Galatina. La stella cometa, i Magi e i loro discendenti.

Questa nota è idealmente suddivisa in due parti. La prima racconta delle origini leggendarie di un’antica casata provenzale e del loro stemma. La seconda ci porta, attraverso i racconti degli apocrifi e della letteratura medioevale, a seguire la storia e i passi che ebbero a compiere i misteriosi Magi nel loro pellegrinaggio per adorare il nuovo Re.
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La stella cometa si fermò anche a Galatina, e ancora oggi il suo ricordo li risiede.
Vi giunse molti secoli dopo. Non viaggiava alta nel cielo, ma sugli scudi e sugli stendardi di una casata di nobile stirpe di origine provenzale, i Del Balzo.

Come spesso capita, nelle note che scrivo, c’è un antefatto. E in questo caso l’antefatto è un libro dal titolo “Il Natale dei Magi”, che adocchiai in una vetrina di una piccola libreria nel centro di Trieste qualche giorno prima di Natale, e che prontamente comprai incuriosito dal suo contenuto. Un viaggio, a partire dalle pagine di Matteo, nella tradizione, nelle storie e nella vulgata su alcune delle figure più misteriose della storia della cristianità, i Magi.

Nel leggere quelle pagine, interessanti ed intriganti allo stesso tempo, poche righe mi fecero sobbalzare quando lessi che un’antica casata provenzale i Des Baux, in Italia conosciuti come Del Balzo, si facevano discendere da uno dei tre Magi che si recarono ad adorare il Signore da poco nato, e nello specifico da Baldassare. E proprio per ricordare i loro reali e mistici natali il loro stemma era rappresentato come una cometa bianca in campo rosso.

Di documentato ovviamente non c’è nulla e la storia, come ben si  sa, è ricca di agiografie prezzolate per far risalire nobili famiglie ad antichi e prestigiosi natali. Molto probabilmente anche per i Del Balzo fu così, d’altronde si trattava di una delle casate principesche più importanti tra la fine del prime millennio e l’inizio del successivo. Era una delle Sette Grandi Case del Regno a cui l’imperatore Federico I Barbarossa aveva dato il diritto, pressoché eccezionale, di portare una corona chiusa.

Il poeta francese Frédéric Mistral nel suo Calendal scrive:
…..
Selon leur dire et leur croyance, ils comptaient
Parmi leurs aïeux le mage Balthazar, duquel
Un descendant était venu d’Ethiopie planter
Bourdon sur les Alpilles et semer dans leurs
flancs pierreux les herbes aromatiques
et le sang ardent.
……

Si racconta che un discendente di Baldassare, giunto dall’Etiopia si stabilì sulla catena collinare delle Alpilles, piccole alpi, seminando sui sassosi pendii erbe e il sangue caldo, ardente. E nel cuore delle piccole alpi si trovava la sede del loro principato, a Les Baux de Provence, dove costruirono un possente e ora diruto castello.
E se la stella cometa era il loro simbolo sullo stemma, arme, della casata, il loro grido in battaglia era “Au Hasard, Balthazar!”.

Secondo Gustave Noblemaire nella sua “Histoire de la maison des Baux”pare che la leggenda su una presunta venuta in quelle terre di uno dei discendenti dei Magi fosse alquanto diffusa in quei tempi, per cui questi nobili ebbero vita facile ad appropriarsene.

E se il primo stemma con la stella a sedici raggi compare con Ugo des Baux (981 – 1060), il primo ad utilizzare il titolo “des Baux”, occorre tener presente che il figlio Bertrando di Baux, primo principe di Orange, fu uno dei maggiori mecenati della poesia occitana (ed anche compositore), così come anche il figlio Guglielmo, che fu un uomo di lettere e anch’egli un trovatore.
E con questo simbolo giunsero a Soleto prima, e a Galatina poi, dove presso quest’ultimo centro i loro discendenti ebbero ad erigere la bellissima Basilica di Santa Caterina d’Alessandria.

E al suo interno, se avete l’occasione e il piacere di una visita, troverete ampie tracce di questa simbologia nei tanti stemmi disseminati all’interno. Il primo e forse più antico è nell’immagine che segue, dove è rappresentato in un affresco l’arme dei Des Beaux –Orange.
Una stemma “inquartato” dove nel primo  e quarto quadrante vi è la stella a sedici raggi di argento simbolo dei Des Beaux, mentre nel secondo e terzo vi è una cornetta azzurra legata e guarnita di rosso, simbolo della casata D’Orange. Infatti Bertrando des Baux nel 1173 venne insignito del titolo di principe d’Orange e signore di Baux grazie al matrimonio con Thiburge II d’Orange.

Ma nuovi matrimoni ed alleanze (i primi erano funzionali alle seconde) ebbero a portare una modifica nell’antico stemma. L’unione con la casata degli Orsini portò alla fusione dei due stemmi e il nuovo che ebbe a nascere così ci appare in questo affresco all’interno della Basilica.

Ma ora lasciamo gli stemmi allo studio di chi conosce ed è appassionato di araldica e torniamo a parlare di questi misteriosi personaggi che Matteo nel suo Vangelo descrive in modo molto scarno – “… ecco, dei Magi giunsero dall’Oriente a Gerusalemme …”. Nei canonici non troviamo null’altro e, dei Quattro, Matteo è il solo a scriverne.

Sui Magi, i loro nomi e i loro titoli …

Occorre addentrarsi nei testi aprocrifi per avere maggiori notizie. E tra i testi che citano i Magi, mentre il “Protovangelo di Giacomo”, il “Vangelo dello Pseudo Matteo” e il “Vangelo  arabo-siriaco” nulla aggiungono rispetto a Matteo riguardo il loro numero, i loro nomi e le loro origini, occorre giungere al “Vangelo dell’infanzia armeno” per avere i primi dettagli. In questo testo vengono descritti come “re dei Magi” tre fratelli i cui nomi erano: Melkon, re dei Persiani, Gaspar, re degli Indi, e Balthasar, re degli Arabi.

Nella “Historia Trium Regum” di Giovanni di Hildesheim (XIV sec) sono descritti come “tre re che regnavano nelle terre dell’India, della Caldea, e della Persia”; tre re che non si conoscevano sino a quando non si incontrarono con i loro seguiti alle porte di Gerusalemme nei pressi del Golgota. Per Giovanni di Hildesheim i loro nomi erano, Melchiar, re della Nubia e  Arabia,  Jaspar, re di Tharsis e dell’isola Egriseula, Balthasar re di Godolia e di Saba.

Jacopo da Varazze (XIII sec.) nella sua “L’Epifania del Signore” scrive: “ … i loro nomi sono in ebraico Attelius, Amerius, Damascus; in greco Galgalat, Malgalat, Sarathin; in latino Caspar, Balthasar, Melchior …”. Jacopo da Varazze pur appellandoli come “re” si addentra tra i possibili significati della parola “magi”, identificando tre possibili significati: ingannatori, stregoni e sapienti. Al termine della sua riflessione prosegue il testo continuando ad appellarli come re e come sapienti. 

Nel “Vangelo dell’infanzia armeno” i tre non giungono da soli a Gerusalemme, ma con dodici comandanti a capo di drappelli di cavalleria che comprendevano dodicimila uomini. E con Giovanni di Hildesheim il loro ingresso in Gerusalemme diventa quasi trionfale – “ … Erode e la città intera furono d’improvviso sconvolti, poiché il loro esercito era così sterminato che la città non poteva accoglierlo …”

Sui Magi e le loro origini …

Ma perché compaiono queste figure? Perché giungono da Oriente? A dar risposta a queste domande è sempre il “Vangelo dell’infanzia armeno” nel dialogo tra i Magi e il re Erode una volta giunti a Gerusalemme.

“La testimonianza che noi possediamo non viene né da uomo né da altro essere vivente. E’ un ordine divino, concernente una promessa che il Signore ha fatto i favore dei figli degli uomini e che noi abbiamo conservato fino ad oggi … Nessuno popolo lo conosce … Solo il nostro popolo ne possiede la testimonianza scritta. Quando Adamo dovette lasciare il Paradiso, e Caino ebbe ucciso Abele, il Signore Iddio diede ad Adamo, come figlio della consolazione Seth e con lui questo documento scritto, chiuso e sigillato dalle mani di Dio. Seth lo ricevette da suo padre e lo trasmise ai suoi figli,e i suoi figli ai loro figli, … [Noè, Sem] … Abramo lo affidò al sommo sacerdote Melchisedec e per questa via giunse al nostro popolo ai tempi di Ciro, re della Persia … avendo ricevuto questo scritto, abbiamo conosciuto in anticipo la nascita del nuovo monarca, figlio dei re d’Israele”.

Più avanti nel testo, dinanzi al bambino, Melkon dice “… Egli fece promessa al nostro primo padre che,tramite suo, avrebbe scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole – Nell’anno 6000, il sesto giorno io manderò il mio figlio unico …”.

Nel “Opus imperfectum in Matthaeum” si dice che i Magi avevano appreso che la stella sarebbe apparsa grazie alla lettura dei libri dell’indovino Balaam, la cui divinazione si trova nell’Antico Testamento: “sorgerà una stella da Giacobbe e da Israele si alzerà un uomo e dominerà su tutte le nazioni” [la profezia di Balaam è nell’Antico Testamento, nel libro dei Numeri].
E nell’attesa che si avverasse la profezia e che questa stella venisse scorta, scelsero dodici tra loro, tra i più studiosi e curiosi dei misteri dei cieli per attendere il suo avvento su un monte, il più alto della regione, chiamato Montagna delle Vittorie o Monte Vaus.

Sulla stella che apparve ai Magi …

Quando finalmente apparve, la stella aveva l’aspetto di un bambinello e su di essa si scorgeva una croce, e una voce parlò loro istruendoli e ordinando di andare in Giudea.

Nella “Historia Trium Regum” di Giovanni di Hildesheim il suo apparire sul Monte Vaus viene descritto come segue: “… aveva molti lunghissimi raggi, più ardenti che fiaccole, e questi raggi andavano roteando quasi come aquila  … E portava in sé l’effige di un bambinello e, al di sopra il segno della croce. E, dall’interno della stella, fu udita una voce che diceva – “Oggi è nato il re dei Giudei, colui che è l’aspettazione delle genti  e il loro dominatore. Andate a cercarlo e a tributargli adorazione”.

Sempre nello stesso testo si riferisce che, secondo alcuni libri, la voce che venne udita fosse la medesima voce dell’angelo che si presentò ai pastori per il lieto annuncio. E  che fosse lo stesso angelo che accompagnò i figli di Israele fuori dall’Egitto.

Sulla durata del loro viaggio  …

Secondo il “Vangelo dell’infanzia armeno” il loro viaggio durò nove mesi e giunsero alla grotta il 23 di Tebeth,cioè il 9 gennaio. Ma su questo punto i diversi scritti spesso divergono.

Secondo la “Opus imperfectum in Matthaeum” il viaggio durò due anni e “né il cibo né la bevanda mancarono dalle loro bisacce”.

Mentre nella “Historia Trium Regum” si racconta che “… le vie sconosciute, i corsi d’acqua, le paludi e le montagne, dinanzi a questi tre re, si trasformarono in vie pianeggianti. Ed essi mai, fosse giorno o notte, facevano sosta, … senza toccare cibo o bevanda, e senza provvedere di foraggio le bestie … E, così, guidati da Dio e dalla stella, arrivarono a Gerusalemme, quando il signore era nato da tredici giorni”.  Per cui secondo Giovanni di Hildesheim dal giorno  dell’apparizione della stella, i magi impiegarono tredici giorni. Dello stesso parere e Jacopo da Varazze.

Sui doni che portarono e sull’uso che ne venne fatto …

Riguardo i doni che i magi portano al bambino, il Vangelo di Matteo ci racconta che “… entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, inginocchiatisi , gli resero omaggio e, aperti i loro scrigni, gli offrirono doni: oro,incenso e mirra”.  I testi apocrifi raccontano un’abbondanza e una varietà di doni che non è riportata nel Vangelo di Matteo. Infatti nel “Vangelo dell’infanzia armeno”, Melkon aveva non solo mirra, ma anche aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio [i libri della profezia]. Gaspar aveva incenso ma anche nardo prezioso, mirra, cannella, cinnamomo e altri profumi. Balthasar aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri e perle.

Mentre nella “Historia Trium Regum”si racconta dei tre Magi così impacciati alla presenza del bambino che “furono invasi da tanto timore che ognuno di loro, di tutte le cose che aveva portate seco, prese soltanto quanto si trovò a portata di mano”. Melchiar diede a Gesù “trenta danari d’oro e un  pomo d’oro, di grandezza tale che lo si poteva stringere per intero, in una mano”. Balthasar “offrì l’incenso che gli era capitato sotto mano”. Jaspar “presentò la mirra, profondendo in lacrime”.

Riguardo al pomo d’oro donato da Melchiar, la leggenda racconta che questo pomo fosse appartenuto ad Alessandro Magno e che rappresentasse il mondo, poiché era stato realizzato con le particelle dei tributi di tutte sue le province. Ma Gesù non appena lo ebbe in mano lo frantumò, riducendolo in polvere, a dimostrazione che la sua regalità e di altra natura e molto più grande.

Mentre per quanto concerne i trenta danari d’oro, sempre dono di Melchiar, la leggenda racconta che fossero stati coniati da Tare il padre di Abramo e che furono da quest’ultimo utilizzati per comprare un campo per la sepoltura sua, di sua moglie e dei suoi figli. Rispuntarono quando, per e con gli stessi danari, Giuseppe fu venduto dai fratelli agli Ismaeliti e, in Egitto furono dati allo stesso Giuseppe dai suoi fratelli per comprare il frumento quando ancora ignoravano che fosse sopravvissuto. Dopo la morte di Giacobbe furono mandati nel regno di Saba per acquistare aromi per la sepoltura sua e di Giuseppe. Al tempo di Salomone questi danari furono inviati come offerta a Gerusalemme e qui depredati dal re degli Arabi e custoditi nel loro tesoro, finché non vennero prelevati da Melchiar per essere utilizzati come dono al bambino.

Nel fuggire in Egitto, Maria perse nel deserto i trenta danari e gli altri doni ricevuti dai Magi, che erano  stati avvolti e legati in un panno di lino. I danari e gli altri oggetti vennero trovati da un pastore beduino e da questi trattenuti sino a poco tempo prima dell’inizio della Passione di Cristo.  Infatti proprio in quei giorni, questo pastore beduino venne colpito da una malattia inguaribile e, avendo udito di Gesù e delle opere miracolose da lui compiute, si recò a Gerusalemme sperando di incontrarlo. Miracolato da Gesù, il beduino gli offrì in dono i trenta danari e gli altri oggetti che aveva trovato nel deserto [persi da Maria].

Gesù rifiutò i doni comandando che tutto venisse riposto nel Tempio. L’incenso venne bruciato sopra l’altare da un sacerdote lì presente, mentre i trenta danari e la mirra furono mandati nel “gazofilacio”. Ma poco tempo dopo, sempre questi trenta danari vennero prelevati per istigare Giuda al tradimento del Signore. E dopo la morte di Giuda, quindici danari furono dati ai soldati per custodire il sepolcro del Signore e con gli altri quindici fu comprato il campo per la sepoltura degli stranieri.

Mentre la mirra, giunta anch’essa a Gerusalemme e donata dal beduino al Tempio, venne utilizzata, una parte per essere mescolata al vino che fu presentato alla bocca del Signore e l’altra parte fu aggiunta da Nicodemo ad altri aromi per la sepoltura del Signore.

Su quello che accadde al loro rientro …

Ma torniamo ai nostri Magi e li ritroviamo nei loro regni al rientro dal loro pellegrinaggio e, secondo la “Historia Trium Regum” , in attesa come Simeone prima di  morire che venisse loro rivelata compiutamente la storia del bambino che avevano adorato. Secondo la leggenda raccontata nella Historia questo accadde con  la venuta dell’apostolo Tommaso, inviato a predicare in quelle terre. Tommaso incontrò i tre anziani re, li battezzò e, successivamente, li ordinò Vescovi. E  questi iniziarono a viaggiare e a predicare, convertendo la gente che incontravano e ordinando a loro volta nuovi vescovi. Questo sino al giorno della loro morte che venne preannunciata dall’apparire di una stella sopra la città di Seuva, che avevano fatto costruire ai piedi del Monte Vaus.

La storia dei Magi continua e si potrebbe raccontare molto altro, in particolare dal ritrovamento dei loro corpi da parte di Elena, madre di Costantino, alla loro traslazione a Costantinopoli prima, Milano poi e il trafugamento dei loro resti ad opera di Federico I Barbarossa, per essere portati nella città di Colonia dove ove si trovano. Ma questo lo lascio alle vostre letture ed approfondimenti.

Sugli eventi miracolosi che si ricordano nel giorno dell’Epifania …

Termino la nota raccontandovi quanto scrive Jacopo da Varazze riguardo la giornata dell’Epifania del Signore. Giornata resa illustre, secondo il  noto teologo del XIII secolo, da ben quattro eventi miracolosi che riguardano la vita di Gesù, accaduti nello stesso giorno seppur in anni diversi.

Il primo evento, quando Gesù aveva tredici giorni, i Magi giunsero da lui guidati da una stella. Per questo si dice “Epifania”, da “epi” che significa sopra e “phanos” che vuol dire apparizione. Perchè l’apparizione avvenne dall’alto grazie alla stella che precedeva i tre Magi.

Il secondo evento, quando Gesù aveva ventinove anni e tredici giorni, venne battezzato nel fiume Giordano. Questo evento è detto “Teofania”, apparizione di Dio e, in particolare, manifestazione della Trinità.

Il terzo evento, quando aveva trent’anni e tredici giorni, mutò l’acqua in vino e per questo il luogo dove avvenne il miracolo si chiama “Bethphania”, dove “beth” significa casa, nel senso che con il miracolo avvenuto nella casa durante il matrimonio, si ebbe a manifestare anche il quel caso il vero Dio.

Il quarto evento, passato un altro anno compiuti trent’anni e tredici giorni, quando sfamò cinquemila persone con cinque pani e per questo si chiama “Fagifania”, da “phage” che vuol dire “bocca” o “mangiare” .

Di questo evento però il teologo dichiara di non essere certo riguardo la data. E Alano  di Lilla, “doctor universalis”, che visse qualche decennio prima di Jacopo da Varazze, nel suo “Nel giorno dell’Epifania, ossia dell’apparizione del Signore” ricorda solo i primi tre miracoli e non il quarto.

Quanto  da me scritto è una scomposizione e ricomposizione di antichi testi al fine di individuare i fatti salienti che raccontano questa incredibile avventura, reale o immaginaria che sia. Per questo non reputo esente da errori quanto da me proposto e pertanto, per chi avesse voglia ed interesse, vi invito alla lettura del testo “Il Natale dei Magi” (Einaudi) per vostri ulteriori approfondimenti.

di Massimo Negro

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7 risposte a Galatina. La stella cometa, i Magi e i loro discendenti.

  1. franco cavallo ha detto:

    grazie Massimo per questa interessante ricerca che tu hai descritto in modo chiaro intorno agli Orsini del Balzo e al pellegrinaggio dei Re Magi per onorare la nascita di Gesù. splendida anche la galleria degli affreschi della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

  2. luigi cataldi ha detto:

    ciao Massimo, come al solito hai “partorito” una bellissima cosa, anche senza la compartecipazione di Concetta, ma certamente usufruendo della sua pazienza…
    Sinceramente non ho ancora avuto il tempo di leggere tutta la tua spitta bellissima ma da una veloce scorsa e dal soffermarmi sulle immagini come al solito di ottima qualità e ben scelte, posso definire il risultato di questo tuo impegno culturale un dono di fine anno per chi ti legge e sa apprezzarti.
    Grazie, so che ci delizierai a lungo, ad maiora,

  3. Bellissimo racconto, appena posso devo stamparlo e leggerlo molto più accuratamente!!! Grazie.

  4. amalia russo ha detto:

    Ciao Massimo, grazie..mi hai riportato tra le bellezze che non frequento da un po’, galatina, terra materna,,casato viva del gado,,,conosci?..buonissimo anno ….insieme al cammino di cieli stellati…amalia

  5. driuorno ha detto:

    L’ha ribloggato su BABAJI.

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