Cave Ipogee. Li Grotti tra Noha e Aradeo.

Vedo arrivare davanti a me un’auto dei Carabinieri. Mi accosto e tiro giù il finestrino facendo segno al  carabiniere di fermarsi. Solitamente mi capita il contrario.
“Mi scusi ma mi hanno detto che presso  la vostra caserma c’è un carabiniere che ha sposato una che è figlia di un proprietario di un’antica cava ipogea. Per caso ha idea di chi sia?”.
Sguardo interdetto. Onestamente ci avrei capito poco anch’io se fossi stato nei suoi panni. Gli ripeto la domanda spiegandogli meglio chi cercavo. Alla fine dopo qualche minuto di chiacchierata il carabiniere mi dice – “Passa in caserma lunedì e vediamo se qualcuno capisce chi è questo collega”.
Perché sia arrivato ai carabinieri è una storia lunga. Non so se questo fantomatico carabiniere di cui mi ero messo alla ricerca, che per inciso non si è mai concretizzato, fosse imparentato con qualche proprietario del sito, fatto sta che dopo aver cercato di rintracciarlo e chiesto un po’ in giro ho capito che non stavo cercando nella giusta direzione.

Ho impiegato un po’ di tempo da quando per la prima volta Riccardo e Tommaso me ne parlarono, fumando un mezzo sigaro davanti alla libreria di quest’ultimo, ma alla fine questo “benedetto” proprietario riuscì  a rintracciarlo e, come spesso accade, non dovevo cercare poi così lontano.
La cava è stata scavata con la tecnica che viene definita come “ingrottamento”. I cavatori scavano nel declivio del monte affiorante di calcarenite senza la necessità di creare profondi pozzi di scavo per intercettare il giacimento di roccia da estrarre, come ad esempio accaduto a Cutrofiano con le grande miniere sotterranee.
Questa caratteristica di scavo ha fatto si che la zona venisse chiamata “Li Grotti”.

Gli antichi accessi alla cava ipogea sono stati ormai chiusi con terra di riporto e si trovano sul lato sinistro della  strada, qualche metro sotto il livello stradale. Qui si trovano monoliti in roccia che recano le tracce della coltivazione a cielo aperto.  Qualche varco alli “grotti” in questi antichi passaggi, anche se difficoltosi da attraversare, erano ancora presenti il giorno in cui vi entrai, ma ora a qualche mese di distanza vi è solo un grande ammasso di rovi che non consente di avvicinarsi. Il nuovo accesso alla cava da cui  entrai per visitarle e ancora praticabile ed è stato scavato nella roccia sul lato destro della strada, realizzando uno scivolo che porta giù verso le antiche cavità. In buona sostanza la strada corre sopra la cava.

La cava è stata realizzata senza l’ausilio di alcun mezzo meccanico. Interamente scavata a mano con il piccone, si presume possa risalire, a detta del proprietario, ad un paio di secoli addietro. La cava si ramifica in diverse direzioni e c’è chi parla di lunghi cunicoli che porterebbero verso la vicina maestosa masseria  chiamata “Le Tre Masserie”.  Ma c’è chi si spinge a far arrivare le sue terminazioni ancora più lontano sino alle segrete del Castello di Noha, frazione di Galatina.

Quel giorno eravamo in tre. Io, il proprietario e un vicino di casa di quest’ultimo “reclutato” all’ultimo momento per caso per strada mentre ci avviavamo verso l’entrata. Loro con le mie due torce che mi ero premunito di comprare nei giorni precedenti ed io a badare alla mia macchina fotografica, stando ben attento a non cadere visto che in alcuni punti il terreno si presentava scivoloso e al buio, dato che non sempre i due mi aspettavano, era un po’ difficile capire dove mettevo i piedi.

Lo scivolo portava verso un ampio portone in ferro ma, tanto per non fare le cose facili, siamo entrati varcando un piccolo portoncino che chiudeva una bassa apertura nella roccia nella quale ci siamo incurvati entrando all’interno.  Appena dentro una vecchia carcassa di un auto quasi interamente coperta da un grande ammasso di terra. Non era chiaro come fosse finita lì anche perché quel ramo della cava in cui eravamo non comunicava con la grande stanza di accesso chiusa dall’ampio portone e lì si poteva giungere solo attraversando uno stretto cunicolo.
Ancorché quell’auto non aveva nulla a che fare con quanto vi sto per scrivere, pare che qualche anno addietro la mafia locale sfruttando l’ampio scivolo d’accesso avesse provveduto a nascondere all’interno della cava delle auto rubate; questo finché la polizia non ha scoperto tutto facendo terminare quel traffico illecito.

Ma da quando la cava ha smesso di funzionare come sito di estrazione pare che, in particolare negli anni più recenti, sia stata adibita a diversi usi. Qualche anno fa ci costruivano all’interno alcuni carri del carnevale aradeino e ancora oggi all’interno si trova quel che resta di qualche vecchia intelaiatura in ferro di pupazzi in cartapesta.
Una stanza era stata adibita per la coltivazione di funghi sfruttando la notevole umidità delle cavità sotterranee. Di questo è rimasto giusto qualche tavolino disposto lungo qualche parete.

Qualche anno fa le hanno utilizzate per delle esercitazioni congiunte di un gruppo speleologico e della protezione civile. Il precedente proprietario aveva cercato di istallare un impianto di illuminazione all’interno ma senza completarlo; qualche tubo e fili appaiono un pò qua e un pò là.
Dall’ampio portone filtrava sufficiente luce per illuminare discretamente il primo androne sotterraneo, ma bastava spingersi un po’ all’interno per camminare nel buio più profondo.
Ad un certo punto ci siamo messi a cercare quella che ricordavano essere la tana di una volpe. Ci siamo incuneati in tutte i buchi e le aperture che trovavamo, ma niente da fare. Chissa!

Dopo averle esplorate in lungo e in largo e “trovata” per strada una vecchia Volvo, siamo alla fine riemersi  un po’ accaldati per via dell’umidità e discretamente impolverati.

di Massimo Negro


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Con questa nota termina il mio girovagare per le cave ipogee del Salento, con la speranza che questa e le note precedenti siano state di vostro interesse.
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APPARTENGONO ALLA SERIE DELLE CAVE IPOGEE LE SEGUENTI NOTE:

Nota nr. 1: nota sulle antiche cave ipogee che costeggiano il tracciato ferroviario a ridosso del centro abitato nella zona alta di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-quattro-passi-nel-sottosuolo-di-gallipoli/

Nota nr. 2: nota sulle antiche cave ipogee della zona “Mater Gratiae” di Gallipoli.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-cave-mater-gratiae-di-gallipoli/

Nota nr. 3: nota sui pozzi di accesso alle antiche cave ipogee della zona di Cutrofinao.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-i-pozzi-nelle-campagne-di-cutrofiano/

Nota nr. 4: nota sulla ”passeggiata” nell’oscurità in una cava ipogea di Cutrofiano, tra stalattiti ed una colonia di pipistrelli
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-nelle-miniere-di-tufo-di-cutrofiano/

Nota nr. 5: nota sull’antico sito ipogeo in località Petrore a Cutrofiano.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-incisioni-nella-roccia-di-localita-petrore/

Nota nr. 6: nota sull’antica cava ipogea in località Li Grutti tra Aradeo e Noha (Galatina).
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/10/cave-ipogee-li-grotti-tra-noha-e-aradeo/

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2 risposte a Cave Ipogee. Li Grotti tra Noha e Aradeo.

  1. adriano ha detto:

    nel salento ci sono sempre risorse.

  2. Pingback: Cave Ipogee. Le cave Mater Gratiae di Gallipoli - Fondazione Terra D'Otranto

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