutto. A sinistra del camino, da un’apertura con arco a sesto acuto, parte quel che resta di una scala circolare che conduceva su una delle torri di difesa. Oggi è solo percorribile in parte e bisogna stare attenti ai detriti e mattoni crollati. Mentre a destra parte una scala che conduce sul tetto dei locali in precedenza attraversati, da cui è possibile ammirare l’interno del complesso fortificato e il profilo della città di Galatone. La vista di oggi è indubbiamente ben diversa rispetto a quella che fece esclamare al De Giorgi: “<em>Osservate che bel panorama!”.</em></p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/sulle-mura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-749" title="Sulle Mura" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/sulle-mura.jpg?w=640&#038;h=456" alt="" width="640" height="456" /></a></p>
<p>Il panorama non  è lo stesso, ma in compenso ci si può arrischiare a compiere qualche passo sulla sommità delle mura.</p>
<p>Le caratteristiche del terzo vano visitato sono ben diverse rispetto ai primi due vani attraversati tanto da farmi sorgere qualche dubbio sui tempi di realizzazione di questi locali, che appaiono costruiti solo in tempi successivi.</p>
<p>Questo terzo vano ha un porticina che conduce all’esterno verso il giardino. Percorrendo un piccolo vialetto il cui piano di calpestio è di circa un metro più in basso rispetto al piano del giardino, si ritorna verso il corpo centrale del Castello. A sinistra si notano tracce di locali ormai crollati, con la sezione iniziale di un arco in pietra ancora ben visibile e altre decorazioni in pietra sulla facciata dell’unico locale non crollato presente su quel lato del complesso. Molto probabilmente, si tratta di locali già da tempo non più utilizzati, per lo meno a fini abitativi, perché non vi è un accesso diretto dal vano d’ingresso, né in quella sezione mi conduce il vialetto del giardino.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/vani-a-sinistra.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-752" title="Vani a sinistra" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/vani-a-sinistra.jpg?w=640&#038;h=467" alt="" width="640" height="467" /></a></p>
<p>Continuando a seguire il perimetro interno delle mura, la torre posta a sinistra dell’ingresso nasconde al suo interno un incredibile sorpresa. Occorre fare un piccolo sforzo per arrampicarsi ed accedere dall’apertura ad arco a sesto acuto che conduce all’interno. Proseguendo mantenendosi sul lato sinistro, con molta attenzione, si può nuovamente arrivare, grazie ai resti di un antico passaggio in pietra arricchito con semplici decori, sulla sommità delle mura. A destra invece vi è un’ampia apertura che si affaccia all’interno della torre che si presenta cava all’interno.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/torre-cava.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-751" title="Torre cava" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/torre-cava.jpg?w=640&#038;h=363" alt="" width="640" height="363" /></a></p>
<p>Tornato nel giardino e proseguendo lungo il lato sinistro, è possibile notare una evidente particolarità nella struttura delle mura, non visibile dall’esterno. Sino all’altezza di circa cinque metri la muratura è a pietre informi ed opera incerta, salvo diventare ben rifinita nella restante parte superiore dove sono ben visibili numerose buche per quasi tutta la lunghezza della muratura. Non si tratta di ripari per piccioni, sono delle “buche pontaie”, ossia dei fori nella muratura usati solitamente per conficcare i pali delle impalcature necessarie per completare le costruzioni particolarmente alte, per poi essere successivamente sfilate a lavoro ultimato. Ma a volte venivano usate, in modo definitivo, come base per realizzare dei ballatoi esterni. Vi è anche l’ipotesi che potessero accogliere delle travi di copertura di alloggiamenti realizzati in legno. Solo studi approfonditi e verifiche anche alla base delle mura potranno svelare l’effettivo utilizzo che venne fatto di queste buche e cosa vi fosse intorno al perimetro interno delle mura. Vi è comunque da tener presente che lungo l’esterno delle mura vi sono lunghe file di buche pontaie, e queste sono sicuramente state utilizzate per elevare l’altezza delle mura.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/lato-sinistro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-744" title="Lato sinistro" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/lato-sinistro.jpg?w=640&#038;h=479" alt="" width="640" height="479" /></a></p>
<p>Concludendo il cammino lungo il lato sinistro della cinta muraria, nella parte finale si aprono due ampie nicchie ad arco, sotto una delle quali passa un lungo canale di scolo che, partendo da una sorta di pozzo-cisterna porta verso il vicino tracciato ferroviario, e i resti della solita apertura che doveva condurre sulla torre ormai distrutta. L’utilizzo di queste nicchie è alquanto oscuro e potrebbero lasciar pensare ad un nucleo di strutture in muratura andato poi successivamente incluso nelle mura.</p>
<p>Il lato che corre parallelo al lato d’ingresso presenta indicativamente le stesse caratteristiche del tratto appena percorso. Nel giungere al luogo dove una volta doveva sorgere la quarta torre, si possono notare tra i rami dei melograni, i resti dell’antico ballatoio in muratura che doveva condurre sulle mura.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/quarta-torre.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-747" title="Quarta Torre" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/quarta-torre.jpg?w=640&#038;h=487" alt="" width="640" height="487" /></a></p>
<p>Ma prima di concludere, non si può non raccontare la leggenda del luogo. Come tradizione vuole, ogni castello che si rispetti ha il suo fantasma. E il nascere di queste credenze, di queste leggende, è molto spesso legato a storie, difficili da dimostrare nella loro veridicità, molto spesso drammatiche se non proprio cruente, come quella che vi andrò a raccontare. La leggenda racconta che durante un assedio che si stava protraendo da lungo tempo, senza che gli aggressori ne venissero a capo, costoro con un colpo di mano riuscirono a rapire il figlioletto del feudatario del tempo per fiaccarne le difese. Il fanciullo fece un orribile fine: venne ucciso e, una volta squartato, le sue membra vennero appese ad un carrubo affinché i poveri resti fossero visibili dall&#8217;interno del castello. Quando all&#8217;indomani la madre si trovò dinanzi allo scempio fatto al corpo del figlio, impazzi per il dolore e invocò il diavolo affinché custodisse il tesoro del castello. Chi voleva impadronirsi delle ricchezze avrebbe dovuto portare un bimbo in dono a Satana. Il tempo che il demonio avesse impiegato per divorare il bimbo, sarebbe stato il tempo concesso per trovare il tesoro.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/giardino-interno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-743" title="Giardino Interno" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/giardino-interno.jpg?w=640&#038;h=348" alt="" width="640" height="348" /></a></p>
<p>Si racconta che un uomo tentò nell&#8217;impresa ma con l&#8217;inganno, camuffando da bambino un gatto. Purtroppo per lui il gatto si mise a miagolare e i suoi  versi mandarono a monte l&#8217;impresa. Il diavolo resosi conto del raggiro scatenò una tremenda tempesta facendo fuggire a gambe levate il malcapitato imprudente. Da allora nessuno provò più a cercare il tesoro del castello che rimase e rimane così protetto e guardato a vista dal diavolo. C&#8217;è poi chi racconta che in alcune notti è possibile udire ancora le grida e i lamenti della povera madre privata crudelmente della vita del suo figlioletto. Una storia molto triste, come lo  sono buona parte delle storie di fantasmi.</p>
<p>Lasciato l’interno del Castello, mi sono incamminato verso sinistra costeggiando i resti del fossato e poi le mura seguendole per l’intero perimetro, con lo sguardo costantemente rivolto verso l’alto per abbracciarle in tutta la loro altezza. Una meraviglia!</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/mura-esterne.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-745" title="Mura esterne" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/mura-esterne.jpg?w=640&#038;h=456" alt="" width="640" height="456" /></a></p>
<p>Il sito, che era già stato dichiarato monumento nazionale con D.M. 6/11/1967, è divenuto di proprietà comunale nel 2011 dopo una lunga e veemente protesta civile da parte di molti abitanti di Galatone e non solo. Ma molto resta ancora da fare.</p>
<p>Fulcignano è come un forziere di un tesoro ancora non aperto. Un tesoro vero, non come quello della leggenda, che appartiene non solo a Galatone ma a tutti quanti noi Salentini, e per questo è necessario uno sforzo collettivo, da parte degli Enti, Università, Associazioni e liberi cittadini, volto a tutelate non solo il Castello ma anche l’area circostante per consentire di mantenere questa sorta di unicità anche nel paesaggio che lo caratterizza.</p>
<p>Speriamo di non dover attendere a lungo!</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p>PS: vi segnalo questo video realizzato (il 31.12.2009) con foto del luogo durante il periodo in cui montava la protesta per chiedere al Comune di Galatone l&#8217;acquisto del luogo; video che venne segnalato anche in un articolo de &#8220;Il Quotidiano&#8221; dal corrispondente locale.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HAlLrcnI5YY">http://www.youtube.com/watch?v=HAlLrcnI5YY</a></p>
<p>_______</p>
<p>Un sentito ringraziamento all&#8217;Architetto ed amico Giuseppe Resta per i riferimenti alle poche notizie documentate ad oggi disponibili su Fulcignano; di Resta segnalo:</p>
<p><a href="http://www.mondimedievali.net/castelli/Puglia/lecce/fulcignano.htm">http://www.mondimedievali.net/castelli/Puglia/lecce/fulcignano.htm</a></p>
<p><a href="http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/03/22/il-castello-di-fulcignano-a-galatone/">http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/03/22/il-castello-di-fulcignano-a-galatone/</a></p>
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			<media:title type="html">Sentiero</media:title>
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			<media:title type="html">Portale</media:title>
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			<media:title type="html">Vano ingresso</media:title>
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			<media:title type="html">Terzo vano</media:title>
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			<media:title type="html">Sulle Mura</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">Vani a sinistra</media:title>
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			<media:title type="html">Torre cava</media:title>
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			<media:title type="html">Lato sinistro</media:title>
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			<media:title type="html">Quarta Torre</media:title>
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			<media:title type="html">Giardino Interno</media:title>
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			<media:title type="html">Mura esterne</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Lecce. Gli antichi fasti di Rudiae e il suo futuro incerto.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[Messapi]]></category>
		<category><![CDATA[Rudiae]]></category>
		<category><![CDATA[Anfiteatro]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel luglio del 2010, un po’ di tempo dopo aver partecipato alla 1°  Giornata di Rudiae, scrissi sul mio precedente blog una nota dal titolo “Gli antichi fasti di Rudiae. L’odierno abbandono e degrado”, in cui raccontavo del misero stato &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/08/lecce-gli-antichi-fasti-di-rudiae-e-il-suo-futuro-incerto/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=719&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel luglio del 2010, <em>un po’ di tempo dopo aver partecipato alla 1°  Giornata di Rudiae, scrissi sul mio precedente blog una nota dal titolo “Gli antichi fasti di Rudiae. L’odierno abbandono e degrado”, in cui raccontavo del misero stato in cui versava il sito archeologico alle porte di Lecce.</em></em></p>
<p><em>Fortunatamente la fine del 2010 e il 2011 hanno portato un po’ di buone notizie.</em></p>
<p><em>Tramite il progetto Prusst, con finanziamenti europei, il Comune di Lecce ha potuto acquisire la zona indicata come “anfiteatro”, attigua al fondo “Acchiatura” già di proprietà comunale. Il finanziamento di 650mila euro è indirizzato su due lotti: il primo riguarda la ripresa degli scavi scientifici dell&#8217;anfiteatro, il secondo è destinato alla realizzazione di un Centro per l&#8217;archeologia destinato ai ragazzi.</em></p>
<p><em>Ma c’è di più. Grazie ad altre indagini che si stanno conducendo nell’area archeologica di Rudiae, in questo caso su suoli privati, sta venendo alla luce l’antica cerchia di mura della città messapica. La continuazione dell’indagine, anche in piccoli lotti di scavo, potrebbe richiedere un ulteriore impegno aggiuntivo quantificabile tra i 100mila e 200mila euro. Risorse ancora da individuare e reperire.</em></p>
<p><em>Finalmente, quindi, qualche buona notizia.</em></p>
<p><em>Nei mesi scorsi, in particolare dopo l’ottenimento del finanziamento europeo, si sono avute variegate e giuste espressioni di giubilo, dopo che per lungo tempo su questo sito aveva regnato solo disinteresse ed apatia da parte della classe dirigente leccese e regionale.<br />
</em><em>Inoltre, in questi giorni, grazie soprattutto all’approssimarsi della scadenza elettorale per il rinnovo della carica di Sindaco del Comune di Lecce, la politica sta tornando nuovamente a parlare di Rudiae e del suo futuro.</em></p>
<p><em>Il finanziamento ottenuto e questo rinnovato interesse della classe politica leccese non può che far piacere a chi ha a cuore lo stato e i destini dell’area, e c’è da sperare che con il tempo si riveli sincero, duraturo e non dettato solo dalle “scadenze” del momento.</em></p>
<p><em>E’ facilmente intuibile che con 650mila euro si riescono a portare a termine solo interventi mirati, mentre ben altra progettualità ed impegno serve per  valorizzare un’area molto estesa, di circa 100 ettari. Per questo ritengo prioritaria la definizione di un piano complessivo per la  “rinascita di Rudiae”, basandosi su un approccio pragmatico, prefigurando e disegnando percorsi fattibili di recupero e valorizzazione, e facendo leva sia sulla sinergia tra  Soprintendenza, Comune di Lecce e le altre Istituzioni in particolare Regione e UE, per facilitare l’ottenimento di finanziamenti, sia sul coinvolgimento di Associazioni e  semplici cittadini che, sono sicuro, ben si presterebbero a rimboccarsi le maniche per la valorizzazione di quest’area. Cerchiamo di uscire, anche nella gestione delle piccole cose, dalla logica che senza un finanziamento non si riesce a fare a nulla.</em></p>
<p><em>Così come, al fine di valorizzare le tante competenze che ogni anno la nostra Università forma in ambito archeologico, sarebbe opportuno fare in modo che, considerata la vastità dell’area e pur nell’ambito di un coordinamento complessivo affidato alla Soprintendenza, gli scavi non vengano considerati “proprietà” esclusiva di qualche pur noto docente, ma affidati anche a squadre di giovani archeologi con la prospettiva di poter giungere, se ne sono in grado, a pubblicazioni o ricerche autonome.</em></p>
<p><em>PS: A coloro della classe politica che in questi giorni stanno tornando ad occuparsi di Rudiae, mi permetto di dare loro un suggerimento, se il tema è realmente di vostro interesse: avete controllato come e con che tempistiche si stanno spendendo i 650mila euro del Prusst? Se c’è un crono-programma e se lo si sta rispettando? E a che punto sono i lavori di scavo rispetto a maggio 2011? Partite, consentitemi, intanto da queste domande su temi all’apparenza molto spiccioli.</em></p>
<p><em>Vi lascio, per chi ne ha ancora voglia, al testo della mia nuova nota aggiornata su Rudiae.<br />
</em>_____</p>
<p>Ci manca un pezzo di storia, della nostra storia. Non so cosa insegnino oggi ai bambini delle scuole elementari o ai ragazzi delle scuole medie del Salento. Ma a me è mancato un pezzo, anche rilevante del nostro passato.</p>
<p>Il Salento non è solo la terra del Barocco, delle splendide facciate ed altari ricchi di ricami in pietra, non è solo la terra delle torre costiere e delle bellissime cripte basiliane stupendamente affrescate, ma ancor prima di questo, è la terra dei Messapi.<br />
I Messapi furono un&#8217;antica popolazione italica stanziatasi nella Messapia, in un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento. Messapia o &#8220;Terra tra i due mari&#8221;, come venne chiamata dagli storici greci.</p>
<p>L&#8217;origine dei Messapi è incerta; sicuramente giunsero su queste terre grazie a flussi migratori provenienti dall’Oriente e, a riguardo, due sono le ipotesi più accreditate: quella dell’origine illirica e quella cretese. L&#8217;origine cretese è quella più suggestiva e si basa su un celebre passo di Erodoto sulle origini delle popolazioni iapigie:</p>
<p> “<em>Si racconta infatti che Minosse, giunto in Sicania (oggi detta Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perì di morte violenta. Tempo dopo i Cretesi, indotti da un dio, …. arrivarono in Sicania con una grande flotta e strinsero d&#8217;assedio per cinque anni la città di Camico (ai tempi miei abitata dagli Agrigentini). Infine, non potendo né conquistarla né rimanere lì, oppressi com&#8217;erano dalla carestia, abbandonarono l&#8217;impresa e se ne andarono. Quando durante la navigazione giunsero sulle coste della Iapigia, una violenta tempesta li spinse contro terra: le imbarcazioni si fracassarono e giacché non vedevano più modo di fare ritorno a Creta, fondarono sul posto una città, Iria, e vi si stabilirono cambiando nome e costumi: da Cretesi divennero Iapigi Messapi e da isolani continentali …</em>”</p>
<p>Le città che i Messapi ebbero a fondare furono svariate e, tra queste, la città di Rudiae, nota anche per aver dato i natali al poeta latino Quinto Ennio, considerato fra i padri della letteratura latina. Infatti Rudiae da città messapica divenne poi un importante centro anche sotto la dominazione romana (intorno al 260 a.C.).</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r0.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-720" title="R0" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r0.jpg?w=448&#038;h=640" alt="" width="448" height="640" /></a></p>
<p>Le fonti antiche in cui Rudiae viene citate sono diverse e non sempre collimanti riguardo la sua collocazione.</p>
<p>Strabone ne riferisce la posizione sulla via di terra tra i porti di Hydrus (Hydruntum, o Otranto) e Brentesium (Brundusium o Brindisi).<br />
“<em>… Coloro che non riescono a tenere la rotta (per Brindisi) poggiano a est da Saseno verso Otranto e da qui, col vento favorevole, puntano sul porto di Brindisi, oppure sbarcano e proseguono per la più breve via di terra, puntando su Rudiae, la patria di Ennio …</em>”</p>
<p>Plinio il Vecchio, la elenca prima di Egnazia (Gnatia) nella descrizione del territorio dei Pediculi (ager Pediculorum), confinante con Brindisi.<br />
<em>“… </em><em>Brundisio conterminus Poediculorum ager. novem adulescentes totidemque virgines ab Illyris XII populos genuere. Poediculorum oppida Rudiae, Gnatia, Barium, amnes Iapyx a Daedali filio rege, a quo et Iapygia Acra, Pactius, Aufidus ex Hirpinis montibus Canusium praefluens …”</em></p>
<p>Anche Pomponio Mela, enumerando le città pugliesi, la cita, dopo Bari e Egnazia (Gnatia) e prima di Brindisi, come &#8220;nobile&#8221; per avuto Ennio come cittadino.<br />
<em>“… Sinus est continuo Apulo litore incinctus nomine Urias, modicus spatio pleraque asper accessu, extra Sipontum aut ut Grai dixere Sipuntem, et flumen quod Canusium adtingens Aufidum adpellant, post Barium et Gnatia et Ennio cive nobiles Rudiae, et iam in Calabria Brundisium, Valetium, Lupiae, Hydrus mons, tum Sallentini campi et Sallentina litora et urbs Graia Callipolis …”.</em></p>
<p>Tolomeo cita Rudiae tra le città dei salentini dell&#8217;interno.</p>
<p>Ovidio in un verso della Ars Amatoria cita Ennio come &#8220;nato sui monti calabri&#8221;. Ma occorre stare attenti alla definizione di “calabria” che all’epoca era molto più estesa rispetto alla regione che conosciamo oggi noi.</p>
<p>Silio Italico, parlando di Ennio lo dice discendente del re Messapo (&#8220;<em>antiqua Messapi ab origine regis</em>&#8220;) e nato nell&#8217;antica Rudiae, ai suoi tempi memorabile solo per il nome del suo celebre figlio (&#8220;<em>hispida tellus miserunt Calabri: Rudiae genuere uetustae, nunc Rudiae solo memorabile nomen alumno</em>&#8220;).</p>
<p>Oggi Rudiae è identificata con i resti archeologici siti in località &#8220;Rugge&#8221; a pochi chilometri da Lecce, sulla strada che va verso San Pietro in Lama. Il sito racchiude sin sé sia l’antico insediamento messapico sia le successive sovrapposizioni più tarde di età romana (dal IX-VIII sec. a.C. all’età romana).<br />
I materiali rinvenuti ne attestano la frequentazione già a partire dal IX-VIII secolo a.C. e la nascita di un insediamento di una certa importanza tra la fine del VI e il III secolo a.C. Successivamente la città perse di importanza e già nel I secolo d.C., secondo la testimonianza di Silio Italico, era ridotta a un modesto villaggio, in coincidenza del progressivo affermarsi della vicina Lupiae, che proprio in quel periodo (tra I e II secolo) si dotava di un anfiteatro e di un teatro.</p>
<p>Nel descrivere la zona, riprendo quanto scrisse nel &#8217;500 il Galateo nel suo “De situ Iapygiae”.<br />
<em>&#8220;Ne han fatto crollare le costruzioni il tempo e il contadino, che ogni traccia dell&#8217;antichità distrugge. Da ogni parte si scorgono ammassi di materiale che furono mura, sepolture a non finire, piene di piccoli vasi di argilla e di ossa. Il nome e la fama, noti a parecchia gente, svanirono insieme con essa. Ora l&#8217;intera zona è coltivata, o a seminativo o ad uliveto &#8230;&#8230; .Tiene in vita una città disfatta il solo nome di Quinto Ennio, che vivrà per tanto tempo, per quanto esisteranno le lettere latine&#8221;.</em></p>
<p>Cosimo De Giorgi nella sua opera “La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio”, nel 1888 scrisse:<br />
<em>“… Nei dintorni di Lecce esisteva un’antica città messapica, indi greca e poi romana, che rispondeva al nome di Rudia; e la contrada dove quella esisteva conserva ancora il nome volgare di Rusce. In questo periodo di tempo quanta distruzione! Moltissime tombe sono state scoperchiate e i cimeli dispersi; le mura di cinta in gran parte atterrate; e l’epitaffio sulla via di S. Pietro in Lama, nel quale si ricordava essere stata questa la patria di Quinto Ennio, è stato anch’esso ridotto in frantumi…</em>”</p>
<p>Nella seconda metà dell&#8217;800, qualche anno prima del De Giorgi, Sigismondo Castromediano con un accorato articolo sul “Cittadino Leccese” del 12 ottobre 1868, intervenne per denunciare il perdurare di queste attività distruttive del sito da parte dei contadini. Per cercare di riparare il riparabile, il Castromediano diede così inizio ad un lungo lavoro di raccolta dei manufatti che venivano alla luce, creando la base per l&#8217;istituzione del Museo Archeologico Provinciale, a lui oggi titolato.</p>
<p>L&#8217;intera area archeologica è vastissima; si stima essere di circa 100 ettari. Rudiae doveva essere protetta da alte mura, per quel che lasciano intendere la larghezza delle loro fondazioni, per una lunghezza stimata di circa 4 km (lunghezza della cerchia esterna, perché vi era anche una più antica ma più limitata cerchia interna). Ora quel poco che resta di queste mura è completamente ricoperto da rovi e da grandi ammassi di pietraglia. In questi mesi grazie all’Università del Salento dei tratti di queste antiche mura stanno ora tornando alla luce e sono di una imponenza e bellezza straordinaria.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r9.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-729" title="R9" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r9.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r10.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-730" title="R10" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r10.jpg?w=512&#038;h=410" alt="" width="512" height="410" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-731" title="R11" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r11.jpg?w=512&#038;h=410" alt="" width="512" height="410" /></a></p>
<p>Dalla vastità dell&#8217;area e da quello che è stato rinvenuto, Rudiae doveva essere un centro molto importante, con costruzioni imponenti e importanti. Tra queste quello che sin da parecchi secoli viene identificato come un anfiteatro e che oggi è oggetto di nuove indagini.</p>
<p>Girolamo Marciano (1571-1628) nella sua “Descrizione, origini e successi della provincia d&#8217;Otranto” scrive:<br />
«<em>Delle reliquie di questa città oggi non si vede altro che rottami di pietre e il sito dell’Anfiteatro; in cui non sono molti anni fu trovato un marmo, che oggi si conserva in casa del signor D. Vittorio Prioli in Lecce, con questa iscrizione: OTTACILLA M. F. SECVNDILLA | AMPHITEATRVM. Non si legge altro che questo nel marmo, non essendo intero ma in molte parti spezzato</em>».</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-723" title="R3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r3.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Cosimo De Giorgi, nel 1907 nella sua “Lecce sotterranea” scrive di aver fatto fare dei rilevamenti topografici per comparare l’anfiteatro  di Rudiae con quello di Lecce:<br />
“<em>Per potere stabilire i rapporti comparativi tra l’Anfiteatro rudiano ed il nostro ho fatto rilevare la pianta topografica dei pochi resti oggi esistenti in quella contrada dall’amico sig. ing. Giuseppe Franco e dal geom. Pasquale Starace, il 22 maggio 1905; e l’ho riprodotta nella Tav. XIII. L’Anfiteatro di Rudiae è situato nella parte sud-occidentale dell’antica città, alla distanza di 300 metri dall’abitato della R. Scuola agraria, in contrada Panareo e nella Chiusura Anfiteatro del sig. Aversini, presso la via vicinale che da Lecce menava a Rudiae. Il fondo è oggi tutto piantato a vigna; e i lavori eseguiti per la piantagione hanno manomesso e distrutto … Rimangono in posto … [parzialmente] le gradazioni della cavea con le quali si è potuto in certo qual modo circoscrivere il perimetro dell’ellisse; …  Il diametro maggiore di questa ellisse si è calcolato approssimativamente di m. 83 ed il minore di m. 66”</em>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-722" title="R2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r2.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Gli scavi che sono stati avviati di recente stanno restituendo importanti informazioni riguardo questa struttura e la tecnica utilizzata per la costruzione della cavea ove erano posti i sedili per gli spettatori. La storia e gli studi ci hanno fornito indicazioni per due diverse tipologie costruttive utilizzate dai romani. La più antica, databile tra il II e il I secolo a.C. prevede la cosiddetta “struttura piena”, cioè una cavea con sedili in legno poggiati sul terrapieno. Questo è il caso di Rudiae.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r5.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-725" title="R5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r5.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>La seconda tipologia è chiamata a “struttura vuota” e prevede che i sedili poggino su costruzioni in muratura con volta a botte, come nel caso dell’anfiteatro di Lecce (Lupiae). Per cui, caso veramente eccezionale, oggi sul territorio di Lecce sono presenti entrambe queste due tipologie di struttura a pochi chilometri di distanza.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r8.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-728" title="R8" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r8.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>La stella di Rudiae ebbe a brillare sino all’età di Augusto, quando fu Lecce (Lupiae) a prendere il sopravvento grazie all’appoggio che la popolazione diede all’Imperatore durante le guerre civili. E’ facile da ipotizzare che Augusto per ringraziare i “leccesi” del supporto ricevuto diede particolare rilievo a Lupiae mentre Rudiae pian piano iniziò ad eclissarsi, sino a spegnersi completamente. Grazie a questa nuova supremazia venne costruito a Lupiae un nuovo anfiteatro seguendo secondo la tecnica allora più recente a “struttura vuota”, con sedili poggiati su strutture in muratura a botte.</p>
<p>Adiacente alla zona dell’anfiteatro, vi è il cosi detto fondo “Acchiatura”. Questo fondo è stato il primo ad essere acquisito alla proprietà comunale ed è il primo nucleo del Parco Archeologico.<br />
Ritengo che sia facilmente intuitivo il perché i nostri avi chiamassero quel fondo con quel nome. Non solo quel fondo ma l’intera zona circostante sarà stata fonte di ritrovamenti più o meno casuali, ma forse anche voluti e cercati, che sono andati ad arricchire collezioni private o anche case di normali cittadini che trattenevano per se quello che recuperavano quando scavavano o dissodavano la terra.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r7.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-727" title="R7" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r7.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>L’area è stata interessata a diversi scavi in tempi diversi, ma il più delle volte caratterizzati da “occasionalità” più che da “sistematicità” . La campagna più significativa venne condotta negli anni ’50 del secolo scorso e portò al rinvenimento di ruderi di costruzioni, anfore, frammenti di statue di marmo e di rivestimenti, capitelli e colonne di pietra locale, e il bellissimo basolato della strada romana che si dirige verso Lecce.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r6.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-726" title="R6" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r6.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Tra le costruzioni rinvenute merita un cenno particolare il bellissimo ipogeo funerario presente all’interno dell’area, che consta di tre stanze sotterranee. Peccato che l’incuria e l’abbandono dell’area lo abbiano lasciato nelle mani dei vandali che hanno lasciato il loro segno con lo spray o incidendo sui muri i loro nomi.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r15.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-735" title="R15" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r15.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r13.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-733" title="R13" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r13.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r14.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-734" title="R14" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/r14.jpg?w=512&#038;h=341" alt="" width="512" height="341" /></a></p>
<p>Più di recente nuovi scavi sono stati condotti dalla Soprintendenza archeologica quando la lottizzazione Bianco è arrivata a ridosso delle mura della città antica, andando ad intaccare i resti sepolti dell’antico fossato che correva lungo le mura. Purtroppo la miopia dei nostri politici ha portato alla definizione di un’area vincolata priva di una fascia di rispetto e il risultato è che bisogna correre dietro l’emergenze per cercare di salvare il salvabile.</p>
<p>La speranza è che questo rinnovato interesse ai resti di Rudiae non sia destinato ad esaurirsi nel breve come accaduto nel passato, ma che sia l’inizio di un nuovo e più robusto cammino per riportare questo sito ai suoi antichi fasti.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p>_________</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>Rudiae, rivede la luce l&#8217;antico anfiteatro romano di Francesco D’Andria Corriere del Mezzogiorno &#8211; Bari 10/3/2011</p>
<p>Riguardo la cronologia delle fonti storiche e delle campagne di scavi, consiglio di leggere “Affinché i leccesi non siano “peggiori degli antichi Saraceni”, di Valentino De Luca su <a href="http://salentopoesia.blogspot.com/2011/05/memoria-di-rudiae.html">http://salentopoesia.blogspot.com/2011/05/memoria-di-rudiae.html</a></p>
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		<title>Galatina. La stella cometa, i Magi e i loro discendenti.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 22:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galatina]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[Basilica Santa Caterina]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa nota è idealmente suddivisa in due parti. La prima racconta delle origini leggendarie di un’antica casata provenzale e del loro stemma. La seconda ci porta, attraverso i racconti degli apocrifi e della letteratura medioevale, a seguire la storia e &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2012/01/03/galatina-la-stella-cometa-i-magi-e-i-loro-discendenti/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=708&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa nota è idealmente suddivisa in due parti. La prima racconta delle origini leggendarie di un’antica casata provenzale e del loro stemma. La seconda ci porta, attraverso i racconti degli apocrifi e della letteratura medioevale, a seguire la storia e i passi che ebbero a compiere i misteriosi Magi nel loro pellegrinaggio per adorare il nuovo Re.<br />
</em>_____________</p>
<p>La stella cometa si fermò anche a Galatina, e ancora oggi il suo ricordo li risiede.<br />
Vi giunse molti secoli dopo. Non viaggiava alta nel cielo, ma sugli scudi e sugli stendardi di una casata di nobile stirpe di origine provenzale, i Del Balzo.</p>
<p>Come spesso capita, nelle note che scrivo, c’è un antefatto. E in questo caso l’antefatto è un libro dal titolo “Il Natale dei Magi”, che adocchiai in una vetrina di una piccola libreria nel centro di Trieste qualche giorno prima di Natale, e che prontamente comprai incuriosito dal suo contenuto. Un viaggio, a partire dalle pagine di Matteo, nella tradizione, nelle storie e nella vulgata su alcune delle figure più misteriose della storia della cristianità, i Magi.</p>
<p>Nel leggere quelle pagine, interessanti ed intriganti allo stesso tempo, poche righe mi fecero sobbalzare quando lessi che un’antica casata provenzale i Des Baux, in Italia conosciuti come Del Balzo, si facevano discendere da uno dei tre Magi che si recarono ad adorare il Signore da poco nato, e nello specifico da Baldassare. E proprio per ricordare i loro reali e mistici natali il loro stemma era rappresentato come una cometa bianca in campo rosso.</p>
<p>Di documentato ovviamente non c’è nulla e la storia, come ben si  sa, è ricca di agiografie prezzolate per far risalire nobili famiglie ad antichi e prestigiosi natali. Molto probabilmente anche per i Del Balzo fu così, d’altronde si trattava di una delle casate principesche più importanti tra la fine del prime millennio e l’inizio del successivo. Era una delle Sette Grandi Case del Regno a cui l&#8217;imperatore Federico I Barbarossa aveva dato il diritto, pressoché eccezionale, di portare una corona chiusa.</p>
<p>Il poeta francese Frédéric Mistral nel suo <em>Calendal</em> scrive:<br />
<em>…..<br />
</em><em>Selon leur dire et leur croyance, ils comptaient<br />
Parmi leurs aïeux le mage Balthazar, duquel<br />
Un descendant était venu d&#8217;Ethiopie planter<br />
Bourdon sur les Alpilles et semer dans leurs<br />
flancs pierreux les herbes aromatiques<br />
et le sang ardent.<br />
……</em></p>
<p>Si racconta che un discendente di Baldassare, giunto dall’Etiopia si stabilì sulla catena collinare delle Alpilles, piccole alpi, seminando sui sassosi pendii erbe e il sangue caldo, ardente. E nel cuore delle piccole alpi si trovava la sede del loro principato, a Les Baux de Provence, dove costruirono un possente e ora <em>diruto</em> castello.<br />
E se la stella cometa era il loro simbolo sullo stemma, arme, della casata, il loro grido in battaglia era “Au Hasard, Balthazar!”.</p>
<p>Secondo Gustave Noblemaire nella sua “Histoire de la maison des Baux”pare che la leggenda su una presunta venuta in quelle terre di uno dei discendenti dei Magi fosse alquanto diffusa in quei tempi, per cui questi nobili ebbero vita facile ad appropriarsene.</p>
<p>E se il primo stemma con la stella a sedici raggi compare con Ugo des Baux (981 – 1060), il primo ad utilizzare il titolo “des Baux”, occorre tener presente che il figlio Bertrando di Baux, primo principe di Orange, fu uno dei maggiori mecenati della poesia occitana (ed anche compositore), così come anche il figlio Guglielmo, che fu un uomo di lettere e anch’egli un trovatore.<br />
E con questo simbolo giunsero a Soleto prima, e a Galatina poi, dove presso quest’ultimo centro i loro discendenti ebbero ad erigere la bellissima Basilica di Santa Caterina d’Alessandria.</p>
<p>E al suo interno, se avete l’occasione e il piacere di una visita, troverete ampie tracce di questa simbologia nei tanti stemmi disseminati all’interno. Il primo e forse più antico è nell’immagine che segue, dove è rappresentato in un affresco l’arme dei Des Beaux –Orange.<br />
Una stemma “inquartato” dove nel primo  e quarto quadrante vi è la stella a sedici raggi di argento simbolo dei Des Beaux, mentre nel secondo e terzo vi è una cornetta azzurra legata e guarnita di rosso, simbolo della casata D’Orange. Infatti Bertrando des Baux nel 1173 venne insignito del titolo di principe d&#8217;Orange e signore di Baux grazie al matrimonio con Thiburge II d&#8217;Orange.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-709" title="Epifania 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-1.jpg?w=328&#038;h=462" alt="" width="328" height="462" /></a></p>
<p>Ma nuovi matrimoni ed alleanze (i primi erano funzionali alle seconde) ebbero a portare una modifica nell’antico stemma. L’unione con la casata degli Orsini portò alla fusione dei due stemmi e il nuovo che ebbe a nascere così ci appare in questo affresco all’interno della Basilica.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-4.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-712" title="Epifania 4" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-4.jpg?w=512&#038;h=410" alt="" width="512" height="410" /></a></p>
<p>Ma ora lasciamo gli stemmi allo studio di chi conosce ed è appassionato di araldica e torniamo a parlare di questi misteriosi personaggi che Matteo nel suo Vangelo descrive in modo molto scarno – “… <em>ecco, dei Magi giunsero dall’Oriente a Gerusalemme</em> …”. Nei canonici non troviamo null’altro e, dei Quattro, Matteo è il solo a scriverne.</p>
<p><strong>Sui Magi, i loro nomi e i loro titoli …</strong></p>
<p>Occorre addentrarsi nei testi aprocrifi per avere maggiori notizie. E tra i testi che citano i Magi, mentre il “<em>Protovangelo di Giacomo”</em>, il “<em>Vangelo dello Pseudo Matteo”</em> e il “<em>Vangelo  arabo-siriaco”</em> nulla aggiungono rispetto a Matteo riguardo il loro numero, i loro nomi e le loro origini, occorre giungere al “<em>Vangelo dell’infanzia armeno”</em> per avere i primi dettagli. In questo testo vengono descritti come “re dei Magi” tre fratelli i cui nomi erano: Melkon, re dei Persiani, Gaspar, re degli Indi, e Balthasar, re degli Arabi.</p>
<p>Nella “<em>Historia Trium Regum</em>” di Giovanni di Hildesheim (XIV sec) sono descritti come “<em>tre re che regnavano nelle terre dell’India, della Caldea, e della Persia</em>”; tre re che non si conoscevano sino a quando non si incontrarono con i loro seguiti alle porte di Gerusalemme nei pressi del Golgota. Per Giovanni di Hildesheim i loro nomi erano, Melchiar, re della Nubia e  Arabia,  Jaspar, re di Tharsis e dell’isola Egriseula, Balthasar re di Godolia e di Saba.</p>
<p>Jacopo da Varazze (XIII sec.) nella sua “<em>L’Epifania del Signore</em>” scrive: “ <em>… i loro nomi sono in ebraico Attelius, Amerius, Damascus; in greco Galgalat, Malgalat, Sarathin; in latino Caspar, Balthasar, Melchior …</em>”. Jacopo da Varazze pur appellandoli come “re” si addentra tra i possibili significati della parola “magi”, identificando tre possibili significati: ingannatori, stregoni e sapienti. Al termine della sua riflessione prosegue il testo continuando ad appellarli come re e come sapienti. </p>
<p>Nel “<em>Vangelo dell’infanzia armeno”</em> i tre non giungono da soli a Gerusalemme, ma con dodici comandanti a capo di drappelli di cavalleria che comprendevano dodicimila uomini. E con Giovanni di Hildesheim il loro ingresso in Gerusalemme diventa quasi trionfale – “ <em>… Erode e la città intera furono d’improvviso sconvolti, poiché il loro esercito era così sterminato che la città non poteva accoglierlo …”</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-714" title="Epifania" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania.jpg?w=576&#038;h=401" alt="" width="576" height="401" /></a></p>
<p><strong>Sui Magi e le loro origini … </strong></p>
<p>Ma perché compaiono queste figure? Perché giungono da Oriente? A dar risposta a queste domande è sempre il “<em>Vangelo dell’infanzia armeno</em>” nel dialogo tra i Magi e il re Erode una volta giunti a Gerusalemme.</p>
<p><em>“La testimonianza che noi possediamo non viene né da uomo né da altro essere vivente. E’ un ordine divino, concernente una promessa che il Signore ha fatto i favore dei figli degli uomini e che noi abbiamo conservato fino ad oggi … Nessuno popolo lo conosce … Solo il nostro popolo ne possiede la testimonianza scritta. Quando Adamo dovette lasciare il Paradiso, e Caino ebbe ucciso Abele, il Signore Iddio diede ad Adamo, come figlio della consolazione Seth e con lui questo documento scritto, chiuso e sigillato dalle mani di Dio. Seth lo ricevette da suo padre e lo trasmise ai suoi figli,e i suoi figli ai loro figli, … [Noè, Sem] … Abramo lo affidò al sommo sacerdote Melchisedec e per questa via giunse al nostro popolo ai tempi di Ciro, re della Persia … avendo ricevuto questo scritto, abbiamo conosciuto in anticipo la nascita del nuovo monarca, figlio dei re d’Israele”.</em></p>
<p>Più avanti nel testo, dinanzi al bambino, Melkon dice “<em>… Egli fece promessa al nostro primo padre che,tramite suo, avrebbe scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole – Nell’anno 6000, il sesto giorno io manderò il mio figlio unico …</em>”.</p>
<p>Nel “<em>Opus imperfectum in Matthaeum</em>” si dice che i Magi avevano appreso che la stella sarebbe apparsa grazie alla lettura dei libri dell’indovino Balaam, la cui divinazione si trova nell’Antico Testamento: “<em>sorgerà una stella da Giacobbe e da Israele si alzerà un uomo e dominerà su tutte le nazioni</em>” [la profezia di Balaam è nell’Antico Testamento, nel libro dei Numeri].<br />
E nell’attesa che si avverasse la profezia e che questa stella venisse scorta, scelsero dodici tra loro, tra i più studiosi e curiosi dei misteri dei cieli per attendere il suo avvento su un monte, il più alto della regione, chiamato Montagna delle Vittorie o Monte Vaus.</p>
<p><strong>Sulla stella che apparve ai Magi … </strong></p>
<p>Quando finalmente apparve, la stella aveva l’aspetto di un bambinello e su di essa si scorgeva una croce, e una voce parlò loro istruendoli e ordinando di andare in Giudea.</p>
<p>Nella “<em>Historia Trium Regum</em>” di Giovanni di Hildesheim il suo apparire sul Monte Vaus viene descritto come segue: “<em>… aveva molti lunghissimi raggi, più ardenti che fiaccole, e questi raggi andavano roteando quasi come aquila  … E portava in sé l’effige di un bambinello e, al di sopra il segno della croce. E, dall’interno della stella, fu udita una voce che diceva – “Oggi è nato il re dei Giudei, colui che è l’aspettazione delle genti  e il loro dominatore. Andate a cercarlo e a tributargli adorazione</em>”.</p>
<p>Sempre nello stesso testo si riferisce che, secondo alcuni libri, la voce che venne udita fosse la medesima voce dell’angelo che si presentò ai pastori per il lieto annuncio. E  che fosse lo stesso angelo che accompagnò i figli di Israele fuori dall’Egitto.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-710" title="Epifania 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-2.jpg?w=576&#038;h=432" alt="" width="576" height="432" /></a></p>
<p><strong>Sulla durata del loro viaggio  … </strong></p>
<p>Secondo il “<em>Vangelo dell’infanzia armeno</em>” il loro viaggio durò nove mesi e giunsero alla grotta il 23 di Tebeth,cioè il 9 gennaio. Ma su questo punto i diversi scritti spesso divergono.</p>
<p>Secondo la “<em>Opus imperfectum in Matthaeum” </em>il viaggio durò due anni e “<em>né il cibo né la bevanda mancarono dalle loro bisacce</em>”.</p>
<p>Mentre nella “<em>Historia Trium Regum</em>” si racconta che “… <em>le vie sconosciute, i corsi d’acqua, le paludi e le montagne, dinanzi a questi tre re, si trasformarono in vie pianeggianti. Ed essi mai, fosse giorno o notte, facevano sosta, … senza toccare cibo o bevanda, e senza provvedere di foraggio le bestie … E, così, guidati da Dio e dalla stella, arrivarono a Gerusalemme, quando il signore era nato da tredici giorni</em>”.  Per cui secondo Giovanni di Hildesheim dal giorno  dell’apparizione della stella, i magi impiegarono tredici giorni. Dello stesso parere e Jacopo da Varazze.<em></em></p>
<p><strong>Sui doni che portarono e sull’uso che ne venne fatto … </strong></p>
<p>Riguardo i doni che i magi portano al bambino, il <em>Vangelo di Matteo</em> ci racconta che “<em>… entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, inginocchiatisi , gli resero omaggio e, aperti i loro scrigni, gli offrirono doni: oro,incenso e mirra</em>”.  I testi apocrifi raccontano un’abbondanza e una varietà di doni che non è riportata nel Vangelo di Matteo. Infatti nel “<em>Vangelo dell’infanzia armeno”,</em> Melkon aveva non solo mirra, ma anche aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio [i libri della profezia]. Gaspar aveva incenso ma anche nardo prezioso, mirra, cannella, cinnamomo e altri profumi. Balthasar aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri e perle.</p>
<p>Mentre nella “<em>Historia Trium Regum</em>”si racconta dei tre Magi così impacciati alla presenza del bambino che “<em>furono invasi da tanto timore che ognuno di loro, di tutte le cose che aveva portate seco, prese soltanto quanto si trovò a portata di mano</em>”. Melchiar diede a Gesù “<em>trenta danari d’oro e un  pomo d’oro, di grandezza tale che lo si poteva stringere per intero, in una mano</em>”. Balthasar “<em>offrì l’incenso che gli era capitato sotto mano</em>”. Jaspar “<em>presentò la mirra, profondendo in lacrime</em>”.</p>
<p>Riguardo al pomo d’oro donato da Melchiar, la leggenda racconta che questo pomo fosse appartenuto ad Alessandro Magno e che rappresentasse il mondo, poiché era stato realizzato con le particelle dei tributi di tutte sue le province. Ma Gesù non appena lo ebbe in mano lo frantumò, riducendolo in polvere, a dimostrazione che la sua regalità e di altra natura e molto più grande.</p>
<p>Mentre per quanto concerne i <em>trenta danari d’oro</em>, sempre dono di Melchiar, la leggenda racconta che fossero stati coniati da Tare il padre di Abramo e che furono da quest’ultimo utilizzati per comprare un campo per la sepoltura sua, di sua moglie e dei suoi figli. Rispuntarono quando, per e con gli stessi danari, Giuseppe fu venduto dai fratelli agli Ismaeliti e, in Egitto furono dati allo stesso Giuseppe dai suoi fratelli per comprare il frumento quando ancora ignoravano che fosse sopravvissuto. Dopo la morte di Giacobbe furono mandati nel regno di Saba per acquistare aromi per la sepoltura sua e di Giuseppe. Al tempo di Salomone questi danari furono inviati come offerta a Gerusalemme e qui depredati dal re degli Arabi e custoditi nel loro tesoro, finché non vennero prelevati da Melchiar per essere utilizzati come dono al bambino.</p>
<p>Nel fuggire in Egitto, Maria perse nel deserto i trenta danari e gli altri doni ricevuti dai Magi, che erano  stati avvolti e legati in un panno di lino. I danari e gli altri oggetti vennero trovati da un pastore beduino e da questi trattenuti sino a poco tempo prima dell’inizio della Passione di Cristo.  Infatti proprio in quei giorni, questo pastore beduino venne colpito da una malattia inguaribile e, avendo udito di Gesù e delle opere miracolose da lui compiute, si recò a Gerusalemme sperando di incontrarlo. Miracolato da Gesù, il beduino gli offrì in dono i trenta danari e gli altri oggetti che aveva trovato nel deserto [persi da Maria].</p>
<p>Gesù rifiutò i doni comandando che tutto venisse riposto nel Tempio. L’incenso venne bruciato sopra l’altare da un sacerdote lì presente, mentre i trenta danari e la mirra furono mandati nel “<em>gazofilacio</em>”. Ma poco tempo dopo, sempre questi trenta danari vennero prelevati per istigare Giuda al tradimento del Signore. E dopo la morte di Giuda, quindici danari furono dati ai soldati per custodire il sepolcro del Signore e con gli altri quindici fu comprato il campo per la sepoltura degli stranieri.</p>
<p>Mentre la mirra, giunta anch’essa a Gerusalemme e donata dal beduino al Tempio, venne utilizzata, una parte per essere mescolata al vino che fu presentato alla bocca del Signore e l’altra parte fu aggiunta da Nicodemo ad altri aromi per la sepoltura del Signore.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-31.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-711" title="Epifania 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-31.jpg?w=576&#038;h=410" alt="" width="576" height="410" /></a></p>
<p><strong>Su quello che accadde al loro rientro …</strong></p>
<p>Ma torniamo ai nostri Magi e li ritroviamo nei loro regni al rientro dal loro pellegrinaggio e, secondo la “<em>Historia Trium Regum</em>” , in attesa come Simeone prima di  morire che venisse loro rivelata compiutamente la storia del bambino che avevano adorato. Secondo la leggenda raccontata nella <em>Historia</em> questo accadde con  la venuta dell’apostolo Tommaso, inviato a predicare in quelle terre. Tommaso incontrò i tre anziani re, li battezzò e, successivamente, li ordinò Vescovi. E  questi iniziarono a viaggiare e a predicare, convertendo la gente che incontravano e ordinando a loro volta nuovi vescovi. Questo sino al giorno della loro morte che venne preannunciata dall’apparire di una stella sopra la città di Seuva, che avevano fatto costruire ai piedi del Monte Vaus.</p>
<p>La storia dei Magi continua e si potrebbe raccontare molto altro, in particolare dal ritrovamento dei loro corpi da parte di Elena, madre di Costantino, alla loro traslazione a Costantinopoli prima, Milano poi e il trafugamento dei loro resti ad opera di Federico I Barbarossa, per essere portati nella città di Colonia dove ove si trovano. Ma questo lo lascio alle vostre letture ed approfondimenti.</p>
<p><strong>Sugli eventi miracolosi che si ricordano nel giorno dell’Epifania … </strong></p>
<p>Termino la nota raccontandovi quanto scrive Jacopo da Varazze riguardo la giornata dell’Epifania del Signore. Giornata resa illustre, secondo il  noto teologo del XIII secolo, da ben quattro eventi miracolosi che riguardano la vita di Gesù, accaduti nello stesso giorno seppur in anni diversi.</p>
<p>Il primo evento, quando Gesù aveva tredici giorni, i Magi giunsero da lui guidati da una stella. Per questo si dice “<em>Epifania</em>”, da “<em>epi</em>” che significa sopra e “<em>phanos</em>” che vuol dire apparizione. Perchè l&#8217;apparizione avvenne dall&#8217;alto grazie alla stella che precedeva i tre Magi.</p>
<p>Il secondo evento, quando Gesù aveva ventinove anni e tredici giorni, venne battezzato nel fiume Giordano. Questo evento è detto “<em>Teofania</em>”, apparizione di Dio e, in particolare, manifestazione della Trinità.</p>
<p>Il terzo evento, quando aveva trent’anni e tredici giorni, mutò l’acqua in vino e per questo il luogo dove avvenne il miracolo si chiama “<em>Bethphania</em>”, dove “beth” significa casa, nel senso che con il miracolo avvenuto nella casa durante il matrimonio, si ebbe a manifestare anche il quel caso il vero Dio.</p>
<p>Il quarto evento, passato un altro anno compiuti trent’anni e tredici giorni, quando sfamò cinquemila persone con cinque pani e per questo si chiama “<em>Fagifania</em>”, da “phage” che vuol dire “bocca” o “mangiare” .</p>
<p>Di questo evento però il teologo dichiara di non essere certo riguardo la data. E Alano  di Lilla, “doctor universalis”, che visse qualche decennio prima di Jacopo da Varazze, nel suo “<em>Nel giorno dell’Epifania, ossia dell’apparizione del Signore</em>” ricorda solo i primi tre miracoli e non il quarto.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-5.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-713" title="Epifania 5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2012/01/epifania-5.jpg?w=576&#038;h=455" alt="" width="576" height="455" /></a></p>
<p>Quanto  da me scritto è una scomposizione e ricomposizione di antichi testi al fine di individuare i fatti salienti che raccontano questa incredibile avventura, reale o immaginaria che sia. Per questo non reputo esente da errori quanto da me proposto e pertanto, per chi avesse voglia ed interesse, vi invito alla lettura del testo “Il Natale dei Magi” (Einaudi) per vostri ulteriori approfondimenti.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
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		<title>Noha. L&#8217;antica torre, il signorotto e la promessa sposa.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galatina]]></category>
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		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[C’era una volta tanto tempo fa, in un piccolo casale dell’antica Terra D’Otranto, un Signorotto il cui unico impiego e passatempo pareva esser lo sfruttare e tormentare la gente che viveva sulle sue terre. Il suo cervello non aveva altro &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/27/noha-lantica-torre-il-signorotto-e-la-promessa-sposa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=690&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta tanto tempo fa, in un piccolo casale dell’antica Terra D’Otranto, un Signorotto il cui unico impiego e passatempo pareva esser lo sfruttare e tormentare la gente che viveva sulle sue terre. Il suo cervello non aveva altro impiego, dalla mattina quando si alzava sino al momento in cui prendeva sonno.</p>
<p>Quando passava per i campi a controllare le colture  anche gli animali cercavano di scappare al suo sguardo. I cavalli si facevano piccoli piccoli nascondendosi nei ripari per cani, questi ultimi correvano nelle tane dei conigli, questi si infilavano giù per i cunicoli delle formiche, le quali non avendo altro posto dove nascondersi si facevano prendere dalla frenesia andando a suicidarsi sotto gli zoccoli dei cavalli dei soldati che accompagnavano il Signorotto.</p>
<p>Accomodante con i sui sgherri ai quali permetteva di tutto, faceva fustigare senza pietà in pubblica piazza chiunque del volgo osasse incrociare il suo sguardo. Il luccichio delle alabarde e il filo delle spade dei suoi soldati bastavano a scoraggiare chiunque avesse in animo la ben che minima protesta.</p>
<p>Ma il peggio di se lo dava con le donne. Credendosi di rara ed inestimabile bellezza, nonostante la sua bassa statura, la pancia sporgente, l’ampia calvizie, un lungo naso adunco e due occhi strabici sporgenti al limitare di una fronte eccessivamente ampia, correva dietro ad ogni sottana che incrociava per strada, convinto che nessuna potesse resistere al suo fascino.</p>
<p>Le fanciulle più belle del casale erano così costrette a stare rinchiuse in casa per non essere viste, o ad uscire solo quando erano sicure che il Signorotto fosse ben lontano in giro per i suoi poderi. Per sfuggire al suo occhio interessato nessuna si curava del proprio aspetto, anzi facevano a gara, con l’aiuto delle loro madri, a sembrare quanto più brutte fosse possibile. Solo quelle a cui madre natura non era stata generosa, non avevano alcuna remora a camminar per le stradine del casale, forse anche con la segreta speranza di essere rapite da qualche soldato sufficiente inebriato dal vino per non accorgersi del cattivo affare.</p>
<p>Questa era la regola non scritta di cui tutte le fanciulle erano osservanti. Tutte tranne una.  Una fanciulla di incredibile bellezza che non aveva alcun timore ad incrociare il Signorotto per strada, anzi pareva quasi che con il suo sguardo lo sfidasse apertamente ogni qual volta lo incontrasse. Pur essendo figlia di contadini servi del Signorotto, i suoi abiti anche se modesti erano sempre in ordine, i suoi lunghi capelli neri erano sovente intrecciati con fiori di campo che sulla sua testa parevano una corona di ricche pietre preziose degna di una regina.</p>
<p>Il Signorotto, invaghitosi di lei, aveva giurato a se stesso che l’avrebbe avuta a qualunque costo, consenziente o con la forza.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_3590.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-700" title="IMG_3590" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_3590.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Gli eventi precipitarono una sera dopo che a palazzo si era consumata una lunga e abbondante cena e il vino era scorso a fiumi. Dinanzi al camino acceso, uno dei soliti sgherri che lo attorniavano, ormai da tempo tra le braccia di Bacco, disse – “Brindo ora alla salute di quel giovane che domenica avrà la fortuna di sposare la più bella del paese!”.</p>
<p>Neanche il tempo di portare il bicchiere alle labbra che un fulmineo e pesante manrovescio lo fece piroettare nel vuoto mandandolo privo di sensi con il sedere per terra.<br />
Il Signorotto furibondo, con gli occhi ardenti come due tizzoni dell’inferno, urlando come un forsennato si mise a spaccare tutto ciò che gli capitava a portata di mano. Mettendo mano alla spada, si mise a menar fendenti a dritta e manca alla cieca. I suoi sgherri, uomini temprati dalle guerre, intimoriti dalla sua furia animalesca cercarono di trovar riparo in ogni dove. Ci fu chi si arrampicò su per la canna fumaria del camino, preferendo aver le chiappe rosolate pur non di capitargli a tiro. In due si infilarono in un’armatura e ci volle una settimana per farli uscire. Coloro che non riuscivano a trovar rifugio si lanciavano dalla finestra, preferendo aver una gamba rotta anziché la testa aperta in due come un’anguria.</p>
<p>Quando si ebbe  a calmare e attorno a lui non vi era più nulla da rompere disse –“Non accadrà giammai!”. Pronunciata la frase,crollò su una sedia e stette lì con lo sguardo perso nel vuoto per il resto della notte, senza che nessuno osasse avvicinarsi a lui.</p>
<p>Quella notte un’ombra furtiva uscì da una porticina laterale del palazzo e si perdette tra le stradine del casale.</p>
<p>Arrivò così il giorno delle nozze. All’interno della piccola chiesa il promesso sposo, un bel giovane alto e abbronzato dal sole dei campi, attendeva nervoso la sua promessa. Tutto il paese era accorso, desideroso di vedere questa rara bellezza e poterla ammirare nel suo abito bianco.<br />
Un’esclamazione meravigliata accolse la giovane quando giunse sul piccolo sagrato. Lo splendido vestito, che chissà quanti sacrifici era costato ai poveri genitori, e il suo portamento la facevan sembrare una principessa pronta ad essere incoronata.<br />
Pronta a compiere il primo passo per entrare in chiesa accompagnata al braccio da suo padre, venne bloccata da alte grida e rumori di zoccoli provenienti alle sue spalle. In men che non si dica, una decina di uomini a cavallo arrivarono sulla piazza bloccando il suo ingresso in chiesa. Due di loro scesero da cavallo con spade in pugno e, minacciando di morte tutti coloro che si stavano per avvicinare, afferrarono la giovane issandola su un cavallo e così come erano venuti andarono via.</p>
<p>Tutti avevano riconosciuto negli sgherri del Signorotto gli autori di quella bravata. Potete immaginare i pianti e le grida di rabbia e dolore che si levarono all’interno della chiesa. Il giovane promesso sposo rimasto sorpreso dalla velocità con cui l’azione si era compiuta, aveva ripreso coscienza e si stava per lanciare fuori dalla chiesa con un candelabro in mano, quando un’anziana signora gli si parò davanti e, trattenendolo per  un braccio, gli disse – “Aspetta! Ricorda quello che ci siamo detti! Vieni con me!”.</p>
<p>Nel frattempo la povera fanciulla era stata portata nel giardino del palazzo e fatta salire a forza su per le scale che conducevano nell’antica torre. Ad attenderla all’interno c’era in trepidante attesa il famelico Signorotto che non vedeva l’ora di averla tra le sue braccia e che, per il nervosismo e per ingannare l’attesa, si era già dato a spaccar mobili.<br />
Quando oramai si apprestava a rosicchiare la spalliera del letto non essendoci altro da rompere, due soldati fecero entrare a forza  la fanciulla, spingendola dentro e chiudendo alle sue spalle la pesante porta.</p>
<p>L’incredibile bellezza della fanciulla, ancora vestita con il suo abito da sposa, ebbe il poter di calmarlo come neanche un colpo di maglio ben assestato in testa sarebbe riuscito a fare.</p>
<p>“Mia bellissima fanciulla” – disse il Signorotto facendo un maldestro inchino – “ti chiedo scusa per i modi scortesi e villani dei miei soldati. Purtroppo non sono avvezzi a riconoscer la beltà quando gli si para dinanzi”. Nel mentre andando vicino alla porta si mise a sollevar il ponte levatoio di accesso alla torre. “Così nessuno di quei cafoni ci potrà disturbare” – e terminò la frase con un rumoroso rutto.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4561.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-698" title="IMG_4561" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4561.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>La fanciulla nel frattempo si era posta quasi al centro della stanza stando ben attenta a stargli lontano. “Mi perdoni il mio Signore se ho l’ardire di parlare” – disse con voce soave la giovane – “ma una richiesta ho da fare”.<br />
Il Signorotto che era completamente in estasi rispose &#8211; “Per te mia madonna qualunque desiderio verrà esaudito! Ordina e il mio esercito conquisterà il mondo per te”.<br />
“Mio Signore sono pronta ad esser vostra, ma vorrei che veniste da me saltellando su due piedi e quando mi giungerete dinanzi, tre gran balzi dovrete fare” – disse la fanciulla guardandolo con occhi languidi.</p>
<p>Il Signorotto, dopo essersi dato una grattatina al di dietro, rispose – “Saltando,in ginocchio o con le capriole, come la mia signora vuole” – e così dicendo si mise a saltellare.<br />
Giunto dinanzi alla giovane stava per allungare le sue rozze e sudice mani, ma la fanciulla lo fermò dicendogli – “Ricorda mio Signore la promessa. Ora ti mancan tre vigorosi salti per conquistar la mia virtù”.<br />
Il Signorotto completamente inebetito iniziò così a saltare – “Guarda mio amore che vigore ho nelle gambe”.</p>
<p>E così dicendo fece il primo salto, poi il secondo e quasi parve spiccare il volo con il terzo. Ma quando i suoi piedi toccarono pesantemente terrà, un sinistro rumore gli fece sgranare gli occhi per la paura, facendogli svanire dal volto quell’aria da ebete. Mentre vedeva il soffitto allontanarsi sempre più e il pavimento avvicinarsi velocemente alla sua faccia, ebbe appena il tempo di dire – “Che tu sia maledetta! La botola!” – e scomparve.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4071.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-696" title="IMG_4071" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4071.jpg?w=512&#038;h=384" alt="" width="512" height="384" /></a></p>
<p>Dovete sapere che la stanza sotto il piano nobile della torre era solitamente utilizzata come deposito per le balle di fieno del cavallo preferito dal Signorotto. Purtroppo per lui quel giorno ad attendere il suo nobile didietro non vi era della soffice paglia ma un gran ammasso di rovi.<br />
Completamente ricoperto di spine in ogni dove, già si apprestava a lanciare urla e a recitare la solita giaculatoria di bestemmie, che un ombra alle sue spalle inizio a tempestarlo di colpi lasciandolo più morto che vivo in mezzo ai rovi.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4067.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-694" title="IMG_4067" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4067.jpg?w=448&#038;h=597" alt="" width="448" height="597" /></a></p>
<p>I soldati che erano a guardia della torre udirono qualche grido lontano e soffocato ma pensarono a tutt’altro dicendosi l’un l’altro – “Senti come si diverte il nostro Signore! Beato lui, quanto vorrei essere al suo posto!”.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4088.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-697" title="IMG_4088" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4088.jpg?w=410&#038;h=546" alt="" width="410" height="546" /></a></p>
<p>E’ tempo che il mistero venga svelato!</p>
<p>Il Signorotto, ahimè per lui, non sapeva  quanto fosse meglio avere dinanzi un temibile nemico conosciuto piuttosto che un servitore nell’ombra infedele. Quella sera in cui era andato su tutte le furie alla notizia del matrimonio della giovane, non sapeva che tra i servi che servivano il cibo alla sua tavola vi fosse  una zia della fanciulla. La donna vista la reazione del Signorotto e temendo una sua bravata, quella stessa notte era uscita furtivamente dal palazzo andando ad avvertire i due giovani promessi.<br />
Sapendo che dianzi ad una sottana il suo signore diventava docile ed obbediente come un cagnolino, aveva istruito la nipote escogitando l’espediente per farlo cadere nella botola.</p>
<p>Con l’aiuto di un incolpevole soldato  aveva riempito il giorno prima la stanza sotto il piano nobile con dei rovi, dicendogli – “Il nostro signore non vuole più vedere nel suo giardino quel cespuglio pieno di spine. Ha dato disposizione di tagliarlo”.</p>
<p>Infine, dopo il rapimento della fanciulla, con uno stratagemma era riuscita a far entrare dalle cucine il giovane promesso e per un cunicolo noto a pochi lo aveva fatto entrare nella stanza sotterranea, dandogli un mattarello in mano.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4070.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-695" title="IMG_4070" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/img_4070.jpg?w=512&#038;h=384" alt="" width="512" height="384" /></a></p>
<p>Come andò a finire?</p>
<p>Per qualche settimana il Signorotto se ne stette buono buono nel suo palazzo a guarire le sue ferite sotto le amorevoli cure di un’anziana serva che, ogni qual volta entrava in stanza per accudire il suo signore, doveva fare un grande sforzo per trattenersi dal ridere.</p>
<p>E dei due promessi sposi?</p>
<p>Dei due giovani nessuno seppe più nulla finché, un bel giorno ad un anno di distanza dall’accaduto, qualcuno fece trovare un sacco all’esterno del palazzo. Sul rozzo tessuto vi era scribacchiato qualcosa simile a “Per il nostro Signore”. Il soldato di turno preso il sacco lo portò dinanzi al Signorotto che aprendolo trovo all’interno …  indovinate cosa? …. un fascio di rovi e un mattarello tenuti assieme con un bel fiocco bianco fatto con un velo da sposa.<br />
___________</p>
<p>La torre di origine medievale è situata nel giardino retrostante il castello baronale. Molto probabilmente si presume avesse funzione di avvistamento e di difesa. La torre è a pianta quadrangolare e s&#8217;innalza su due piani raggiungendo i 10 metri di altezza. Il primo piano, che nella storia viene raccontato come il piano nobile, e una stanza sottostante dalla volta molta alta e a botte. Un’apertura ora chiusa da conci di tufo mi ha dato l’idea della botola che si rompe sotto il peso del Signorotto saltellante. Quel giorno all’interno ho trovato un ammasso di rovi, che mi sono stati utili anch’essi nel raccontare quegli eventi immaginari. Sempre in questa stanza vi è un cunicolo che conduce in un’ampia sala in cui sono custodite immense botti di legno; a cosa servisse questo piccolo budello lo ignoro e molto probabilmente venne chiuso in epoche successive.<br />
La sommità della torre è finemente decorata con un elegante motivo ad archetti.<br />
Un’elegante scalinata conduce verso la torre a cui si accede grazie un piccolo ponte levatoio azionabile dall’interno.<br />
La torre, così come il resto del complesso, è in stato di completo abbandono.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p><strong>Sui bene storici di Noha:</strong><br />
- Noha. Cappuccetto Rosso e la Casa Rossa<br />
<a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-cappuccetto-rosso-e-la-casa-rossa/">http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-cappuccetto-rosso-e-la-casa-rossa/</a></p>
<p>- Noha. Le casette e il piccolo angelo.<br />
<a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-le-casette-e-il-piccolo-angelo/">http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-le-casette-e-il-piccolo-angelo/</a></p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/mg_4543.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-691" title="_MG_4543" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/mg_4543.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
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		<title>Galatone. L&#8217;asta per la Processione del SS Crocifisso.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 00:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galatone]]></category>
		<category><![CDATA[Processioni e Feste]]></category>
		<category><![CDATA[Crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio casuale peregrinare nei luoghi e tra le tradizioni della nostra terra, nei primi di maggio, mi ha portato nella cittadina di Galatone in occasione della Festa del SS. Crocifisso. Festa molto nota sia per il suo programma civile molto apprezzato, ma soprattutto &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/15/galatone-lasta-per-la-processione-del-ss-crocifisso/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=245&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio casuale peregrinare nei luoghi e tra le tradizioni della nostra terra, nei primi di maggio, mi ha portato nella cittadina di Galatone in occasione della Festa del SS. Crocifisso.<br />
Festa molto nota sia per il suo programma civile molto apprezzato, ma soprattutto per il fervore religioso che vi è attorno al Santuario del SS Crocifisso.</p>
<p>Un&#8217;antica festa, ma soprattutto una tradizione e un sentimento religioso molto sentito e vissuto non solo a Galatone.<br />
Quando ero piccolo la mia bisnonna mi raccontava che non mancava mai di parteciparvi. E non era semplice ai suoi tempi. Partiva all&#8217;alba da Tuglie a piedi e si dirigeva a Galatone pur di render visita al SS Crocifisso all&#8217;interno del bellissimo Santuario baroccamente ricamato in pietra leccese, opera di Giuseppe Zimbalo.<br />
Un significativo cammino a piedi fatto per devozione oltre che, sospetto, per assenza di mezzi di trasporto che oggi viceversa abbondano.<br />
L&#8217;obiettivo era giungere per tempo alla celebrazione, che anche ai nostri giorni avviene ogni anno nel giorno della festa il 2 maggio, definita &#8220;l&#8217;Ora dei Miracoli&#8221; con l&#8217;esposizione della reliquia del Sacro Legno della Croce.</p>
<p>La devozione verso il SS Crocifisso ci porta indietro nel tempo, nell&#8217;anno 1621 quando si compì un miracolo alquanto particolare. L&#8217;immagine di un Cristo Crocifisso, opera del 1400 di un monaco anonimo, oggetto di particolare devozione era stata coperta da un drappo per ripararlo dalle intemperie. La sera del 2 luglio di quel anno verso le 23, alla folla che si era riunita in preghiera davanti all&#8217;immagine nascosta, parve di vedere la mano del Cristo che scostasse il velo quasi a voler osservare quanto accadeva dinanzi a lui. Quando qualcuno si avvicino per togliere il drappo e risistemarlo notarono che l&#8217;immagine del Cristo che prima aveva le mani legate davanti a se, le presentava legate dietro. E così si gridò al miracolo.</p>
<p>Così come di miracolo si racconta nell&#8217;osservare un buco nel pavimento qualche passo dopo l&#8217;ingresso all&#8217;interno del Santuario, dove a quanto si dice ebbe a sbattere la testa un operaio cadendo dall&#8217;alto ma senza riportare alcun danno.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-669" title="Crocifisso 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-1.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Ma con questa nota mi voglio soffermare su un aspetto particolare della Festa.<br />
Non so quanti di voi, in particolare non galatonesi, conoscono o hanno avuto modo di partecipare da spettatori all&#8217;evento dell&#8217;asta che si svolge prima della processione per la scelta della squadra a cui verrà affidata la statua del SS Crocifisso.Per chi non lo avesse mai fatto, vi posso assicurare che almeno una volta vale la pena esserci.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-670" title="Crocifisso 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-2.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>L&#8217;asta viene introdotta da un messaggio di saluto da parte del Presidente del Comitato Festa Patronale e poi il banditore, coadiuvato da colui che verificare il decorrere del tempo, apre l&#8217;asta alle offerte e ai rilanci.</p>
<p>La parte più emozionante si ha negli ultimi secondi quando le squadre, ognuna con la sua tattica, cerca di aggiudicarsi l&#8217;asta, gli animi si scaldano sino all&#8217;aggiudicazione finale alla squadra che offre di più.</p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-671" title="Crocifisso 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/crocifisso-3.jpg?w=640&#038;h=426" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>L’anno in cui sono state scattate le foto l&#8217;offerta più alta risultata vincente è stata di 28.000 euro.</p>
<p>di Massimo Negro</p>
<p>di seguito il link alle immagini della festa e dell&#8217;asta che precede l&#8217;avvio della Processione</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=l0YMWyfA_JM">http://www.youtube.com/watch?v=l0YMWyfA_JM</a></p>
<br />Filed under: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/galatone/'>Galatone</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/category/processioni-e-feste/'>Processioni e Feste</a> Tagged: <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/crocifisso/'>Crocifisso</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/galatone/'>Galatone</a>, <a href='http://massimonegro.wordpress.com/tag/salento/'>Salento</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/massimonegro.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/massimonegro.wordpress.com/245/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=245&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Crocifisso 2</media:title>
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			<media:title type="html">Crocifisso 3</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Noha. Le casette e il piccolo angelo.</title>
		<link>http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-le-casette-e-il-piccolo-angelo/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 15:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Negro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galatina]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[Noha]]></category>
		<category><![CDATA[Casiceddhre]]></category>
		<category><![CDATA[Castello]]></category>
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		<description><![CDATA[I bambini entrarono nella stanza cercando di far meno rumore possibile. Sapevano di trovare la nonna come al solito seduta su una vecchia sedia dietro l’uscio, addormentata in posizione così precaria che chiunque sarebbe caduto al suo posto, ma non &#8230; <a href="http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-le-casette-e-il-piccolo-angelo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=massimonegro.wordpress.com&amp;blog=16799551&amp;post=657&amp;subd=massimonegro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini entrarono nella stanza cercando di far meno rumore possibile. Sapevano di trovare la nonna come al solito seduta su una vecchia sedia dietro l’uscio, addormentata in posizione così precaria che chiunque sarebbe caduto al suo posto, ma non lei. Con le spalle avvolte da una copertina di lana che lei stessa aveva fatto lavorando ai ferri e con una borsa d’acqua calda sulle gambe, la nonna sentì i due bambini che si avvicinavano di soppiatto ma non aprì gli occhi, continuando a far finta di dormire. Solo quando il più piccolo dei due, accovacciato ai suoi piedi, iniziò a giocare con i pendagli della copertina finse di svegliarsi quasi di soprassalto – “Ehi voi due che ci fate qui? Mi avete fatto prendere uno spavento, pensavo fossero i ladri”.<br />
I due bambini iniziarono a ridere, contenti di aver fatto una sorpresa alla loro nonnina.</p>
<p>“Nonna, nonna … ci racconti una favola?” dissero quasi all’unisono. La nonna sapeva che ai nipotini piacevano le sue storielle e a lei piaceva raccontarle – “E quale favola volete che vi racconti?”.<br />
“Quella del piccolo principe … si, quella del piccolo principe” &#8211;  “Dai nonna, … dai nonna!”.<br />
“Va bene” disse la nonna, “ma prendete due sedie e alzatevi da terra, altrimenti se vi raffreddate chi sente vostra madre!”<br />
I nipotini presero due vecchie sedie impagliate e si sedettero quanto più vicino possibile alla nonna pronti ad ascoltare la storia.</p>
<p><em>C’era una volta un piccolo principe che viveva nell’antico Castello di Noha. Purtroppo il piccolo era nato affetto da una rara malattia che gli impediva di uscire dalla sua stanza, e a nulla erano valse le tante cure e visite di dottori provenienti da tutto il mondo. Purtroppo niente e nessuno era riuscito a guarirlo. Nonostante questa grave limitazione e l’impossibilità di uscire all’aperto a giocare come gli altri bambini, il piccolo principe cercava di non annoiarsi e di divertirsi con i tanti giocattoli con i quali i suoi genitori  riempivano la sua stanza. Al piccolo piaceva in particolar modo disegnare case e palazzi, ricche di ghirigori ed elaborati  fregi. La sua passione era tale che si divertiva a riprodurre i più belli su una delle pareti della sua stanza, tracciando con la matita schizzi di grandi palazzi, torri e castelli, immaginando di poter passeggiare intorno o di vivere come un gran cavaliere pronto ad intraprendere eroiche avventure.</em><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-662" title="Casette 5" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-5.jpg?w=640" alt=""   /></a><em>Al principino sarebbe tanto piaciuto provare a realizzare sull’ampio terrazzo del castello le sue opere per farle vedere a tutti, ma sapeva benissimo che non poteva uscire e suo padre non permetteva che giocasse nella sua stanza con pietre o altri materiali, giudicandoli giochi non degni di un principe.</em></p>
<p><em>Purtroppo un giorno il bambino iniziò a stare più male del solito e le sue condizioni peggiorarono rapidamente.</em></p>
<p><em>Una notte mentre dormiva, venne svegliato da strani bagliori. Aprì lentamente gli occhi, convinto che fosse entrata nella stanza sua madre con una candela per vedere come stava, come solitamente accadeva durante quelle notti. Ma quello che vide lo lasciò a bocca aperta per lo stupore. Una bellissima e splendente figura femminile gli apparve innanzi avvolta da un mantello stellato. La donna lucente si avvicinò lentamente al letto del piccolo. Il suo viso sorridente e il suo sguardo pieno di amore ebbero l’effetto di tranquillizzare il principino che si mise a sedere sul letto come se si trovasse in compagnia di un’amica, ma ancora incapace di proferire parola.</em></p>
<p><em>“Ciao piccolo principe” disse la donna “Dimmi cos’è che più desideri? Non aver paura!”</em><br />
<em>Il piccolo prese coraggio  e disse “Io vorrei tanto che i palazzi e le torri che disegno venissero costruite, anche se in miniatura. Purtroppo io non posso, ma mi piacerebbe tanto che altri li possano vedere”</em><br />
<em>“Non ti preoccupare piccolo mio, tu ora riposa” e così come era apparsa, la donna scomparve.</em></p>
<p><em><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-659" title="Casette 2" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-2.jpg?w=640" alt=""   /></a>L’indomani mattina una guardia allarmata corse in gran fretta a svegliare di buon’ora il Signore del Casale. Strane costruzioni in pietra, piccoli palazzi e case, erano state costruite da qualcuno nella notte sul terrazzo del Castello. Il nobile si fece accompagnare dalla guardia sul posto a vedere con i propri occhi quello che gli veniva raccontato. Credendo che fossero state costruite dal figlio uscito di soppiatto, andò nella sua stanza e gli fece una gran sfuriata ricordandogli che non poteva assolutamente uscire a causa delle sue condizioni, e che per punizione le avrebbe fatte abbattere. Guai a lui se fosse uscito nuovamente.</em><br />
<em>Il piccolo provò a spiegare che non era stato lui e che non si era mai allontanato dalla stanza, ma il genitore non gli credette e la sgridata andò avanti finché non si trovò costretto a promettere di non uscire più di nascosto.</em><em></em></p>
<p><em>Quella notte, come la precedente, la donna lucente apparve nuovamente al piccolo.</em><br />
<em>Questa volta il principino non aspettò che fosse la Signora a parlare e le chiese – “Com’erano?”.</em><br />
<em>“Bellissime, come i tuoi disegni” rispose la donna lucente. E quella notte ripeté nuovamente la domanda “Dimmi cos’è che più desideri? Non aver paura!”. Il principino ci pensò un po’ su e rispose “Io vorrei tanto che i palazzi e le torri che disegno venissero ricostruite ancora più grandi e più belle”.</em><br />
<em>“Non ti preoccupare piccolo mio, tu ora riposa” e così come era apparsa, la donna scomparve.</em></p>
<p><em><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-658" title="Casette 1" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-1.jpg?w=640" alt=""   /></a>All’indomani il Signore del Casale era ancora più infuriato del giorno precedente. Fece nuovamente abbattere le casette e dopo una strigliata ancora più sonora al figlio, fece mettere di guardia alla porta della stanza un soldato con l’ordine tassativo di non farlo uscire per nessuna ragione.</em></p>
<p><a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-660" title="Casette 3" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-3.jpg?w=640" alt=""   /></a><em>Quel giorno purtroppo le condizioni del piccolo principe si aggravarono. I medici chiamati al suo capezzale uscirono sconsolati dichiarandosi impotenti.</em></p>
<p><em>Nonostante stesse molto male il bambino anche quella notte aspettò l’apparire della Signora dal mantello stellato, e come le notti precedenti, ella apparve circondata da una luce ancora più splendente. Si avvicinò al letto e amorevolmente gli accarezzò una guancia. “Dimmi mio piccolo principe, cosa vuoi che io faccia per te?”.</em><br />
<em>Il bambino rispose – “Vorrei tanto che tu ricostruisca le mie casette, falle più belle di prima, le più belle del mondo,  e che nessuno, neanche mio padre le possa distruggere”.</em></p>
<p><em>“Mio piccolo caro” – rispose la donna lucente – “non sono io ma è il tuo amore che le costruisce come tu le desideri. Farò ciò che mi chiedi, ma non posso prometterti che nessuno le distrugga nuovamente. Purtroppo io nulla posso contro la volontà di voi uomini. Le casette vivranno finché qualcuno si occuperà di loro, finché gli uomini sapranno custodire l’ambiente in cui vivono e si prenderanno cura dei doni che hanno ricevuto. Contro un animo ingrato e insensibile io nulla posso. Tutto è rimesso alle vostre scelte”.</em></p>
<p><em>La Signora dal mantello stellato abbracciò forte il piccolo principe e prendendolo per mano gli disse &#8211; “Vieni con me ora, ti porto da mio figlio che ti aspetta. Sai, lui da piccolo era un falegname e sono sicura che assieme costruirete giochi e palazzi bellissimi”.</em></p>
<p><em>L’alba del giorno dopo fu accolta da dolore e pianti. Tutto la popolazione del Casale si strinse affranta attorno al Castello alla triste notizia della morte del piccolo principe. Nessuno mancava, in particolare i bambini.</em><br />
<em>Il Signore del Casale si affacciò alla finestra  per ringraziare tutti per la grande dimostrazione di affetto, ma mentre parlava alla folla il grido di meraviglia di un bambino attirò l’attenzione dei presenti. </em></p>
<p><em>“Guardate! Guardate!” gridò a voce ancora più alta il bambino – “ le casiceddhre! le casiceddhre!”.</em><em><br />
</em><em><br />
Sul terrazzo erano nuovamente apparse delle piccole costruzioni in pietra,  palazzi e castelli, così belle che splendevano come il sole abbagliando i presenti. Un alone di luce le circondava, e quel giorno ci fu chi giurò di aver visto le figure di un bambino e di un ragazzo accovacciati accanto ad esse intenti a costruirle.<br />
<em><br />
Da quel giorno un editto vietò che nessuno recasse danno alle casette del piccolo angelo di Noha.<br />
</em><br />
<a href="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-661" title="Casette 4" src="http://massimonegro.files.wordpress.com/2011/12/casette-4.jpg?w=640" alt=""   /></a></em><br />
Nonna e bimbi rimasero per un po’ in silenzio, finché uno dei due avvicinandosi all’uscio e guardando attraverso il vetro le piccole casette sull’altro lato della strada disse – “Nonna, ma tu hai mai visto il piccolo angelo?”.<br />
“No cari miei, non l’ho mai visto. Ma sono sicura che, finché ci saranno le piccole casette, lui sarà lì a vegliare su di noi”.<br />
________</p>
<p>Le piccole costruzioni in pietra di palazzi e torri furono costruite da un certo Cosimo Mariano che visse a cavallo tra ‘800 e il ‘900.  Lui stesso si definiva “mastro”. Sono all’interno del complesso dell’attuale palazzo baronale di Noha, che fu un castello sino al ‘500 prima di essere abbondantemente rimaneggiato. Le casette, o casiceddhre, si trovano sulla terrazza di una delle corti della casa baronale e i disegni sulle pareti, molto probabilmente dello stesso Mariano, si trovano all’interno dei una delle abitazioni del complesso.<br />
Le “casiceddhre” sono in stato di abbandono e versano in cattive condizioni. L’intero complesso è ora in vendita e sono in molti nel piccolo centro di Noha ad auspicare che vengano avviate quanto prima iniziative concrete per la loro salvaguardia.</p>
<p>di Massimo Negro<br />
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<p><strong>Sui bene storici di Noha:</strong><br />
- Noha. Cappuccetto Rosso e la Casa Rossa<br />
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