Brindisi. Santa Maria del Casale. Tra Sante Vergini, Templari e San Francesco.

Se a Gallipoli grazie all’antica chiesa di San Pietro dei Samari (1) sono visibili le ormai purtroppo malandate tracce del passaggio per il Salento dei cavalieri medioevali che tornavano dalle Crociate in Terra Santa, a Brindisi gli echi della storia risultano ancora più amplificati grazie ad una stupenda opera d’arte giunta sino a noi in buone condizioni di conservazione.

Sono a Brindisi, nei pressi dell’aeroporto civile dove svetta la bellissima facciata romanico – gotica della Chiesa di Santa Maria del Casale, impreziosita di antichi decori e arzigogoli in pietra bianca di Carovigno e carparo locale dal colore dorato.

Per quanto mi riguarda, una visita doverosa, che ho ritardato colpevolmente per molti anni ma dalla quale alla lunga non potevo esimermi. Perché tutta questa “tiritera”? Per un semplice motivo. Questa chiesa è la mia testimone, la mia compagna silenziosa di quasi 14 anni ininterrotti passati a prendere ogni settimana (o quasi) aerei per andare in giro “dove mi porta il lavoro”. E chissà quanti ancora ne dovrò fare.

Ma veniamo a questa chiesa che senza ombra di dubbio si può definire  come uno dei più belli gioielli d’arte e di storia del nostro Salento. Suggestiva nei suoi affreschi, affascinante per le sue storie di cavalieri, di tribunali e di santi uomini che hanno calpestato le sue pietre.
Proviamo a chiudere gli occhi, dimentichiamo la colata di cemento e asfalto che ora circonda la zona. Siamo nei primi secoli del secondo millennio. Al grido di “Dio lo vuole” migliaia e migliaia di cavalieri, nulla tenenti, cadetti, nobili decaduti in disgrazia, re e regine ma anche tanti farabutti (categoria quest’ultima che si può liberamente combinare con le precedenti) si misero in cammino per raggiungere la Terra Santa per liberare o per difendere i luoghi sacri alla cristianità dalla presenza “sacrilega” dell’infedele mussulmano. Periodo storico di grande fervore religioso, di coraggio ma anche di meschinità e crimini osceni.

Pensate di essere lì. Una distesa di alberi di ulivo, vigneti e una strada lastricata che conduceva i cavalieri che giungevano da ogni luogo della cristianità al porto di Brindisi passando dinanzi alla chiesa.

A Brindisi, Federico II tenne fermo per un lungo periodo un esercito pronto per imbarcarsi. Da questa chiesa coloro che si imbarcavano passavano per chiedere la benedizione e protezione all’icona della Vergine con il Bambino, a cui si rivolgevano anche i marinai e i viandanti.

La tradizione francescana racconta che San Francesco in persona tornando dall’oriente nel 1220 circa si fermò qui a soggiornare e a pregare. Per la sua devozione alla Madonna del Casale, aveva pregato davanti ad una icona bizantina o cappellina a lei dedicata,anzi ne aveva costruita una ancora esistente nel 1647, ad ovest del convento, con affreschi di stile gotico e con accesso al pubblico.

La leggenda racconta che in quella cappella vi fosse un ragno “dispettoso” che copriva l’immagine sacra con la sua tela. Francesco, risvegliatosi dopo un sonno ristoratore, se ne ebbe talmente a male che maledisse il ragno e da allora il volto della Vergine non fu più coperto da ragnatele.

Ma c’è una seconda leggenda che riguarda sempre i ragni e San Francesco. Secondo questa leggenda pare che i frati che dimoravano nei pressi della cappella venissero perseguitati dai ragni. Il Santo accolse la richiesta d’aiuto dei suoi fratelli e provvide prontamente a maledire i ragni della zona e a donare ai frati una sorta di immunità dal loro morso. Un po’ come successe a Galatina ai galatinesi grazie al passaggio di San Paolo in quella cittadina.

Questa storia è raccontata da Bonaventura da Lama in un suo scritto del ‘700, ma come potete immaginare di storico c’è ben poco.

E’ molto probabile che quanto raccontato servisse per accreditare una sorta di primato della locale comunità di frati verso sia il volgo della zona che verso gli altri conventi e ordini presenti nel ‘700 nel brindisino.

Nei primi del ‘300 fu ampliata per volere di Caterina di Courtenay, figlia di Baldovino,conte di Fiandra e imperatore di Costantinopoli, e di suo marito Filippo I d’Angiò principe di Taranto, per un voto esauditole proprio dalla Vergine. La nascita di un figlio.
Il 26 aprile 1568 L’Arcivescovo Carlo Bovio cedette ai Frati Minori Osservanti, la Chiesa, il terreno e gli edifici attigui al Tempio. I Frati costruirono il convento con piano terreno, il piano superiore verso il mare, il chiostro e fornirono il convento di una pregiata biblioteca.
La Chiesa nel 1811 fu soppressa dal governo murattiano e fu usata come “caserma per truppe di passaggio”. I Francescani tornarono nel 1824 e cercarono di riparare i gravissimi danni, facilmente immaginabili. Il 7 luglio 1866 fu decretata una nuova soppressione ma solo gli edifici passarono al Demanio.

Ma a questa chiesa è legata anche una piccola porzione della grandiosa storia dei Templari. Una storia di tesori e di segreti che ha sempre affascinato. Qui il 15 maggio del 1310 si riunì il collegio giudicante per sottoporre a giudizio i Templari del regno di Sicilia e in particolare i cavalieri di Terra d’Otranto dopo che Filippo il Bello con l’accondiscendenza del papato li ebbe a spogliare di tutti i loro beni, portando buona parte di loro sul rogo. In quella occasione, il tribunale composto dall’Arcivescovo Bartolomeo di Brindisi, il Canonico romano di S. Maria Maggiore Jacopo Carapelle, i francesi Arnolfo Bataylle e Berengario di Olargiis, insieme al Canonico Nicola il Mercatore, condannarono in contumacia i cavalieri assenti.

I bellissimi affreschi del XIV secolo che sono riusciti a giungere sino a noi, dopo la solita mano di calce che durante il periodo delle pestilenze che li ha ricoperti, fanno vedere scene di cavalieri e di uomini in arme, cavalli bardati e bandiere al vento. Ma non solo.

Sulla facciata di ingresso alla Chiesa vi è affrescato un bellissimo Giudizio Finale, opera di un certo Rinaldo da Taranto. Nella prima fascia al centro il Cristo giudice seduto in trono con ai lati la Vergine e S. Giovanni Battista ( Deésis); seguono da tutte e due le parti gli Apostoli, alle cui spalle sono gli angeli.

Nella seconda fascia, al centro troviamo il trono vuoto de” l’Etimasia” sormontato da una croce, con accanto i progenitori, Adamo ed Eva, “rivestiti” e oranti. Subito dopo, simmetrici, due Angeli con i libri stellati aperti per il giudizio e altri due che suonano le trombe per la raccolta delle anime. A sinistra di chi guarda, la terra restituisce i morti che aveva nel suo grembo mentre a destra lo fa il mare. La terra e il mare hanno lineamenti antropomorfi.
Nella terza fascia, a sinistra, c’è il corteo dei Beati e a destra la “Psicostasia” (misurazione delle anime) da parte di S. Michele Arcangelo, in ricchi abiti bizantini e con la bilancia in mano.
La quarta fascia, divisa nettamente dal portale, a destra, continua con l’inferno e con l’angelo color fuoco che respinge i tre eresiarchi Ario, Sabellio e Nestorio e con la grande figura di satana tra le fiamme. A sinistra, il pittore presenta il vero Paradiso. I tre maestosi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, circondati da una natura viva, brillante e profumata, con un fico, un dattero, un melograno e un ciliegio carichi di frutti.

Un altro affresco degno di nota per la sua bellezza è l’Albero della Croce con al centro il Cristo. La scena rappresentata è conforme ai precetti di San Bonaventura, dalle cui Meditazioni sulla Passione di Cristo sono tratte le iscrizioni. Sull’asse della composizione si staglia il Cristo con le braccia divergenti e in cima all’albero nidifica il pellicano simbolico.

Sulla parete opposta quel che rimane della grande Allegoria del Giglio Angioino.

E tanti altri bellissimi affreschi a impreziosire l’edificio sacro, come la Vergine con il Bambino a benedire i cavalieri.

Di grande interesse è l’affresco riferibile alle Storie di S. Caterina d’Alessandria, dipinte in onore dell’Imperatrice Caterina, moglie di Filippo I d’Angiò. L’iconografia rappresenta la Martire dai lineamenti del volto fini e regolari, il capo circondato dall’aureola e i capelli corti; tiene nella mano destra la palma del martirio e nella sinistra un arco di cerchio rappresentante una ruota spezzata. L’affresco evidenzia in otto riquadri la storia di Santa Caterina.

L’antica icona della Vergine purtroppo è andata perduta durante un restauro maldestramente eseguito nel 1920, ma da vedere ed ammirare c’è veramente tanto.

Nel 1875 il complesso è stato dichiarato Monumento Nazionale.

 di Massimo Negro
_______

Vi lascio alle foto commentate, organizzate nella solito formato video e vi auguro una “piacevole visione”. 
http://www.youtube.com/watch?v=BLvVZ7FL1uc
_______

(1) Sulla Chiesa di San Pietro dei Samari 
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/05/gallipoli-e-i-crociati-san-pietro-dei-samari/

Fonti sulla storia e sugli affreschi:
http://www.santamariadelcasale.net/

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Brindisi, Casale, Crociate e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Brindisi. Santa Maria del Casale. Tra Sante Vergini, Templari e San Francesco.

  1. guadepa ha detto:

    Ciao Massimo, innanzitutto volevo farti i miei più sinceri complimenti per il video, per le foto e per la chiarezza espressa nelle didascalie! Poi volevo dirti che, essendo di Brindisi e da poco avvicinatomi alla fotografia e soprattutto alla fotografia d’arte, ho fatto pochi mesi fa una serie di foto agli affreschi della Chiesa di S.Maria del Casale,che si possono vedere liberamente su http://www.flickr.com/photos/96085778@N08/sets/72157633565807369/. Se ti può interessare, sempre su flickr ho postato anche i tre set di foto fatte al Tempio di S. Giovanni al Sepolcro, altro eccezionale luogo che testimonia il passaggio dei Cavalieri Templari da Brindisi, con i suoi affreschi ma soprattutto, in questo caso, con le sue sculture. Al momento c’è anche qualcosa che riguarda “i bronzi di Punta del Serrone”, l’Ercole Brindisino, la Colonna Romana e Fontana Tancredi. Ma, ritornando alla chiesa di S.Maria del Casale, volevo annunciarti che ho l’intenzione, salvo tuo diverso parere, di utilizzare il video e l’articolo di cui sopra, per mettere le didascalie alle mie foto, ovviamente citando l’Autore e da dove esse sono state tratte. Per qualunque motivo mi puoi contattare al seguente indirizzo email: guada.lupi@email.it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...