Miggiano. Gli archi di Santa Marina.

Terza tappa di questo viaggio tra riti religiosi, arte e antiche credenze popolari, seguendo i riti e i luoghi di culto dedicati a Santa Marina nel giorno della sua festa il 17 luglio.

Dopo la prima nota dedicata alla festa di Santa Marina a Muro Leccese, dove è possibile ammirare una piccola e suggestiva chiesa dedicata alla santa in cui sono conservati importanti affreschi di origine bizantina, e la seconda dedicata a Ruggiano, piccola frazione di Salve, in cui sono raccontate e rivivono le antiche credenze che ruotano attorno al santuario di origine medioevale, con questa nota giungiamo a Miggiano.

Miggiano per certi versi rappresenta una sintesi delle prime due tappe. Una devozione ancora viva e praticata verso la santa, la presenza di importanti affreschi bizantini all’interno dell’antica cripta, il racconto di antiche credenze che ruotano attorno a Santa Marina o forse anche prima che nascesse il culto verso la santa.
Festa grande a Miggiano per Santa Marina e per la Madonna del Carmine, celebrata il giorno prima, il 16 luglio.
Dopo aver attraversato per sbaglio il centro di Montesano Salentino, ma l’occasione è stata propizia per rivedere il santuario dedicato a San Donato, sono giunto a Miggiano. Una lunga fila di baracche tipiche delle nostre feste conduce verso il luogo di culto.
All’ingresso del cimitero del paese, a destra della cancellata, si trova la chiesa del trecento dedicata alla santa e sotto di essa si trova l’antica cripta scavata nella roccia.
Nella chiesa sovrastante la cripta è posta la statua della santa e qui si recano i devoti a renderle omaggio nel suo giorno di festa. Ad una suora presente in chiesa ho chiesto se Santa Marina a Miggiano venisse ricordata come protettrice delle partorienti  o come santa del “sano colorito”. Anche in questo caso come a Ruggiano, alla santa si chiedeva di intercedere per guarire dall’ittero.

Attraversata la piccola chiesa a navata unica, una porta laterale conduce verso l’esterno dove si trova la scala scavata nella roccia che consente di accedere alla cripta. Attualmente la cripta si presenta composta da due grandi vani e da un dromos che conduce a un piccolo ambiente, di cui vi dirò nel prosieguo della nota.
Al primo dei due vani si accede al termine della scalinata. Nella parete di fronte è posto un affresco dedicato a Santa Marina, raffigurata con il drago ai suoi piedi e in catene e con l’immagine della chiesa sovrastante la cripta. Ne consegue che l’affresco è sicuramente di epoca posteriore alla costruzione della chiesa sovrastante.

A destra vi è il secondo vano, nel passato inaccessibile perché utilizzato come ossario del vicino cimitero. Una vecchia lapide con il simbolo della morte ne ricorda la precedente destinazione d’uso. Molto probabilmente questo vano fungeva inizialmente da abside prima che la cripta venisse rimaneggiata e destinata diversamente.

Dal punto di vista artistico le sorprese si hanno accedendo al piccolo ambiente situato a sinistra del vano d’accesso alla cripta. La parete di fondo è affrescata con una “Dormitio Virginis”. Il corpo della Vergine disteso, presenta per ciascun lato sei apostoli e al di sopra la figura del Cristo che regge l’anima della Madre rappresentata come una bambina in fasce bianche.

A sinistra le figure di tre santi. Santa Caterina, un santo anonimo e San Nicola. A destra la figura dell’Arcangelo Michele e le immagini di tre devoti, molto probabilmente i committenti delle opere. Il ciclo pittorico dovrebbe risalire al XIII secolo circa. Secondo alcuni studiosi questo ambiente poteva fungere nel passato da cappella funerari.

Ma lasciando gli aspetti artistici e decorativi del sito sicuramente molto importanti e apprezzabili, come accade spesso, le sorprese maggiori si hanno quando si ha modo di apprendere le antiche credenze e pratiche religiose che venivano compiute nel passato in questo luogo.
Un antico rito di cui le donne erano le “officianti” prevedeva che queste, una volta accedute alla cripta, dovessero inginocchiarsi  per ben sette volte, assumendo ogni volta una forma ad arco, a richiamare con questa particolare posizione del corpo la forma dell’arcobaleno.
Le prime quattro volte la donna si inginocchiava in corrispondenza dei quattro angoli della cripta. Ad ogni angolo la donna assumeva la forma dell’arco. Successivamente si posizionava al centro del vano e per tre volte consecutive assumeva la solita posizione richiesta da questo inusuale rito. Al centro del vano venivano pronunciate le preghiere di intercessione verso la santa.
Un rito inusuale e che non trova corrispondenze con le posizioni tipiche di preghiera che noi tutti conosciamo. Non si inginocchiavano, non si prostravano dinanzi all’immagine della santa. Dovevano assumere questa sorta di forma ad arco in alcuni punti precisi del sito.
Rito antico e carico di simbolismi.
Quattro come le architravi del Mondo. Quattro come le stagioni che scandiscono ogni anno la vita dell’uomo. Quattro come le estremità della croce.

Al centro a simboleggiare la quintessenza del Mondo e che in tempi remoti era rappresentata dalla simbologia del Sole. Le tre posture centrali, tre come la Santissima Trinità.
Il numero sette, anch’esso ricco di significati nella storia dell’uomo, nella scansione del tempo e nella storia delle religioni. Sette perché sono sette i colori dell’arcobaleno.  E lo stesso arcobaleno simbolo della congiunzione tra cielo e terra.
Le donne scendevano nella cripta ornate con sette zigareddhe, dei nastrini colorati che ancora oggi si possono acquistare in occasione di alcune feste e che per l’occasione rappresentavano i colori dell’arcobaleno.
All’ingresso della cripta I fidanzati legavano al polso delle loro promesse i sette nastrini a rappresentare un legame indissolubile.
Pratica abbastanza inusuale e che potrebbe trovare le sue origini non nel culto cattolico ma in pratiche ancora più antiche, in qualche forma primordiale di preghiera verso gli elementi della Natura.
Inoltre proprio nell’architrave che porta verso il piccolo ambiente affrescato si possono notare dei disegni che richiamano antiche simbologie.
Il rito è antico ma praticato sino a poco tempo fa. Come si raccontava il giorno della mia visita, pare che una vecchietta del luogo, una certa “Cesira”, sino a pochi anni fa  praticava ancora l’antico rito.

Quanto scritto è quello che mi è stato raccontato quel giorno. Non sono uno storico né uno studioso delle religioni, lascio ad altri più competenti approfondire il tema. In autunno dovrebbe essere pubblicato un libro che racconta la storia di questo antico luogo.

Cosa ne penso io? Siamo nella terra dei menhir, dei dolmen. Siamo nella terra delle pietre della fertilità dove la Chiesa solo in epoca successiva ci ha costruito una chiesa attorno, come a Calimera, o vi ha affiancato l’immagine di Maria come a Parabita. Siamo nella terra delle Vergini fatte con ossa di animali, simbolo della fertilità e della Madre Terra.
Siamo in una terra che ancora oggi conserva tracce di un passato non interamente spiegato in cui il cristianesimo era ancora ben al di là dal venire. Siamo in una terra dove queste antiche pratiche potevano sicuramente avvenire e trovare una spiegazione in qualche forma di ritualità primordiale verso gli elementi della Natura.

Una cosa è comunque certa. La cripta vale la pena di essere  visitata.

di Massimo Negro
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Appartengono alla serie su Santa Marina le seguenti note:

– Muro Leccese
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/muro-leccese-santa-marina-uno-sguardo-verso-oriente/

– Ruggiano (Salve)
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/ruggiano-le-zigareddhe-di-santa-marina/

– Miggiano
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/miggiano-gli-archi-di-santa-marina/

– Casale di Stigliano (Serrano)
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/stigliano-il-casale-abbandonato-lantica-cripta-e-santa-marina/

– Ortelle
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/07/ortelle-tra-s-vito-santa-marina-e-la-madonna-della-grotta/

– Parabita
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/07/parabita-la-cripta-di-santa-marina/

– Taviano
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/08/taviano-la-chiesa-di-santa-marina/

– Carpignano Salentino
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/08/carpignano-salentino-la-cripta-di-ss-cristina-e-marina/

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Per approfondire gli aspetti storico – artistici della cripta consiglio le seguenti letture:

– “Gli insediamenti rupestri medioevali nel Basso Salento” – Fonseca, Bruno, Ingrosso, marotta – Congedo Editore, 1979. Il libro, oltre a descrivere validamente gli affreschi presenti all’interno della cripta, presenta una sommaria descrizione del luogo come si presentava negli ultimi anni ’70. Non mi risultano ristampe più recenti del libro, per cui ritengo che sia anche difficoltoso da ritrovare in qualche libreria

– Per una lettura aggiornata sullo stato attuale del luogo e sui risultati degli ulteriori e più recenti studi condotti, consiglio “La cripta di Santa Marina a Miggiano” – M. Cavalera – Spicilegia Sallentina Rivista del caffè Letterario di Nardò

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