Sannicola. Le crepe di San Salvatore

Prima venne San Mauro, poi San Salvatore. E non mi riferisco solo alla data di fondazione dell’antica comunità monastica basiliana sita nella campagna di Sannicola al confine con la vicina Gallipoli. Il mio è un riferimento autobiografico. San Salvatore pur essendo vicino a Gallipoli non era un luogo da raggiungere a piedi, come facevamo sin da più ragazzini con San Mauro, per cui dovetti aspettare di essere un po’ più grande prima di poterci andare per la prima volta.
E la prima volta che ci andai fu in bicicletta, non partendo da Lido Conchiglie, ma d’inverno, partendo da Tuglie. All’epoca gambe e fiato mi sorreggevano in queste scorribande su due ruote per le strade, i tratturi e la storia del Salento. 

Il piccolo centro di San Simone, Sannicola, poi la strada per la piccola frazione di Chiesanuova e via seguendo la strada verso il mare. Avevo studiato la zona su una cartina geografica. Non molto dettagliata. Avevo capito che subito dopo aver incrociato un canale dovevo prendere la prima strada a destra. Era una strada di campagna, non asfaltata e un po’ sconnessa. Mente scrivo ricordo anche di un cane che iniziò a inseguirmi abbaiando e ringhiando. Rischiando di rompermi l’osso del collo riuscì finalmente ad arrivare alla vecchia masseria. Quello fu il mio primo incontro con San Salvatore e da lì ne seguirono molti altri, anche più agevoli avendo trovato nel frattempo un’altra strada più comoda per arrivarci, un po’ più lunga ma senza cani “al seguito”.

La chiesa bizantina di San Salvatore è nei pressi di un piccolo corso d’acqua conosciuto come “I Canali” che corre alle spalle dell’antico insediamento basiliano.
L’abbazia fu costruita, a differenza di San Mauro, non sulla serra, ma in pianura, su un pianoro roccioso leggermente sopraelevato, in un sito che doveva trovarsi vicino ad un importante snodo viario (vie per Gallipoli, Nardò, San Mauro e probabilmente verso altri luoghi), quindi strategicamente rilevante.


Tracce di questo continuo passaggio si trovano davanti al complesso dove ancora oggi sono visibili diverse tracce di antiche carrare, cioè dei solchi scavati nel corso dei secoli dalle ruote dei carri nella roccia.

Le prime notizie documentate della chiesa risalgono al 1310, ma gli storici sono propensi a fa risalire la sua fondazione ad un periodo precedente, molto probabilmente non molto tempo dopo la fondazione della comunità monistica di San Mauro da cui San Salvatore doveva dipendere.
Nel 1347 il suo abate era un certo Niceforo che venne nominato abate di San Nicola di Casole dall’arcivescovo di Otranto Giovanni. Molto probabilmente questa conferma, seppur indirettamente, come il complesso monastico di San Mauro dovesse avere una grande importanza nell’antica Terra d’Otranto, tanto che alcuni la paragonano ad una sorta di Casole sullo Jonio.

L’interno della chiesa è a tre navate e quel che rimane di più interessante è l’abside con i suoi affreschi, che si si possono indicativamente datare agli inizi del XIV secolo.
Si intravedono le tracce di una Deéisis (Manifestazione) mentre sull’arcata absidale si legge appena una Trasfigurazione.

Nel cilindro si conservano le immagini di quattro vescovi con cartigli: San Gregorio, San Basilio, San Giovanni Crisostomo e, forse, un San Gregorio di Nissa.


Alle spalle della chiesa entro il muro perimetrale della masseria si trovano sei piccole fossette sepolcrali scavate nella roccia, una fossa più ampia forse utilizzata per la conservazione di derrate e quattro pozzi. 

Dopo l’età basiliana, San Salvatore divenne dapprima, come San Mauro, un’abbazia commendatizia, cioè una sorta di beneficio ecclesiastico e, successivamente, venne trasformata in una masseria. Vennero realizzate altre costruzioni come una stalla posta nella zona retrostante la chiesa, mentre le stanza poste al piano terra ed al primo piano, ora in buona misura crollate o pericolanti, sono di datazione incerta.

La prima volta che ci andai trovai nel cortile della masseria non meno di tre carcasse di auto. Lo stato della masseria era di totale abbandono e degrado, con vistose crepe nella volta e un albero di fico che ne ostruiva parzialmente l’ingresso.

Ci sono tornato più e più volte da allora e purtroppo lo stato di degrado è andato aumentando, tanto quanto il disinteresse da parte delle Amministrazioni competenti, in primis il Comune di Sannicola, e da parte della proprietà. La struttura è pericolante e da qualche anno è stata recintata per impedirne l’accesso per ragioni di sicurezza.

Il complesso si trova ora a ridosso di una zona industriale o artigianale del Comune di Gallipoli, per cui con il tempo sono sorti nelle quasi immediate vicinanze dei nuovi edifici. Fortunatamente la zona non è dal punto di vista paesaggistico significativamente compromessa ma rischia di esserlo in futuro. Intanto continuano ad aumentare i cumoli di rifiuti lungo il sentiero di accesso che porta alla Masseria.

Ci sono tornato qualche giorno fa, in una giornata coperta da nuvole e con una lieve pioggia che rendeva ancora più cupo e triste il paesaggio.
Qualche giorno prima avevo inviato una mail al caro amico Beniamino Piemontese dell’Osservatorio di Torre Belloluogo, che più volte si è speso in appelli e presidi per denunciare lo stato dei luoghi e chiedere l’intervento delle pubbliche amministrazioni locali e nazionali.

Chiedevo se vi erano novità.  Purtroppo nessuna!

di Massimo Negro

il link al video con le foto del luogo

 http://www.youtube.com/watch?v=T-8meCqOGEA

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2 risposte a Sannicola. Le crepe di San Salvatore

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