Giuggianello. La Madonna della Serra nel ricordo di antiche devozioni.

Il Sud, terra del rimorso. A volte mi viene da pensare che la fortuna di De Martino sia dovuta, oltre che alla sua competenza e alla sua incredibile capacità di osservazione dei fenomeni sociali, a questo splendido titolo di una delle sue più importanti opere. Questo titolo ha, pur nella sua brevità e quasi apparente semplicità,  una capacità rappresentativa ed evocativa molto significativa.
Ci rimanda indietro ad un tempo che per certi versi non è così lontano come la nostra fallibile memoria ci potrebbe far credere, in cui religione, tradizioni popolari, pregiudizi sociali e di sesso, malattie a volte vere a volte immaginarie, curatori o curatrici, medici “di campagna” … tutto questo costituiva una sorta di corpus juris, non scritto, che governava e regolava il funzionamento delle nostre piccole comunità.

Siamo nel mese di giugno, il mese di S. Paolo in cui si raggiungeva il culmine del fenomeno del tarantismo con la visita delle tarantolate (e dei pochi tarantolati) alla chiesetta dedicata a San Paolo a Galatina  nel giorno dedicato al festa del Santo. Il De Martino concluse la sua inchiesta riscontrando l’oggettiva impossibilità di tracciare un chiaro quadro clinico dal punto di vista della medicina ufficiale. Molte delle intervistate facevano fatica a ricordare se il fatidico morso vi era veramente stato; in alcuni casi questo avvelenamento dell’anima era stato causato dalla semplice prossimità al ragno, al serpente o allo scorpione; i tre animali raffigurati nella tela di San Paolo presente nella chiesetta (1).

Ma nel nostro Salento ci sono altre tradizioni che richiamano manifestazioni di  malattia vera o di “rimorso” di cui si ha memoria e la cui guarigione veniva invocata con riti in cui la componente religiosa si mescolava a tradizioni “pagane” e dove la medicina ufficiale veniva tenuta a debita distanza (forse perché anch’essa affetta da ignoranza) o incapace, per lo stato dell’arte, di dare risposte.

A seguito delle foto fatte durante la processione di San Donato a Montesano Salentino, ho avuto modo di scrivere del cosi detto “male di San Donato”, oggi identificato con l’epilessia. In uno stralcio di intervista fatta da Ada Nucita nel 1986 ad un’anziana signora di Castrignano dei Greci, quest’ultima nel descrivere lo stato di un bambino affetto da epilessia raccontava che la raccomandazione data dalla gente alla madre era portare il bambino da San Donato. Alla domanda se non era sembrato il caso di chiamare un dottore, l’anziana rispondeva “Nun era cosa de dottore”. E il santuario di destinazione di questi poveretti era solitamente quello di Montesano Salentino (2).

Nel raccontare della chiesa di S. Maria del Casale a Brindisi, ho ripreso un’antica leggenda francescana in cui si racconta che San Francesco dona l’immunità dai morsi dei ragni ai frati presenti presso la chiesa. Leggenda che anche in questo caso lascia intravedere un contesto sociale dell’epoca (lo scritto che riprende questa leggenda è del ‘700), caratterizzato da radici e antiche tradizioni contadine, sicuramente simile a quello del leccese (3).

Con questo breve scritto andiamo ora a Giuggianello presso la chiesa della Madonna della Serra, situata lungo la strada che conduce dal paese a Minervino.

Qui il 30 maggio di ogni anno si tiene una festa dedicata a questa figura di Madonna, con la processione che riporta la statua della Vergine dalla chiesa madre del paese presso la cappella.
Questa chiesetta è stata testimone nel passato di storie drammatiche. Si racconta che presso questo sito, sino ai primi decenni del secolo scorso, il giorno della festa, venivano celebrati riti di espiazione, di liberazione su ragazze e donne adulte che i familiari ritenevano possedute dal diavolo. Si potrebbe parlare di una sorta di riti di esorcismo.

Queste donne venivano portate in questo luogo, lontano dal paese e al sorgere del sole affinché nessuno le vedesse,  vestite con una lunga tunica, quale segno di penitenza e accompagnate dai parenti che, come per le tarantate di Galatina, cercavano di sorreggerle e di impedire che si potessero arrecare del male a causa dei loro movimenti scomposti. Giunte nella chiesa, a porte chiuse, veniva praticato loro questa sorta di esorcismo. Il rimorso ovvero il peccato secondo il sentimento dell’epoca e la vergogna di essere viste, che avrebbe impedito la possibilità un domani di sposarsi.

Nel passato restare zitella era considerata una sorta di disgrazia, di castigo che richiedeva un’espiazione; come il non avere figli. Per questo motivo, ad esempio, anche nella vicina Maglie la festa del patrono San Nicola era ritenuta la festa delle zitelle. Le donne chiedevano l’intercessione del Santo affinché potessero trovare finalmente marito (4).

Un altro Sud. Un Sud di superstizioni e di magia. Un Sud che fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle. Un Sud che vale la pena continuare a ricordare perché, pur nella drammaticità di queste storie, di questi drammi familiari,  rappresenta il nostro passato e le nostre tradizioni e forse anche, la chiave di lettura per capire alcuni aspetti di questo nostro presente

di Massimo Negro

(1) Nota su Galatina e San Paolo
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/galatina-breve-nota-irriverente-e-fantasiosa-su-san-paolo-e-le-tarantate/

(2) Nota su Montesano Salentino e San Donato
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/montesano-salentino-la-processione-di-san-donato-e-lepilessia/

(3) Nota su Brindisi Santa Maria del Casale e San Francesco
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/brindisi-santa-maria-del-casale-tra-sante-vergini-templari-e-san-francesco/

(4) Nota su Maglie e su San Nicola
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/05/maglie-san-nicola-e-le-zitelle/

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