Taviano. La chiesa di Santa Marina.

Dopo Parabita il mio peregrinare seguendo le tracce del culto della santa orientale Marina giunge a Taviano, al limitare del centro abitato presso la piccola chiesetta rurale inizialmente dedicata alla Madonna di Costantinopoli e poi successivamente, ma non si sa in quale anno, dedicata al culto della santa del “bel colorito”, Santa Marina.

Siamo in contrada “crucicchie”, in campagna, al crocevia di quella che doveva essere un’arteria che conduceva verso il mare e che negli anni ’60 venne sostituita dal nuovo e attuale tracciato viario.

 Nello scorso mese di luglio in occasione della festa di Santa Marina non mi era stato possibile recarmi sul posto perché già impegnato tra Miggiano e Ruggiano. Così non appena appreso che il giorno della vigilia di Natale la locale associazione “Cultura e Salento”, che da tempo si spende per il recupero completo del bene, aveva organizzato un evento natalizio, ne ho subito approfittato per poter visitare il sito. Primo sopraluogo la mattina della vigilia dopo essere passato prima da Parabita per visitare una cripta dedicata alla stessa santa. La chiesetta era chiusa così ne ho approfittato per fare delle foto della zona e degli esterni del piccolo complesso.
Nella zona ora sorgono delle case, ma un tempo chi si recava in quel posto si trovava in aperta campagna.

Il luogo doveva essere di una certa importanza per la locale comunità in quanto vi è oltre alla chiesetta numerose altre edicole votive e una suggestiva lunetta con un affresco di una Pietà di cui scriverò dopo. Un luogo non solo di passaggio (da qui molto probabilmente il nome dialettale della zona, “crucicchie”) ma sicuramente animato da un sentimento di devozione popolare molto intenso.

Sono poi ritornato nel tardo pomeriggio per poter visitare l’interno e acquisire un po’ di informazioni sulla storia della chiesetta.

Le notizie che riporto mi sono state riferite durante la visita e buona parte di queste si possono anche leggere su un articolo di una rivista che è presente all’interno della chiesetta, incorniciato in un quadretto posto a lato della porta di ingresso; nell’articolo viene illustrata brevemente la storia del sito.

La chiesetta venne costruita nel 1704 da Gerolamo Moschettini, il cui blasone nobiliare ancorché rovinato è posto sulla facciata del piccolo complesso (notizie rinvenute grazie alla tesi di Francesca Mauramati presso l’Archivio della Curia Vescovile di Nardò). Dalle indagini condotte risulta che venne edificata prima la chiesetta e poi successivamente vennero costruite la casa del gestore, il forno ormai diroccato con addossato un dipinto dell’Immacolata, il pozzo e quello che resta di altre costruzioni e manufatti.

L’interno si presenta molto rovinato a causa dei “soliti” interventi di vandali alla ricerca di tesori, “bacchiature”. L’antico altare è stato asportato e nella parte bassa delle pareti i dipinti sono ormai scomparsi, con le pareti in più punti sforacchiate e gli stessi affreschi che rimangono presentano in più punti l’intonaco distaccato dalla parete.
Le pitture, sia quelle interne sia quelle esterne, si ritiene siano state realizzate da maestranze locali anonime, molto probabilmente gallipoline.
All’interno posta nella parete frontale una Madonna di Costantinopoli a cui la chiesa era inizialmente dedicata.

Una raffigurazione di origine orientale della Vergine, che rimanda ad eventi miracolosi accaduti nei primi secoli dopo Cristo nell’antica capitale orientale. L’iconografia è quella tipica nella posizione “Odigitria”, che la tradizione attribuisce a San Luca. In altri termini la Madonna che istruisce o che indica il cammino, la direzione, il cui culto fu molto diffuso in Puglia.

Nella lunetta in alto a destra San Domenico, mentre nella lunetta a sinistra San Francesco da Paola. Riguardo quest’ultimo dipinto, si ritrae il santo che attraversa lo Stretto di Messina su di una vela (una delle rappresentazioni classiche del santo) e a margine vi è la veduta del Castello di Gallipoli.

Protettore non solo contro le epidemie e gli incendi, è anche protettore dei pescatori. Se consideriamo quest’ultimo aspetto e la presenza nel vicino centro storico di Gallipoli di una chiesa dedicato al santo, l’ipotesi che le maestranze locali fossero dell’area gallipolina si rafforza ancor di più.

Sulla parete dove è posta la porta di accesso, è visibile in alto a destra una Santa Marina con il drago ai suoi piedi del quale squarcio il ventre e a sinistra un santo che secondo alcuni dovrebbe essere un guerriero ma che ad altri sembra San Lazzaro; comunque è in cattivo stato di conservazione per cui non facilmente attribuibile.
Come scrivevo in precedenza, non si conosce l’anno in cui la chiesetta venne dedicata a Santa Marina.

La volta è anch’essa affrescata con ricchezza di motivi floreali, angeli e animali e nel centro è posta la figura del Padre Eterno circondato da angeli.

La lunetta posta all’esterno nel lato opposto del piazzale rispetto alla chiesetta conserva un dipinto della Pietà in cattivo stato e ai lati altre figure di santi attribuiti a Santa Marina e San Martino, quest’ultimo patrono di Taviano. Sull’intonaco della lunetta impronte colorate di mani, come se qualcuno vi avesse voluto apporre una sorta di firma come in uso in alcune grotte della preistoria.

Ma ponendo particolare attenzione, si possono leggere anche frasi e nomi scritti che risalgono agli anni della guerra.

Il luogo è stato parzialmente recuperato a partire dagli anni ’80 grazie alle continue sollecitazioni di numerose associazioni del luogo, dopo che il sito era diventata una discarica a cielo aperto.

Nel 2006, il Comune di Taviano ha ricevuto un atto di donazione volontaria del terreno retrostante la struttura e oggi  grazie all’intervento di ristrutturazione, realizzato dal Comune in collaborazione con un imprenditore privato a titolo di esclusiva liberalità, si è provveduto al completamento della sistemazione esterna della chiesetta rupestre e dell’annessa edicola, mediante la pavimentazione esterna prospiciente la facciata in basoli di Soleto.

Molto resta ancora da fare soprattutto per conservare e meglio valorizzare l’interno della piccola chiesa i cui affreschi sono “messi male” a causa dei vandali e del passare inesorabile del tempo che ha portato l’intonaco a distaccarsi in diversi punti.
Il sito con decreto della Sovrintendenza del febbraio del 1980 è dichiarato monumento nazionale da tutelare.

di Massimo Negro

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Appartengono alla serie su Santa Marina le seguenti note:

– Muro Leccese
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/muro-leccese-santa-marina-uno-sguardo-verso-oriente/

– Ruggiano (Salve)
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/ruggiano-le-zigareddhe-di-santa-marina/

– Miggiano
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/miggiano-gli-archi-di-santa-marina/

– Casale di Stigliano (Serrano)
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/stigliano-il-casale-abbandonato-lantica-cripta-e-santa-marina/

– Ortelle
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/07/ortelle-tra-s-vito-santa-marina-e-la-madonna-della-grotta/

– Parabita
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/07/parabita-la-cripta-di-santa-marina/

– Taviano
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/08/taviano-la-chiesa-di-santa-marina/

– Carpignano Salentino
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/08/carpignano-salentino-la-cripta-di-ss-cristina-e-marina/

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2 risposte a Taviano. La chiesa di Santa Marina.

  1. Maria G. Cazzato ha detto:

    Per favore,
    vorrei conoscere cortesemente
    l’anno di pubblicazione della tesi di Francesca Mauramati

  2. michele ha detto:

    Solo che non si trova a Taviano. Si trova esattamente sul confine tra Racale e Taviano. Infatti quella edicola votiva è in territorio di Racale mentre la chiesa è per metà in territorio di Taviano e per metà in territorio di Racale.
    Per essere precisi..

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