Gallipoli. Le dune di Lido Conchiglie.

Le dune di Lido Conchiglie sono un piccolo spazio geografico nella lunga costa leccese, un piccolo spazio poco conosciuto, bistrattato e ancora oggi continuamente vilipeso. Ma al contempo rappresentano, per me e per i tanti che vi sono cresciuti frequentando Lido Conchiglie sin da bambini, un grande proscenio naturale dove ogni estate mandavamo inconsapevolmente in scena tante e tante storie che ancora oggi si ricordano con piacere, anche ora che abbiamo un po’ di capelli bianchi in testa e “qualche” chilo in più a farci da comodo cuscinetto sulla sabbia.


Le dune erano innanzitutto un luogo perfetto per nascondersi dai grandi; avevamo le nostre “conche” dove nessuno ci poteva vedere e, indisturbati, ne potevamo combinare di tutti i colori. Erano il nostro territorio dove dar caccia a vespe e calabroni, lanciando zoccoli e scarpe per colpirli. Quando ci andava male ed eravamo noi a beccarle, la vicina terra rossa era la nostra medicina naturale. Con un po’ di terra in mano, sputandoci sopra, preparavamo un impiastro da mettere sulla puntura. Avevamo anche la nostra pista di lancio preferita. Un pendio particolarmente scosceso da cui ci lanciavamo in innumerevoli  capriole verso il fondo. Le spine non ci facevano paura, anzi era quasi una prova di coraggio camminare in quei posti a piedi nudi.

Ai margini delle dune tanti canneti dove nel mezzo ci divertivamo a costruire capanne e nascondigli, trascinando pesanti mattoni in tufo presi da qualche casa in costruzione, per utilizzarli come improvvisati sedili.
A volte trovavamo rane o grossi rospi itineranti tra le canne, in particolar modo in una zona dove, anche nella piena calura estiva, vi era ancora traccia di qualche pozza d’acqua scampata agli anni delle bonifiche.

Continue partite a pallone dietro le cabine dell’Aeronautica con qualcuno che ogni tanto tornava a casa con qualche brutto taglio. I nostri peggiori nemici erano quelli che chiamavamo “culi di bottiglia”. Taglienti ed infidi ad aspettare i nostri piedi o peggio le nostre ginocchia, come capitò a qualcuno, frutto dell’imbecillità di chi rompeva bottiglie sulla sabbia.
Erano il nostro improvvisato stadio nei lanci del giavellotto, una canna appositamente tagliata, o del disco, una qualche pietra piatta, nelle “olimpiadi” che organizzavo da adolescente nel mese di settembre per chiudere la stagione prima di salutarci.
Ma la peggiore carognata che combinavamo erano le “trappole”, delle buche a volte anche profonde mezzo metro, appositamente mimetizzate, in cui cadevano gli ignari passanti tirandosi addosso ombrelloni, borse e quant’altro avessero addosso.
Quante storie potrei raccontare!


Ma c’è una storia in particolare che mi è rimasta impressa più di altre. Una storia che ancora oggi mi fa ridere al solo ripensarci e che, sono sicuro, anche coloro che l’hanno vissuta con a me ricordano con piacere e forse anche con nostalgia.

Estate 1987. Primi giorni di settembre, ultimi giorni di una lunga e divertente estate. Come ogni anno, il mese di settembre diventava il tempo in cui noi del luogo, quando i turisti erano ormai andati via, ci ritrovavamo sulle solite scalette dell’Aeronautica a farci l’un l’altro una sorta di resoconto dei mesi appena trascorsi. La compagnia ritornava quella dell’infanzia e davamo corso a tutto il nostro repertorio di storie e storielle.

In quell’anno eravamo riusciti ad andare a Santa Maria al Bagno, nell’allora cinema all’aperto, a vedere uno dei tanti film del sequel di “Nightmare”. Un film d’orrore, come dicevamo allora. Uno dei nostri generi preferiti.
Uno di quei giorni dei primi di settembre, Tiziana ci disse di aver sognato Freddy Krueger e che nel sogno ci faceva tutti quanti fuori. Più che un sogno un incubo! Lo sognò anche il giorno seguente. Qualcuno la prese in giro, qualcuno dei più giovani della compagnia si impensierì, a me e Gigi venne una grandiosa idea.

Tiziana per un altro paio di giorni continuò ad andare avanti con quella storia, con qualche variante, ma alla fine si finiva tutti “tagliuzzati” dalle sue lame. Finché un bel giorno, quando ormai la suggestione indotta dalle sue parole si stava insinuando nelle menti del gruppo, ci disse che durante la notte appena trascorsa Freddy non ci aveva uccisi, bontà sua, ma aveva preannunciato la sua venuta per la sera successiva. Tra la spiaggia e le dune.
Cazzata? Verità? La discussione all’interno del gruppo ci impegnò per tutta la mattinata, finché non mi offrì volontario per andare in spiaggia, purché con me venisse qualcuno ad accompagnarmi per non stare solo, e con la promessa che il resto del gruppo ci avrebbe raggiunto dopo qualche minuto.

Arrivò così la sera. Io e Gianluca salutammo i nostri amici e ci avviammo verso la spiaggia ad attendere l’eventuale arrivo del mostro. Comportamento assolutamente in linea con qualunque trama di un film horror, dove il protagonista quando sente una porta cigolare non scappa ma da imbecille si avvicina per vedere chi c’è dietro.

Attendemmo per un po’, ma il resto del gruppo non arrivava. Dissi a Gianluca di andare a vedere che stava succedendo e di sbrigarsi a tornare perché ogni tanto in spiaggia si vedeva qualche tipo strano.
Pare che un misto di dubbi e fifa li tenesse inchiodati vicino all’albergo di Biagio. Alla fine si mossero.

Quando giunsero dove mi ero seduto, li accolsi tremante di paura. Indicai loro delle linee parallele tracciate sulla sabbia. Freddy era stato li e con le sue lame aveva lasciato un segno.
Un silenzio improvviso calò all’interno del gruppo. Qualcuno iniziò a dire di sbrigarsi ad andar via da quel posto perché poteva essere pericoloso, chiunque avesse lasciato quei segni.
D’un tratto vidi un ombra nera muoversi e spuntare lentamente da dietro le dune. Una figura barcollante, vestita di nero, con delle lunghe e sottili propaggini sulle dita come fossero lame si stava avvicinando. La luna piena alle spalle.  
Non feci in tempo a gridare “E’ lì, è lì … scappiamo!” che si erano messi tutti a correre alla velocità della luce. Arrivammo battendo ogni record di velocità all’albergo. Biagio bianco come un cencio, Alessandro con la mano sul cuore che continuava a ripetere “ditemi che non è vero, ditemi che non è vero”. Gli altri non stavano meglio. Le ragazze tramortite dalla paura non riuscivano a parlare.

Mezz’ora di autentico panico. Nessuno aveva il coraggio di muoversi dall’albergo, neanche per tornare a casa. Finché qualcuno facendo la conta di chi c’era e di chi mancava si accorse dell’assenza di Gigi. “Dov’è Gigi? Perché questa sera non è con noi?”. Ma Gigi aveva salutato tutti nel pomeriggio dicendo che tornava per quella sera a Galatina con i suoi genitori. Quindi non poteva essere Gigi. Chi diavolo poteva essere? La paura tornò a serpeggiare nel gruppo e il colore manco nuovamente sulla faccia di più di qualcuno.


Ora vi racconto i retroscena e quello che successe poi.
Vado subito al dunque. Gigi era Freddy. Con Tiziana ci eravamo messi d’accordo che doveva andare avanti con la storia degli incubi per almeno un altro paio di giorni. Il tempo di preparare una sorta di vestito nero con le buste della spazzatura e dei finti artigli con del ferro filato.

Quel pomeriggio Gigi dopo aver fatto finta di salutare tutti per andare a Galatina, era rimasto chiuso in casa per non  farsi più vedere. Prima dell’orario fissato per il nostro ritrovo era andato in spiaggia per sistemarsi nel posto concordato accompagnato da Marco, un amico che non era un presenza stabile nella compagnia, per cui nessuno avrebbe fatto caso alla sua assenza.
Per quanto riguarda la luna piena, la cosa non era ovviamente concordata, ma diede il tocco finale alla scena.

Pensate un po’. Un gruppo per giorni suggestionato dalla storia degli incubi, un’ombra nera che spunta lentamente da dietro le dune con degli artigli in mano e la luna piena alle spalle. Magnifico!


La storia andò ancora avanti per un paio d’ore. C’era chi non sapeva cosa fare per la paura, chi voleva avvertire i propri genitori o meglio ancora le forze dell’ordine. Ma alla fine tutto finì per colpa della salsa.

Avete capito bene, per colpa della salsa. Gigi avrebbe dovuto far ritorno a casa stando ben attento a non farsi vedere. Avevamo messo in conto che lui sarebbe stato il primo ad essere cercato visto che non era presente. Per cui poteva rientrare ma solo dopo aver lasciato passare un po’ di tempo. Infatti quando iniziarono a circolare i primi dubbi sulla possibilità che fosse uno scherzo, qualcuno del gruppo andò a casa sua per chiedere ai nonni se fosse in casa. Ovviamente gli ignari nonni risposero correttamente, Gigi effettivamente non era in casa, e per noi quello significava che fosse a Galatina, non a Lido Conchiglie.
A quel punto lui poteva rientrare e nascondersi, ma c’era la salsa ad attenderlo e lui non voleva assolutamente dare una mano ai suoi nonni che la stavano preparando. Così vagò per un paio d’ore per Lido Conchiglie finché non venne scoperto con le buste della spazzatura e gli artigli sotto il braccio mentre vagava per strada.
La paura svanì e ci facemmo tutti delle gran risate.

Ma vi posso assicurare che chi c’era, per quel paio d’ore finché tutto non venne scoperto, non se la passò per niente bene!

___________

Il tempo, il vento e le mareggiate hanno profondamente cambiato questo piccolo ritaglio di costa. L’uomo il suo segno lo aveva lasciato già da tempo con la costruzione dello stabilimento dell’Aeronatica. Un’immensa colata di cemento che ora si sta lentamente sgretolando anche se ogni anno provano a metterla a lucido con qualche passata di vernice.

Un tratto di spiaggia dimenticato dall’Amministrazione di Gallipoli. In balia della maleducazione di tanti che ogni anno la frequentano e che pensano che il riportare cartacce e spazzatura nei seppur lontani cassonetti possa essere fonte di chissà quali acciacchi alla schiena.

Un tratto di spiaggia che sopravvive nonostante tutto e tutti. Ma chissà ancora per quanto!

di Massimo Negro

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Una risposta a Gallipoli. Le dune di Lido Conchiglie.

  1. Corrado ha detto:

    E’ anch’io le conosco bene quelle dune e devo dire che sono di una bellezza stupenda. Per fortuna che c’è Freddy che le controlla.
    Da un assiduo frequentatore di Lido Conchiglie. (anche nel periodo invernale, che forse e’ il più bello)

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