Galatina. La Chiesa di San Biagio, dove riposano gli Abati.

Immaginate di essere stati spogliati di tutto, dei vostri ricordi, delle vostre foto da piccoli o da ragazzi, dei vostri libri, dei vostri passatempo, financo dei vostri amici. Immaginate di voler ad un certo punto della vostra vita, a distanza di anni, provare a ricostruire la vostra storia, i vostri ricordi.
Alcuni momenti riuscirete a ricordarveli, altri ve li racconteranno chi vi ha conosciuto e ancora si ricorda di voi, altri ancora li scoprirete casualmente quasi “inciampando” in qualche vecchio oggetto che, ad un certo punto, vi farà ricordare altri momenti della vostra vita passata.

Molto probabilmente deve essere stato così per chi, con molta solerzia e pazienza, si è messo a ricercare nelle tracce lasciate dal tempo e dagli eventi quella che doveva esser stata la grande storia della Chiesa di San Biagio. L’ex Monastero di Santa Caterina Novella. Una Chiesa segnata da difficoltà, privazioni e spoliazioni lungo tutto il corso della sua storia secolare.
Si ricostruisce quel che si può.

Finché un bel giorno, anche qui, qualcuno “inciampa”. Casualmente porta alla luce un frammento significativo e suggestivo della storia di quella comunità di monaci Olivetani che una volta animavano la Chiesa e l’attiguo Monastero sino ai primi del 1800.

Torniamo indietro solo di qualche anno, nel 2005. Siamo all’interno della Chiesa, sotto la volta della grande e maestosa navata centrale. Si stanno effettuando dei lavori per il rifacimento del pavimento. Sotto il maestoso arco di trionfo, una piccola pala meccanica sposta della terra e le macerie della precedente pavimentazione. Quando ad un tratto “inciampa”, urta casualmente un lastrone di pietra di cui nessuno era a conoscenza. La pietra smossa lascia intravedere l’esistenza di una cavità sotterranea.

Qualcuno pensa bene di calarsi all’interno per vedere di che si tratta. Si capisce subito che non è una cavità naturale, ma che è opera dell’uomo. Ci sono dei conci di tufo disposti come gradini, le pareti e la volta sono   anch’essi rivestiti con mattoni di tufo.
Gli occhi si abituano alla semioscurità e tra i detriti caduti dall’alto compaiono ossa e teschi.

Un salto indietro nel tempo di circa due secoli. Indietro nel tempo in quella che era la cripta funeraria dove venivano deposti i corpi ormai privi di vita degli Abati del Monastero di Santa Caterina Novella sino a quando non furono costretti a lasciare la struttura.

Tra i santi resti umani, successivamente ricomposti,  vennero rinvenuti frammenti di calzature e delle tegole. Le tegole venivano usate per frapporle tra la faccia e la nuca delle salme collocate una sull’altra.

San Biagio

Nella cripta vi  si accede sollevando la lapide marmorea posta sul pavimento, sotto l’arco di trionfo, proprio davanti l’altare maggiore. Se devo essere sincero quando mi sono calato giù ero molto emozionato e commosso nel trovarmi al cospetto dei resti mortali di quei santi uomini che hanno dedicato la loro vita a Dio e a costruire una meraviglia dell’arte di cui ancora possiamo beneficiare.

Devo ringraziare l’attuale parroco di San Biagio, don Pietro Mele e il suo predecessore, don Salvatore Bello per la loro disponibilità e per il loro interesse e passione per far conoscere la storia della Parrocchia di San Biagio.

di Massimo Negro

http://www.parrocchiasanbiagio.it/

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Per leggere la nota sulla storia della Chiesa di San Biagio
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/i-ricami-di-san-biagio-a-galatina/

Riferimenti bibliografici: “Chiesa di San Biagio” – don Salvatore Bello – Edizioni Il Campanile.

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