Galatina. La chiesa-cripta di Sant’Anna.

Si fa fatica ad immaginare come doveva essere questa zona qualche centinaio di anni fa. Prima ancora che Mons. Adarzo de Santader rinvigorisse il culto dell’apostolo pescatore, traslando da questi luoghi all’interno della Chiesa Madre dell’allora Sancti Petri in Galatina un grosso masso calcareo sul quale, secondo la tradizione, Pietro si ebbe a riposare passando per queste strade.

Siamo tra Galatina e Sogliano Cavour, lungo un’antica direttrice che conduceva a Santa Maria di Leuca e che, in un documento del 1427, era chiamata “viam publicam qua itur de Sancto Pisanellum”.

Una zona costellata in antichità da numerosi casali e chiese di cui oggi, per la maggior parte di loro, rimane a mala pena memoria dei nomi.
In queste zone, verso la fine dell’ottocento, e precisamente  nel 1882 un archeologo galatinese Luigi Viola scoprì nella vicina contrada Pisanello una lastra con delle incisioni messapiche conservata oggi nel Museo cittadino Cavoti, a testimoniare una presenza umana forse ben più antica di quanto si possa presumere e studiare sulla base dei documenti giunti sino a noi.

D’altro canto se Santader, vescovo molto accorto, politicamente arguto e con poca voglia di vivere a Otranto, si ebbe a recare proprio in queste zone per prelevare il grosso masso a cui si rifà la tradizione pietrina, questo lascia presumere come in queste zone nel passato vi fossero significativi insediamenti umani e antiche comunità di religiosi.

 
Percorrendo la strada interna che sul lato destro corre parallela alla provinciale che da Galatina conduce verso Sogliano, incontriamo la zona dove il Vescovo prelevò il grosso masso, dove a ricordo dell’evento venne posta un’antica edicola votiva. Poco prima, a ridosso di un appezzamento di terreno, lungo il ciglio della strada, numerose tracce di antichi manufatti in terracotta. Continuando, si incontra quello che resta dell’antico casale Pisanello e più precisamente la chiesa-cripta di Santa Maria alla Porta, costruita all’interno di un grande invaso.

Spostandoci sull’altro lato della provinciale, percorrendo strade di campagna si incontrano diverse masserie, e tra questa la più significativa è Masseria S. Anna, che prende il nome dalla vicina chiesa-cripta dedicata alla madre della Vergine. Secondo il Montinari, nel suo libro Storia di Galatina, la cripta doveva essere dedicata inizialmente a San Basilio, ma altri storici non hanno trovato alcuna conferma riguardo questa iniziale dedica.
Il De Giorgi nei suoi Bozzetti, passando per Galatina, racconta di una cripta con dipinture a fresco presente in contrada S. Anna (ora Piani).

L’accesso alla chiesa-cripta è agevole. Il giorno del sopralluogo, approfittando della presenza dei proprietari all’interno della vicina Masseria, mi sono fatto consegnare le chiavi che aprono la cancellata posta all’ingresso del piccolo avancorpo da cui si accede all’interno della cripta.
La macchina la si deve lasciare lungo la strada comunale asfaltata che corre vicino alla Masseria e alla chiesetta. Vi si arriva percorrendo un breve tratto in terra battuta tra due filari di alberi. All’inizio del tratto sterrato è posta una edicola votiva con un altorilievo che rappresenta due angeli che sorreggono un drappo che fa da sfondo a S. Anna e alla Vergine che regge il Bambino.

I miei suoceri curano una masseria nei pressi, per cui la zona la conosco discretamente e in un paio di occasioni mi era già successo di accedere alla chiesetta, solitamente aperta in occasione della festività di S. Anna e nei giorni immediatamente precedenti, duranti i quali i proprietari fanno celebrare messa.
Ma ci sono voluto tornare in un momento di calma e senza gente attorno anche perché non è bello mettersi a cercare i cunicoli di S. Anna tra le signore che ascoltano la messa. Quei cunicoli che a sentire ora l’uno, ora l’altro dovrebbero condurre verso mete distanti e collegarsi con altri cunicoli di altre masserie o di altre cripte. Anche a chilometri di distanza. Come se, nell’immaginario collettivo, dovesse esistere un fitto reticolato sotterraneo che unisce tutti i punti più antichi della zona.
I proprietari quel giorno mi dissero che un tempo c’era un tunnel sotterraneo che dalla masseria conduceva alla cripta e che serviva come via di fuga in caso di attacchi. Di questo tunnel all’interno della cripta non rimane traccia. Mentre nella navata destra, sollevando un piccola tenda bianca, compare una apertura scavata nella roccia. E’ bassa e non è propriamente agevole entrarci.

Si accede ad un primo ambiente non illuminato che conduce, proseguendo dritti, ad un successivo molto più ampio. Andando a destra si accede ad un breve corridoio che diventa dopo breve un cunicolo, anch’esso scavato nella roccia, che risale verso la superficie ma ostruito.  Molto probabilmente doveva essere collegato con il piccolo edificio costruito nei pressi della cripta. Difficile dire a cosa dovesse servire.

Tornando all’interno della cripta, questa si presenta suddivisa in tre piccole navate. L’interno è interamente imbiancato a calce lasciando scoperti alcuni piccoli riquadri. Sull’altare è affrescata S. Anna con la Vergine con il Bambino, mentre in altri riquadri sono raffigurati una Crocifissione, una Madonna Addolorata e San Domenico.

L’intera zona che corre sia a destra che a sinistra della provinciale si presenta ricca di storia e con ancora qualche interessante testimonianza che è riuscita a giungere faticosamente sino a noi. Purtroppo non vi è alcun progetto di valorizzazione della zona che è lasciata a se stessa o, per meglio dire, alla speculazione edilizia che sta facendo crescere ovunque come dei funghi case e ville di campagna, in particolare lungo contrada Pisanello.
Per non parlare della bruttura che si sta compiendo nel ristrutturare una masseria nei pressi di Masseria S. Anna.

La cosa che più colpisce percorrendo queste zone è l’assoluta assenza di muretti a secco ormai interamente sostituiti da alti muri in conci di tufo e cemento.

di Massimo Negro

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