Matino. Quel che resta di San Eleuterio.

Principali fulcri visivi naturali: il sistema delle serre, modeste ondulazioni soprattutto sui settori meridionali, piccoli promontori che raggiungono il picco di 208 metri slm col Colle Sant’Eleuterio.

Questa frase è tratta dalle Schede degli Ambiti Paesaggistici del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale del Salento delle Serre, al paragrafo “Valori Patrimoniali”.

Valori Patrimoniali? Peccato che il colle di Sant’Eleuterio ormai sia “morto”.

Una lunga agonia iniziata anni fa con l’installazione di una grande antenna e con la presenza di  cave che, anche se ormai dismesse, hanno profondamente segnato il panorama dell’intera zona. Ma se questo non è bastato, a dare recentemente il colpo di grazia è l’installazione di un parco fotovoltaico (a partire da luglio 2009) con la correlata realizzazione di opere che nella concessione vengono definite come “opere di pertinenza” del suddetto impianto, che altro non sono che ampi tracciati che hanno ulteriormente ridotto quel poco di bosco ancora presente nella zona e sbancato le rocce dell’area.

La collina di San Eleuterio è il punto più alta del Salento da cui si gode un panorama mozzafiato, da cui nelle giornate in assenza di foschia si vede chiaramente l’isola di Sant’Andrea. Sulla sommità della collina sono ancora presenti alcune cavità, una di queste è ancora accessibile e secondo il De Giorgi è quello che rimane della chiesa-cripta di San Eleuterio.

Così si presentava la zona prima dell’installazione dell’impianto e prima che venissero realizzate le ulteriori opere di pertinenza.

Un colle che nel lontano passato aveva accolto e dato ospitalità a comunità monastiche di cui rimane ancora qualche traccia in una cavità sotterranea. Secondo il De Giorgi è quello che rimane della chiesa-cripta di San Eleuterio.
Questa foto è del 2009, si possono notare degli alberi sullo sfondo della cripta.

Questa è quando sono tornato a distanza di qualche mese. Quegli alberi non ci sono più.

 

A dicembre del 2009 erano già iniziati i lavori di queste opere di pertinenza. Questa è la foto di allora.

 

Ora la situazione appare così.

Una delle ultime volte che ci sono andato ho incontrato casualmente alcuni esponenti di un’associazione ambientalista di Parabita che stavano cercando di pulire il sottobosco dai rami e dalle sterpaglie per evitare che un incendio “casuale” cancellasse quel che rimaneva del bosco, nell’area adiacente alla  zona recintata in cui si trovano le cavità sotterranee.

Come se non bastasse, mi dicevano che una nota azienda elettrica italiana nell’effettuare alcuni interventi di manutenzione sui tralicci, aveva decapitato tutti gli alberi di pino che si trovano lungo la strada sterrata che conduce al sito e non si sono neanche preoccupati di ripulire la zona.

Ma questo è solo l’ultimo degli attentati che la zona ha subito. Le pietre dei muretti a secco sono stati con pale e camion portati via. Le denunce non hanno sortito alcun risultato.
Nonostante la recinzione, con l’approssimarsi dell’inverno si sono viste più volte comparire seghe elettriche e alberi abbattuti. Anche in questo caso denunce senza risultato. Se continua così non rimarrà nulla. Alcuni di loro hanno gettato la spugna perché la loro combattività li ha resi oggetto di minacce pesanti.

Sant’Eleuterio è morto. E la sua morte è stata celata da un’errata concezione di sviluppo e progresso. La Puglia è la regione leader nello sviluppo delle energie alternative. Ma non è questa la Puglia che,non solo a me, ma penso anche a tanti di voi piaccia.

Non sono questi i record che noi cerchiamo e soprattutto non li cerchiamo a tutti i costi e a danno del nostro territorio.

Lo scempio nelle nostre campagne, sui nostri colli continua senza interruzioni, con amministrazioni che si rendono dolosamente conniventi con certe scelte.
Ma anche di fronte a questo scempio, una speranza c’è. E la speranza risiede nelle cave ormai dismesse che si trovano nella zona. L’anno scorso la Regione Puglia pubblicò un bando per la riqualificazione di queste aree anche mediante rimboschimenti (in effetti qui una volta c’era un bosco).

La speranza risiede nell’auspicio che un’opportunità del genere possa essere riproposta e che per Sant’Eleuterio si possa presentare un progetto per il recupero di queste aree. Molto probabilmente questi luoghi sono privati ma un’Amministrazione attenta e sensibile a questi temi può esercitare le giuste pressioni. Tentare non nuoce. Se si ha volontà e determinazione (cosa che solitamente manca ai nostri “capaci” politici).
Quello che è successo qui è già accaduto in altre zone e potrebbe accadere ancora, visti i tanti progetti sbandierati come innovativi dagli utili idioti delle nostre amministrazioni e di chi siede in Regione. Non è retorica nè gratuito insulto ma purtroppo questo è quello che è, e quello che accadrebbe se ad alcuni progetti già presentati venisse dato corso in altri luoghi incantevoli del Salento.

di Massimo Negro

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