Cave Ipogee. Nelle miniere di tufo di Cutrofiano.

“Ci fazzu? … Vau te solu?”
“Sine poti scire te sulu”, poi rivolto a suo fratello che nelle intenzioni iniziali mi avrebbe dovuto accompagnare, “Dici ca se perde?”
“None, comu face cu se perde” gli rispose il fratello
Quindi guardandomi mi disse “Bona passeggiata e … me raccumandu cu ne te perdi!”
Salutai e mi avviai a piedi verso l’ampia entrata.

Ma prima di giungere a quel giorno e raccontarvi quanto accaduto,  sono dovuti passare parecchi mesi da quando mi presentai per la prima volta alla cava per cercare di visitarla.
Il tutto cominciò per caso, come molto spesso capita nelle mie improvvisate peregrinazioni per  il Salento. Una mattina di due estati fa, mi trovavo nella biblioteca di Cutrofiano per chiedere  alcune informazioni sulla zona dove si trova la Cripta di San Giovanni Battista. Nel parlare delle poche tracce di affreschi all’interno della cripta e della vicina necropoli, il discorso cadde sulle cave ipogee presenti nella zona. Dopo aver raccontato delle mia “esplorazione” delle antiche cave in località Petrore, il responsabile della biblioteca mi disse “Ma quelle non sono niente rispetto alle vere cave ipogee di Casarano”. Alla fine della visita me ne tornai a Galatina con tutti i riferimenti utili per poter contattare il proprietario e cercare di organizzare una visita.

Era ormai settembre quando mi misi in contatto per la prima volta con lui. Quel giorno non poteva accompagnarmi perché era da solo e non poteva lasciare il lavoro che stava facendo. Mi diede appuntamento per il lunedì successivo, ma un impegno improvviso a Roma non mi permise di ritornarci. Da allora e per i mesi successivi accadde qualcosa di veramente strano, in puro stile fantozziano. Ogni volta che prendevo appuntamento per andarci, il giorno prima o il giorno stesso pioveva e di conseguenza la visita saltava. Con il terreno  bagnato era praticamente impossibile entrare perché si profondava nella melma.

Dopo uno dei tanti contatti avuti in quei mesi di nulla di fatto, un giorno il proprietario vedendomi un po’ amareggiato mi disse “Nu te preoccupare, tantu la cava te ‘cquai nu se move”. Passarono mesi con questa “maledetta” nube che incombeva sulla mia testa, finché un giorno di aprile di quest’anno accadde il “miracolo”.

Alla fine come avrete capito ci entrai da solo. Armato di macchina fotografica per foto, macchina fotografica appesa al collo per filmare  e torcia elettrica. Quest’ultima un po’ misera, ma era la più potente che ero riuscito a trovare nei “forniti” negozi di Galatina.
Bardato di tutto punto mi avviai verso l’ingresso. Non scesi nel sottosuolo da uno di quei pozzi di scavo che vi ho fatto vedere nella precedente nota. Lo sfruttamento a cielo aperto della zona ha intercettato le gallerie sotterranee di un’antica cava ipogea, per cui l’ingresso è avvenuto direttamente, come  dire,  dal basso. Nonostante non piovesse da giorni, l’ingresso non è stato agevole. Per entrare nella galleria bisognava superare un piccolo ammasso di argilla e polvere di tufo che, dal lato che dava verso l’interno della galleria, era bagnato e se non si stava attenti si rischiava di ritrovarsi facilmente a gambe all’aria. Per capirsi, dopo quella visita le scarpe divennero inservibili.

Superato l’ostacolo delle “sabbie mobili” sono entrato nella prima galleria. Molto probabilmente faceva parte di un complesso sotterraneo molto più vasto e ormai quasi interamente consumato dalla coltivazione a cielo aperto della cava. In questo primo tratto non era necessario l’uso della torcia perché la luce arrivava copiosa dall’apertura d’ingresso. Mi trovai così all’interno di una vasta galleria, larga circa un otto  metri e tremendamente alta. Sulle pareti i segni lasciati dai cavatori per estrarre i mattoni di tufo. Segni del solido e antico piccone; molto probabilmente questa cava era stata scavata prima dell’avvento dei mezzi meccanici.

Lungo la galleria ad un certo punto vidi che si apriva nella parete destra un passaggio scavato nella roccia. Dall’altra parte regnava l’oscurità più profonda. Accesi la torcia elettrica, mi chinai per attraversare il basso passaggio e mi avviai all’interno.

La prima sensazione? Difficile da descrivere. Mi ritrovai in una galleria in apparenza simile alla prima ma immerso nel buio più totale.  La vastità degli spazi rendeva quasi nullo il fascio di luce della mia torcia e la grandezza della galleria veniva amplificata dell’oscurità. Il tempo di ambientarmi e provai, lasciatemelo dire, una gioia immensa nell’essere finalmente lì.  Molto probabilmente questa galleria faceva parte di un’altra cava ipogea, distinta dalla prima galleria attraversata inizialmente. Le due coltivazioni dovettero giungere quasi in contatto e allora, per qualche motivo, si realizzò un’apertura per metterle in comunicazione.
Si respirava aria umida ma onestamente neanché troppo.
Mi spostai dapprima verso sinistra, seguendo il rumore incessante di gocce d’acqua che cadevano dall’alto. Dopo poco mi trovai ai piedi di un pozzo di scavo tappato in superficie. Sotto la bocca del pozzo un cumulo di terra.

La galleria proseguiva ancora per un breve tratto sino poi ad arrestarsi. Per meglio orientarmi utilizzavo le foto che scattavo con il flash e che mi consentivano di avere una visione più ampia e sicura del posto in cui mi trovavo.  Tornai indietro. Davanti a me la galleria si perdeva nell’oscurità. Mi avviai camminando lentamente, non tanto per l’oscurità che avevo davanti, quanto per meglio assaporare quei momenti.

Al suo termine la galleria svoltava ad angolo retto a sinistra, aprendosi verso destra in alcuni brevi tronconi. Dopo una breve perlustrazione, mi apprestavo a proseguire lungo il nuovo tratto di galleria, quando sentii nuovamente il rumore di numerose gocce d’acqua che cadevano incessantemente dall’alto. Puntando innanzi il fascio di luce, intravidi i contorni di un cumulo di terra. Molto probabilmente stavo arrivando in corrispondenza di un altro pozzo di scavo.


Arrivato dinanzi all’ammasso di terra e roccia, proprio sotto la campana del pozzo, puntando la torcia verso l’alto ebbi la prima grande sorpresa della giornata. Le gocce d’acqua cadendo avevano formato delle stalattiti e il cumulo di terra appariva completamente biancastro e calcificato dai sali minerali. Stupendo.

Molto probabilmente questo secondo pozzo si trova nelle vicinanze di una falda freatica o in una zona più umida, visto che a differenza del primo le gocce d’acqua cadevano giù con una certa intensità. Sicuramente questo ha agevolato la creazione delle stalattiti.

La galleria proseguiva e così mi sono avviato lasciandomi alle spalle nell’oscurità il rumoreggiare delle gocce d’acqua.

Dopo poco, facendo girovagare in ogni dove  il mio fascio di luce, vengo colpito da una vasta macchia scura presente sulla volta  della galleria. Dapprima penso che i cavatori in quel punto forse si erano spinti un po’ troppo in alto andando ad intaccare lo strato di “mazzaro”.
Mantengo il fascio di luce in quel punto, finché non mi sembra di vedere un punto nero staccarsi dalla parete e volare via. Poi un secondo, un terzo e così via. Altro che “vasta macchia scura”, quella era  una colonia di pipistrelli.

Una marea di pipistrelli. Nel giro di pochi secondi il suono del loro battito d’ali ha scacciato via il silenzio più assoluto che regnava nella galleria. Ho percorso ancora un breve tratto, avanzando lentamente ma ormai il “danno” era fatto. Li sentivo volare intorno a me, sopra la mia testa.

Dopo aver fatto qualche foto mi dissi che forse era arrivato il momento di togliere il disturbo.


____

Le cave ipogee di Cutrofiano sono, al tempo stesso, un potenziale pericolo ma forse anche un’opportunità.

Un potenziale pericolo lo costituiscono in particolare le cave ipogee più antiche delle quali non si ha memoria del loro sviluppo nel sottosuolo e delle quali manca una planimetria. Sono le cave per le quali è difficile verificare che i cavatori dell’epoca avessero messo in opera tutti gli accorgimenti ed eseguito  le tecniche di scavo necessarie per assicurare la loro stabilità. Questa vasta zona di Cutrofiano è piena di depressioni nel terreno che, si può supporre, siano state causate dal crollo delle volte delle gallerie sottostanti. Alcune di queste depressioni sono state invase dall’acqua creando così dei bellissimi e suggestivi laghetti.  In quella zona è vietato il traffico a mezzi pesanti e a pieno carico, pena il rendere instabile quanto presente nel sottosuolo, con tutti i rischi di crolli che ne deriverebbero.

In alcuni casi, alcuni pozzi di scavo riaperti per delle ispezioni, sono stati trovati con le pareti ricoperte di fuligine. Segno che qualcuno vi ha buttato dentro qualcosa preoccupandosi poi di mettere fuoco. Forse dei copertoni.

Ma, con tutti gli accorgimenti e le cautele del caso, sono a mio avviso anche un’opportunità di sviluppo, Soprattutto le cave più recenti delle quali si conoscono tutti i dettagli del loro sviluppo e le loro caratteristiche. Potrebbero diventare un’inusuale attrazione per un certo tipo di turismo, oltre che testimonianze culturali nuovamente vive di un passato di cui  ormai pochi ricordano e a molti sconosciuto nel Salento.

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Non mi resta che terminare questa nota con una sintesi della mia esplorazione ripresa dalla macchina fotografica che avevo appesa al collo. Questo video, più che le foto, vi possono dare una migliore comprensione del particolare contesto in cui mi sono trovato e delle condizioni in cui è avvenuta la mia visita.

http://www.youtube.com/watch?v=1cMJOi9O_Rs

di Massimo Negro 

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APPARTENGONO ALLA SERIE DELLE CAVE IPOGEE LE SEGUENTI NOTE:

Nota nr. 1: nota sulle antiche cave ipogee che costeggiano il tracciato ferroviario a ridosso del centro abitato nella zona alta di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-quattro-passi-nel-sottosuolo-di-gallipoli/

Nota nr. 2: nota sulle antiche cave ipogee della zona “Mater Gratiae” di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-cave-mater-gratiae-di-gallipoli/

Nota nr. 3: nota sui pozzi di accesso alle antiche cave ipogee della zona di Cutrofinao.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-i-pozzi-nelle-campagne-di-cutrofiano/

Nota nr. 4: nota sulla ”passeggiata” nell’oscurità in una cava ipogea di Cutrofiano, tra stalattiti ed una colonia di pipistrelli
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-nelle-miniere-di-tufo-di-cutrofiano/

Nota nr. 5: nota sull’antico sito ipogeo in località Petrore a Cutrofiano.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-incisioni-nella-roccia-di-localita-petrore/

Nota nr. 6: nota sull’antica cava ipogea in località Li Grutti tra Aradeo e Noha (Galatina).
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/10/cave-ipogee-li-grotti-tra-noha-e-aradeo/

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3 risposte a Cave Ipogee. Nelle miniere di tufo di Cutrofiano.

  1. Pingback: Cave Ipogee. Le cave Mater Gratiae di Gallipoli - Fondazione Terra D'Otranto

  2. Paola ha detto:

    Bellissimo questo tuo percorso,narrato meravigliosamente..stupendo per me sentire citazioni di dialoghi in dialetto che è in assoluto il piu’ melodioso di tutti..Sono di parte anche io essendo mio padre di Galatina e sentendomi pugliese nelle radici piu’ profonde. Grazie per questo amore che hai per i luoghi e per la magia delle tue foto che corona e incornicia ogni sito che scopri e studi. Un caro saluto ,Paola Andriani de’ Vito

    • Massimo Negro ha detto:

      Grazie Paola per il tuo bel commento. La nostra terra è ricca di bellissime testimonianze e luoghi. Da parte mia cerco di rappresentarli con quanto il cuore mi permette di vedere. Alla prossima, Massimo

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