Cutrofiano. San Giovanni, la cripta e le antiche tombe.

Il primo incontro con la cappella-cripta di San Giovanni è stata qualche anno fa. Un incontro avvenuto in foto, in occasione della Mostra della Ceramica che si tiene ogni anno a Cutrofiano durante il mese di agosto.

Una sezione della Mostra, in cui si possono ammirare antichi reperti in ceramica rinvenuti nell’agro di Cutrofiano, si tiene presso le stanze della locale Biblioteca Comunale. Tra le teche in cui sono conservati gli antichi reperti e gli scaffali pieni di libri, lungo i muri sono appese alcune foto di località di Cutrofiano e, tra queste, una che ritrae la zona della cappella-cripta di San Giovanni. 

Quest’anno ho avuto modo di tornare diverse volte a Cutrofiano per alcune interessanti battute fotografiche e in una queste, dopo aver visitato una vecchia cava ipogea, mi sono diretto verso il luogo della cappella-cripta, la cui posizione nel frattempo avevo meglio identificato grazie al web (in assenza di indicazioni turistiche stradali).

La cappella-cripta si trova a guardia di un bivio, in  aperta campagna, distante dell’abitato.
Stradine che oggi appaiono come semplici strisce di asfalto poco trafficate ma che una volta costituivano le antiche direttrici che passando anche per Galatina (località Pisanello) si dirigevano verso Santa Maria di Leuca, verso Corigliano e Maglie.
Fino alla fine degli anni ’80 erano ancora visibili i segni delle antiche carraie, poi la zona fu interamente sbancata per lasciar posto ad altro terreno coltivabile.

Tutto intorno vasti spazi aperti e campagna coltivata intensamente ad ulivi, ma nel medioevo in questa zona sporgevano importanti casali di cui oggi rimane traccia solo nella denominazione dei luoghi. Piscopio, Franche (Francavilla), Petrore.

Le prime testimonianze documentarie sulla zona si riferiscono al 1276, si parla del Casale Episcopio.
Ma già nell’ultimo trentennio del XIV secolo non viene più riportato nell’elenco dei Casali ma descritto come feudo disabitato. Destino comune a molti antichi casali della provincia di Lecce. La crisi agraria e le carestie che afflissero nel trecento tutta l’Europa e che colpirono anche il Mezzogiorno, causarono un forte flusso di inurbamento verso le città di allora che stavano crescendo e potenziando con nuove e robuste mura difensive.

Della chiesa si fa menzione nei resoconti di una visita pastorale del Arcivescovo di Otranto e dal suo vicario e Vescovo di Castro, effettuata nel 1522, ma la stessa viene riportata tra i “luochi disabitati”. In una successiva visita pastorale del 1607-1608 viene descritta la presenza di una chiesa “diruta extra moenia” detta di San Giovanni dello Scafurdo, per via della cripta nei suoi pressi.

Poi secoli di totale abbandono e incuria. Solo nel 1989 la cripta fu ripulita dai detriti e dai rifiuti e resa nuovamente accessibile grazie all’intervento di volontari.
La cripta è costituita da un piccolo vano circolare di circa 5 metri di diametro a cui è possibile accedere scendendo pochi gradini. Al centro doveva esserci una colonna scavata anch’essa nella roccia, di cui ne rimane solo una parte. Alcuni reperti ritrovati durante la pulizia, così come pezzi di affresco che si sono staccati dalle pareti, sono conservati presso la locale Biblioteca e Museo Civico della Ceramica di Cutrofiano.

La solita ricerca della cosi detta “acchiatura” ha causato gravi danni alla struttura e agli affreschi. Qualche imbecille arrivò addirittura a forare il soffitto.
Entrando nella cripta e guardando attentamente lungo le pareti ho potuto notare come solo poche tracce di affreschi siano ancora visibili.

Ma come spesso accade, leggendo e cercando di trovare informazioni sul luogo, se ne scoprono sempre di nuove e, in particolare, mi trovai a leggere una breve descrizione della zona in cui si faceva menzione della presenza di una necropoli romanico-medioevale e di un frantoio ipogeo.

Ci sono tornato altre volte, ero già in zona per fare altre foto, ma non sono riuscito a trovare nulla. Una mattina della scorsa estate sono tornato in Biblioteca per cercare nuove informazioni su alcune zone di Cutrofiano. Così ho avuto il piacere di conoscere il responsabile della Biblioteca e direttore del Museo Civico, Salvatore Matteo, per gli amici meglio conosciuto come Totò.

Il sig. Salvatore mi ha fornito le indicazioni utili per trovare l’area della necropoli, avvertendomi che la zona interessata insiste all’interno di due diverse proprietà private. Una delle due parti è abbastanza disponibile a far accedere le persone per una rapida visita, l’altra pare molto meno, oltre a dimostrare poco interesse per le tombe e i reperti ritrovati.

Per quanto riguarda il frantoio ipogeo, mi ha dato l’indicazioni per trovarlo ma mi ha anche avvertito che le entrate sono completamente ricoperte da rovi e che non è più accessibile. Tempo fa avevano provveduto a ripulire la zona ma attualmente tutto è ritornato come prima.

Messomi nuovamente in macchina sono ritornato nei pressi della cappella-cripta e da lì in poi, lentamente, mi sono avviato verso la zona indicatami. Anche qui, non ci sono indicazioni stradali, ma basandomi su quanto mi era stato riferito e sul quel poco di esperienza che mi sono fatto, dopo qualche minuto mi aggiravo tra l’erba e la terra rossa di un piano rialzato tra resti di antiche tombe.

Il rinvenimento delle tombe è stato assolutamente casuale. Si stava procedendo ad effettuare mediante mezzi meccanici delle buche nel terreno per procedere alla successiva messa a dimora di alberi di ulivo quando sono state scoperte queste antiche tombe. La segnalazione alla Sovraintendenza ha bloccato il proseguimento dei lavori. Sono potuti così partire le successive indagini archeologiche. Sono state così identificate 355 buche e gli studi effettuati hanno consentito di definire tre diversi periodi di utilizzo dell’area.

Una prima fase protostorica, con alcune possibili attestazioni che sono state ricondotte al Neolitico e all’Età del Bronzo. Una successiva fase di età romano-imperiale e la più recente fase altomedioevale.

Mi sono poi avviato nella vicina zona dove è situato il frantoio ipogeo. Il sig. Salvatore aveva ragione. Ho girato attorno ma non c’era alcuna traccia di una possibile apertura.

L’area visitata ha una discreta estensione ma non eccessivamente ampia e ritengo sia auspicabile che il Comune di Cutrofiano si attivi quanto prima per la costituzione di un Parco Archeologico vista l’importanza della zona e prima che quanto giunto sino a noi vada irrimediabilmente perduto.

Altri comuni nel Salento lo hanno fatto, in alcuni casi sono stati solo degli interventi di pura conservazione, in altri casi si stanno muovendo egregiamente anche sul piano della valorizzazione. Interlocutori con cui parlare il Comune di Cutrofiano non dovrebbe faticare a trovarne al fine di condividere le cosi dette “buone pratiche” già messe in atto.

di Massimo Negro
__________
Per approfondimenti sulle indagini archeologiche: “Piscopio, Loc. San Giovanni (Cutrofiano): tra distruzione e ricostruzione di un sito archeologico. Prime riflessioni” di Brunella Bruno e Marisa Tinelli – Quaderno 11 – Museo della Ceramica di Cutrofiano – Congedo Editore – 2008

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Cripte, Cutrofiano e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...