Montesano Salentino. La processione di San Donato e l’epilessia.

Immagini di una caldissima mattinata di agosto passata nel Sud Salento, immerso tra la gente, le baracche ma soprattutto tra le tradizioni della caratteristica processione di San Donato, nelle chiese e per le strade di Montesano Salentino. Un altro interessante e poco noto spaccato della storia e delle credenze della gente che abita la nostra terra. 

Parliamo innanzitutto della suggestiva processione che si svolge la mattina dell’8 agosto, durante la quale la statua del Santo lascia la Chiesa Madre trasportato a spalla da un gruppo di fedeli alquanto “particolari” (e tra poco spiegherò anche il perché di questo termine) per essere portato nel vicino Santuario posto all’entrata del paese, e facilmente localizzabile nel giungere dalla strada statale che da Maglie conduce a S. Maria di Leuca.

Perché l’uso di quel termine “particolari”? Perché è molto interessante e degno di essere seguito passo passo quel che accade proprio sotto la statua del Santo. Ma andiamo con ordine nel descrivere il corteo religioso.

La processione viene aperta da una lunga asta, per certi versi simile a un lungo pastorale, ornata da due drappi rossi. Su questi drappi nel corso della processione (a dire il vero il Santo viene portato in tempi diversi più volte in processione nel corso della festa) sono raccolte le offerte dei devoti, appuntate utilizzando degli spilli. Con questa modalità e grazie al sentimento religioso e devozionale dei fedeli, vengono ogni anno raccolte parecchie migliaia di euro.

Dopo l’asta vi è la reliquia del Santo patrono, custodita in una teca e portata anch’essa in processione dai chierici.

Ma la cosa più particolare accade, come scrivevo prima, proprio sotto la statua la Santo. Durante la processione le persone che portano in spalla la statua, o che ambiscono a portarla, partecipano ad una sorta di asta. Chi offre di più può avere l’onore di portare il Santo, fintanto che non si procede nuovamente al rilancio delle offerte. Le offerte e i cambi sono regolati da una persona, che nelle foto vedrete più volte, che con penna e taccuino prende nota delle offerte e dei rilanci.

Questa pratica non è autorizzata dalla Chiesa locale e neanche, ovviamente, dal Vescovo, ma la tradizione è tale che, come mi raccontava un sacerdote, queste persone formano una sorte di cerchio al cui interno non fanno avvicinare nessuno, nemmeno il sacerdote. Per cui, o la statua viene portata in questo modo, o altrimenti si rifiutano.

Il culmine si raggiunge quando la statua, fatta uscire dalla Chiesa Madre del paese, viene fatta entrare all’interno del Santuario. Poco prima di varcare la cancellata, la statua si ferma per gli ultimi rilanci che avvengono anche con una certa veemenza. Quel giorno in particolare c’era una donna che in modo abbastanza vivace trattava per far sì che fosse il marito uno dei portatori della statua all’interno. Una volta fatta entrare e debitamente sistemata nel Santuario, il luogo viene aperto per la visita dei fedeli e, ovviamente per raccogliere ulteriori offerte. 

Ma Montesano Salentino e il suo Santuario dedicato a San Donato richiamano alla memoria, di un passato anche recente, tradizioni e credenze popolari che si intrecciano con la medicina e la superstizione.

In particolare, vi voglio raccontare di una malattia, l’epilessia, che nel passato specialmente in questa zona del Salento, si riteneva che potesse essere guarita grazie e con la sola intercessione di San Donato.

Sappiamo benissimo che la storia delle genti, e fino a pochi decenni fa, il confine tra la pratica religiosa e la pratica medica aveva un confine molto labile. In particolare nelle zone di campagna, distanti dai grandi centri, dove la figura del medico rivestiva anche caratteri di eccezionalità nella sua presenza, molto  spesso si faceva riferimento a figure che con la medicina avevano poco a che fare. 

Guaritori o guaritrici con i loro intrugli o riti magici a cui veniva chiesto di scacciare il malocchio, l’influsso negativo di una strega o anche una malattia della quale si faceva difficoltà a riconoscere le cause o a capirne la tipologia.

E dove non interveniva, esemplificando, l’anziana del luogo (e noi galatinesi dovremmo saperne qualcosa con le famose sorelle Farina), si procedeva con antiche tradizioni e pratiche correlate alla devozione di Santi. Questo è anche il caso dell’epilessia nota anche come “male di San Donato”, dove l’accostamento della malattia o dello stato psicologico precario, al nome del Santo serve quasi a far rendere “accettabile” quello che per ignoranza il resto della comunità non avrebbe capito e non accettato (come avveniva anche per il tarantismo).

“Tratto da uno scritto di Ada Nucita del 1986”. Per una migliore comprensione del fenomeno stesso e delle valutazioni della gente si riporta questa intervista ad Abbondanza Mele di Castrignano dei Greci. – Anni 91 -.

D. – Hai vistu mai gente cu Ilu male de Santu Tunàtu? (Hai visto mai gente con il male di San Donato?)
R. – Aggiu vistu grandi e piccinni. Ma mutu de cchiui piccinni. (Ho visto grandi e piccoli. Ma più piccoli).
D. – E cce hai vistu? (E cosa hai visto?)
R. – Na fiata ‘nu piccicchéddhu mentre lattàva, tuttu de paru li vinne “maccanza”, lassòu la minna e cuminciàu se torca commu ‘nu serpe.
Li grandi, quandu li ziccava lu “male”, de moi ‘mmoi sbiancàvane, torcìane l’occhi, li scindìane le vave de vucca, cadìane ‘n terra e sbattiane la capu pe ‘nu picca de tiempu.
(Una volta un neonato mentre succhiava il latte materno, tutto ad un tratto perdette i sensi, lasciò il seno e cominciò a torcersi come un serpente. Gli adulti, quando venivano presi dal “male”, improvvisamente impallidivano torcevano gli occhi, scendevano le bave dalla bocca, cadevano per terra e sbattevano il capo per un bel po’ di tempo).
D. – La gente de lu paese ce dicìa? (La gente del paese cosa diceva?).
R. – Dicìa ‘vvannu a Santu Tunàtu se volìa Ili torna la sanitàta. (Diceva di recarsi a San Donato se si voleva riacquistare la salute).
D. – Percé nun scìane a Ilu dottore? (Perché non andavano dal dottore?)
R. – Nun era cosa de dottore. (Non era cosa di medici).

Questa credenza ha radici remote. Sin dall’antichità, infatti, si riteneva che l’epilessia fosse mandata dagli dei e che solo gli dei potevano guarirla, e questo perché, a causa dell’assoluta mancanza di conoscenze scientifiche sull’origine del male, non esistevano rimedi per la guarigione

Il Salento come terra del rimorso, terra dei turbamenti dell’anima. Il Tarantismo e il male di San Donato.

 di Massimo Negro

di seguito il link al video delle foto della processione

http://www.youtube.com/watch?v=duk6vfMeKLk

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