Sannicola. Tra le rupi e gli affreschi di San Mauro

Da piccoli la vedevamo lontano, erta sulle rocce delle serre salentine che declinano verso Gallipoli, come una testimone silenziosa del trascorrere delle nostre giornate.  Rivolta verso di noi, verso Lido Conchiglie. Era la nostra chiesa e, crescendo, nei pomeriggi estivi poco assolati quasi una seconda casa. L’antica abbazia di San Mauro.

E noi sin da piccoli onoravamo questa sua silenziosa presenza osservandola nell’andare e tornare dalla spiaggia, camminando sulla sabbia delle dune dietro le cabine dell’Aeronautica. Cercando di intravedere presenze di visitatori e sperando che nessuno di questi combinasse danni o si mettesse a scrivere con pennarelli o penne sulle pareti già oltremodo danneggiate.
Ma era soprattutto la sera, seduti sull’altalena cigolante di Biagino, rivolti verso il buio della campagna, che diventava protagonista di storie d’orrore, di lupi mannari, di vampiri. Un’antica chiesa sconsacrata si presta bene per queste storie. Si presta ancora meglio se qualche volta nella tarda serata ci capitava di intravedere luci tremolanti all’interno. Allora le storie prendevano una piega più esoterica, con la celebrazione di messe nere, sette di uomini incappucciati e strani riti.

Crescendo divenne la meta preferita delle nostre passeggiate, soprattutto quando il mare molto agitato non permetteva di divertici in acqua o, il vento forte, di giocare a pallone sulla sabbia.
Appuntamento nel primo pomeriggio alle scalette dell’Areonautica e, con chi ci stava, si partiva alla volta della pineta, salendo per le ripide scale immerse tra i pini e il frastuono delle cicale, andando su verso la sommità della serra. Uno sguardo al panorama che ci conduceva sino a Gallipoli, una boccata di sano e pulito ossigeno  e poi via verso il lungo sentiero in terra battuta che conduce per vie interne nei pressi dell’antico sito.

I mugugni del vento, a dire il vero li ricordo ancora oggi un po’ strani, suggestionavano la nostra immaginazione man mano che ci avvicinavamo. Una strana fossa dalla forma circolare e un po’ rialzata diventava per noi la tomba dei monaci. Strani e numerosi cumuli di pietre ci facevano pensare le cose più bizzarre.
Camminavamo tra l’erba alta, cercando di evitare rovi e spine che immancabilmente lasciavano il loro ricordo sulle nostre gambe, attenti a non essere colti di sorpresa da ombre nere di “scurzuni” sfreccianti tra le pietre.
Quando finalmente arrivavamo alla chiesetta, le severe facce di santi all’interno ci richiamavano al silenzio, mentre i resti di lumini a volte ancora accesi, ci davano ragione sulle strane presenze e frequentazioni notturne  del luogo.

La costruzione dell’abbazia  non ha una data certa. Le prime notizie si possono ricavare da un documento del 1149 e riguardano una donazione alla comunità monastica che aveva preso dimora sulle alture di Orthólithon, cioè “rupe dritta”.  Si ha ancora traccia di ulteriori donazioni sino al 1331, poi più nulla. Tra l’altro le pergamene dell’epoca sono state smarrite. Nel 1497 risultava già da tempo in stato di degrado e abitata solo dall’abate.
Il monastero che doveva sorgere alle spalle, sulla parte più alta della rupe, ebbe la peggiore sorte. Infatti nel 1567 era già ridotto in macerie e poco rimaneva degli edifici vicini. Ora non resta nulla, se non un cumulo di rocce e terra e conci di stufo sparsi un po’ ovunque.
La chiesa all’interno è suddivisa in tre navate, con la zona del naos sopraelevata rispetto alla restante parte dell’edificio. Le pareti e la volta mantengono ancora oggi vaste porzioni visibili e riconoscibili degli affreschi che una volta abbellivano in modo mirabile la piccola Abbazia. Lungo la navata centrale viene raccontata la vita di Gesù dalla sua nascita sino alla discesa al limbo. Sulle facce dei pilastri sono rappresentati numerosi santi , alcuni purtroppo non più riconoscibili, mentre altri è possibili identificarli grazie a dei cartigli in greco.


Mentre la volta è affrescata con immagini di profeti. Nell’abside è presente un affresco di epoca più tarda che ritrae Cristo con due angeli. Molto probabilmente questo affresco ne nasconde uno di epoca più tarda. C’è chi ha riconosciuto nella figura del Cristo, l’immagine di San Mauro visto che la figura viene ritratta con una palma in mano, simbolo del martirio.

Ci è capito a volte di “consigliare” più di qualcuno che non era il caso di scrivere sulle pareti. Ottime capacità di argomentazione le nostre, tanto che “pijavanu la via e ‘sse ‘nde turnavanu”.

Finito di fare il solito giro di “perlustrazione” all’interno ci sedevamo all’ingresso e guardavamo il nostro mare , con lo sguardo che andava dalla Montagna Spaccata sino a Gallipoli vecchio. Poi entravamo nella grotta nei pressi della chiesa, coprendoci il viso con fazzoletti o con la maglietta per evitare di respirare le nuvole di moscerini che si alzavano al nostro passaggio.

La tradizione racconta che in questa grotta trovarono riparo i seguaci di San Mauro per nascondere il corpo del santo martire dopo averlo trafugato. Scoperti da una nave romana furono trucidati. I soldati dopo aver tentato inutilmente di dar fuoco al corpo del santo si imbarcarono nuovamente ma naufragarono al largo di Gallipoli. Da quell’evento, secondo la tradizione, nacque la devozione verso il santo e, come scrive lo storico gallipolino Ravenna, in quella grotta venne innalzata una Chiesa dopo che gli abitanti del luogo ritrovarono il corpo del santo e quello dei suoi seguaci trucidati.
Non è chiaro a cosa si riferisca il Ravenna, se all’inizio della costruzione della chiesa che è giunta sino a noi o, più probabilmente, al fatto che la grotta venne adibita a luogo di culto. All’interno della grotta rimane qualche piccola traccia di affresco. Ma queste sono solo supposizioni.

Le solite storie di “acchiature” circondano anche questo sito. Una legenda racconta che per ritrovare il tesoro occorreva dare in pasto ad una capra, simbolo del diavolo, un’ostia consacrata.  Pare che, si racconta, qualcuno ci stesse provando finché non venne dissuaso proprio all’ultimo momento dall’arrivo di tuoni e fulmini, facendolo scappare a gambe levate.

Prima di andare via salivamo sul tetto della chiesetta,  dando un ultimo sguardo al panorama prima di rimetterci in cammino verso casa.

La chiesa e il terreno circostante sono stati espropriati dal Comune di Sannicola che ha provveduto ad effettuare dei lavori di consolidamento della struttura. Riguardo gli affreschi all’interno sono stati avviati dei lavori di conservazione e ripulitura che hanno riportato alla vista immagini prima non visibili.
Speriamo che il Comune di Sannicola abbia le possibilità anche economiche per continuare in questa meritoria azione di riscoperta e valorizzazione di uno dei luoghi più suggestivi dell’intero Salento.

Io, quando posso, continuo a tornarci! 
  
PS: Mia moglie dice che la foto più bella è quella che non è stata scattata per immortalare la mia caduta mentre scendevo dal tetto della chiesa (aaaah!!! la vecchiaia) dopo aver fotografato il tramonto una delle ultime volte che ci sono andato.

di Massimo Negro

Di seguito i link a due video sull’Abbazia di San Mauro; il primo a ricordare le scampagnate da adolescente, il secondo un viaggio tra gli affreschi dell’Abbazia:

http://www.youtube.com/watch?v=4FYOKqO2WE8

http://www.youtube.com/watch?v=ywtffgvWh1k

_________

Memorie istoriche della città di Gallipoli – Ravenna.
Ad Ovest di Bisanzio – Il Salento Medioevale – Vetere – Congedo.
Guida di Gallipoli – Costantini, Paone – Congedo

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3 risposte a Sannicola. Tra le rupi e gli affreschi di San Mauro

  1. Pingback: Tra Gallipoli e Sannicola. La via dell’olio e il sentiero per il Crocifisso e San Salvatore. | Spitte Salentine

  2. robertonegro ha detto:

    Ahahahahahahahah….
    Scusaci, ma dopo aver letto il PS sulla caduta dal tetto, una risata di cuore ce la siamo fatta.
    Sarà che non si ride delle disgrazie altrui, ma stavolta ci voleva proprio…

    Tua madre e tuo fratello.

  3. Rita ha detto:

    Ogni volta che ci passo in macchina non posso fare a meno di ammirare così tanta bellezza!!! Rimango ogni volta davvero molto affascinata… la mia domanda è questa: é sconsacrata? o si potrebbe organizzare un matrimonio?

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