Cave ipogee. Quattro passi nel sottosuolo di Gallipoli.

Gallipoli, la città bella. Conosciuta per il suo bel mare, per le sue spiagge, per il suo suggestivo e vivo centro storico. Una città che vive e che prova a crescere alla luce del caldo sole del sud.
Ma c’è una Gallipoli diversa, di cui pochi ormai si ricordano. Una Gallipoli in cui in centinaia, forse anche più, hanno lavorato per un tempo imprecisato lontano dalla luce del sole.  Non mi riferisco ai tanti frantoi ipogei grazie ai quali nel passato Gallipoli era una delle piazze di produzione e commercializzazione di olio di oliva tra le più importanti del meridione, arrivando anche a rifornire il nord Europa.

C’era una Gallipoli ancora diversa,una Gallipoli sotterranea di cui oggi rimane a stento qualche traccia. Tracce che qualche anno fa sono salite prepotentemente alla ribalta allorquando l’apertura improvvisa di una voragine ai piedi di due palazzi nella parte nuova del centro abitato aveva fatto temere per un loro crollo.
La voragine era stata causata dal parziale crollo della volta di un’antica cava ipogea, di cui qualcuno aveva “dimenticato” l’esistenza negli anni della crescita (speculazione?) edilizia che aveva portato il centro ad espandersi verso la parte alta in direzione di Alezio.
In questa zona, quando i palazzinari locali erano ben lontani dal fare il loro esordio, sono stata estratte quantità ingenti di mattoni, cavando nel sottosuolo con la forza delle sole braccia e con l’ausilio dello “zocco”. Un lavoro di fatica e sudore come autentici minatori, come quelle storie che sentivamo dai nostri nonni quando ci raccontavano i lori anni nelle miniere del centro e nord Europa. Personalmente mai immaginando che anche nelle nostre zone vi sono state persone che hanno vissuto una vita quasi analoga,ma fortunatamente con meno risvolti tragici e meno dura.
Gallerie che percorrono il sottosuolo,grandi cavità sotterranee rette da rozzi pilastri intagliati “a mano”.

La voragine che si aprì allora è stata richiusa, ma a pochi metri gli esperti ne aprirono una seconda ad hoc per esplorare il sottosuolo e provvedere a dei lavori di consolidamento. La nuova apertura è ancora lì, i lavori sono in corso e non sono stati ultimati. Si possono notare i lavori di consolidamento delle volte tutt’ora in corso. Una piccola finestra su parte di quel mondo sotterraneo che si cela sotto i piedi degli abitanti della zona (che, per inciso, mugugnano e si chiedono quando finalmente avranno termine).

Una parte di questo mondo ormai dimenticato è ancora accessibile. Basta spostarsi di qualche decina di metri, in un luogo impervio  e nascosto alla vista, verso il tracciato della ferrovia Sud-Est. Una porta di accesso difficilmente praticabile per l’abbondanza di rovi ma, basta un po’ di determinazione e una buona dose di sana incoscienza, per non farsi scoraggiare. Diciamo anche che ci sono voluti anche un bel po’ di graffi sulle mani per aprirmi un passaggio tra i rovi tra i quali ad un certo punto mi sono trovato “imprigionato” e che mi impedivano di andare sia avanti che indietro.

Qualche anno fa avevo provato ad avvicinarmi alla zona ma un gruppo i cani randagi me lo aveva impedito. A distanza di anni guardando alcune foto sul sito dell’amico Aldo mi è ritornata la voglia e, dopo aver chiesto a lui qualche consiglio, dato che le aveva già visitate, mi sono deciso a riprovarci. Questa volta nessun cane a far da ostacolo.
Superati i rovi, una ripida discesa su un breve crinale di terra molto probabilmente trasportata dalle piogge e ci si trova a camminare nel sottosuolo, quasi come proiettato in un’altra dimensione. Sulle pareti di calcarenite gli antichi segni lasciati da innumerevoli braccia operose. Ma anche segni più recenti di vernice lasciati da ragazzi che si sono avventurati in quei posti, forse in qualche momento in cui la zona poteva essere più praticabile.

La galleria è stata scavata su un monte affiorante di calcarenite  e si spinge in avanti per una lunghezza imprecisata verso il centro abitato. Parti della volta sono crollati e nella mia esplorazione mi sono spinto fin dove il residuo di buon senso ancora in me mi ha consigliato di andare. La galleria va avanti ma non mi è stato  possibile vedere per quanto ancora si inoltrasse nel sottosuolo.

Un “monte di roccia” affiorante che ha permesso di poter utilizzare la tecnica denominata “ingrottamento”, senza quindi dover procedere a creare dei profondi pozzi di scavo per intercettare il giacimento e provvedere al recupero del materiale estratto mediante argani. La presenza di un camino di scavo nei pressi del declivio del banco roccioso lascia pensare che si sia prima provveduto ad una sorta di carotaggio del terreno per capirne le caratteristiche della calcarenite e del giacimento, prima di provvedere al suo sfruttamento intensivo e all’apertura di un’entrata a livello del piano di calpestio dello scavo per il trasporto del materiale mediante piccoli carretti trainati da animali.

Singolare come in questi casi non si sia proceduto con l’estrazione a “cielo aperto”, ma è probabile che vista la vastità del giacimento affiorante, all’epoca si pensò di ridurre l’occupazione dei suoli in superficie forse destinati all’agricoltura.
Parliamo di scavi effettuati in epoche lontane, in un tempo imprecisato del nostro passato. Per cui non vi sono planimetrie e molto probabilmente neanche solidi studi geologici e una mappatura delle cavità sotterranee su questa ampia porzione del territorio del comune gallipolino.


Lo scavo è interamente fatto a mano, con l’uso dello “zoccu”, una sorta di piccone che serviva da un lato a tracciare dei profondi solchi nella roccia disegnando in tal modo le dimensioni del “cuccetto” da estrarre e dall’altro per procedere al distacco del “cuccetto” di tufo o di carparo. Non vi sono tracce di utensili meccanici, il che lascia intuire l’enorme sforzo compiuto da chi, in quell’epoca,  giorno dopo giorno l’ebbe a scavare.

Vista l’assenza di facili vie di accesso e le caratteristiche del terreno, vi sono solo limitati cumuli di rifiuti, con qualche immancabile copertura di eternit. Non così bene per l’ambiente è andata in un’altra zona di Gallipoli, Mater Gratiae,  di cui vi dirò in una nota successiva.

E’probabile che la cava sotterranea da me visitata sia stata solo una delle tante presenti nella zona. L’imboccatura delle altre è stata ricoperta, se non volutamente nascosta, e su di esse si è costruito. Ma anche in questo caso si tratta solo di supposizioni vista l’assenza di mappe e planimetrie delle cavità sotterranee.

Iniziamo così con questa nota, un viaggio che ci porterà a visitare altre di queste cavità create dall’uomo, celate ai nostri occhi; dei luoghi che costituiscono delle autentiche miniere di cui in alcuni casi si è persa traccia o che vanno progressivamente scomparendo. Ma anche dei luoghi che con la dovuta perizia tecnica e lungimiranza amministrativa potrebbero essere valorizzati sul piano culturale e turistico.

di Massimo Negro
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Il sito di Aldo Conte http://www.ilmiosalento.com/

APPARTENGONO ALLA SERIE DELLE CAVE IPOGEE LE SEGUENTI NOTE:

Nota nr. 1: nota sulle antiche cave ipogee che costeggiano il tracciato ferroviario a ridosso del centro abitato nella zona alta di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-quattro-passi-nel-sottosuolo-di-gallipoli/

Nota nr. 2: nota sulle antiche cave ipogee della zona “Mater Gratiae” di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-cave-mater-gratiae-di-gallipoli/

Nota nr. 3: nota sui pozzi di accesso alle antiche cave ipogee della zona di Cutrofinao.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-i-pozzi-nelle-campagne-di-cutrofiano/

Nota nr. 4: nota sulla ”passeggiata” nell’oscurità in una cava ipogea di Cutrofiano, tra stalattiti ed una colonia di pipistrelli
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-nelle-miniere-di-tufo-di-cutrofiano/

Nota nr. 5: nota sull’antico sito ipogeo in località Petrore a Cutrofiano.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-incisioni-nella-roccia-di-localita-petrore/

Nota nr. 6: nota sull’antica cava ipogea in località Li Grutti tra Aradeo e Noha (Galatina).
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/10/cave-ipogee-li-grotti-tra-noha-e-aradeo/

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