Galatina. San Lazzaro e i due lazzaretti.

Nei secoli scorsi, quando a fronte di malattie contagiose all’uomo non restava altro che dichiarare la propria impotenza, i malcapitati avevano dinanzi a loro ben poche prospettive, se non quella di essere relegati in luoghi in cui si sperava che non potessero nuocere al resto del collettività, limitando il contagio. E questo destino era pressoché scontato a fronte di malattie che portavano alla morte, come la peste o la lebbra. A prescindere dal censo e dai natali.

Al di fuori delle mura della città veniva individuato un luogo dove gli ammalati erano destinati, il più delle volte a morire e, solo raramente, a guarire. I Lazzaretti.

Anche Galatina ha avuto nel passato il suo lazzaretto, in un luogo posto fuori dalla cinta muraria. Oggi a testimonianza di quei tempi resta una piccola chiesetta che, guarda caso, è titolata a San Lazzaro dei Lebbrosi, lungo via Bianchini poco dopo essersi lasciati sulla sinistra il grande ed antico complesso di San Biagio, lungo la direttrice che porta alla vicina cittadina di Soleto.

La scelta del santo titolare della chiesa non è casuale. Infatti questi luoghi venivano chiamati lazzaretti perché si rifacevano al Lazzaro (dall’ebraico Eleazaro, che significa “colui che è assistito da Dio”) raccontato nei Vangeli. Ma di quale Lazzaro si parla? Eh si, perché di Lazzaro nei Vangeli ve ne sono due.

Il primo, quello ammalato di lebbra a cui molto probabilmente si ispirano i lazzaretti, è un personaggio di fantasia, protagonista della parabola del ricco epulone e del povero mendicante raccontata da Gesù e riportata da Luca nel suo Vangelo.

“ … Vi era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e ogni giorno faceva splendidi banchetti. Un mendicante di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco e nessuno gliene dava; perfino i cani venivano a leccargli le piaghe. Ora avvenne che il povero Lazzaro morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo …”

La tradizione cristiana ebbe così a trasformare nel tempo in santo un personaggio di pura fantasia, come se fosse realmente esistito.

Vi è poi un secondo Lazzaro, fratello di Maria e Marta di Betania, amico di Gesù e da lui risuscitato. La tradizione cristiana vuole che terminò la sua vita come vescovo e martire a Cipro. La notizia del VI secolo ebbe la sua maggiore diffusione nel 900 quando l’imperatore Leone VI il Filosofo fece trasportare le reliquie di Lazzaro da Kition di Cipro a Costantinopoli, insieme con quelle della sorella Maria. Antichi affreschi rinvenuti nell’isola sembrano confermare la presenza di Lazzaro a Cipro. Intorno a questa figura sono sorte ulteriori leggende raccolte e raccontate nella “Leggenda aurea” di Jacopo da Varagine, che vedrebbero Lazzaro insieme alle due sorelle presenti in Francia nella regione meridionale della Provenza (e qui ci raccordiamo alle leggende sulla Maddalena), dove diventò il primo vescovo di Marsiglia.

Il primo Lazzaro, quella della parabola, non compare più nel martirologio romano, mentre è presente il secondo Lazzaro in quanto vescovo e martire.

Questa “confusione” intorno ai due Lazzaro è ben rappresentata a Galatina.

All’esterno dell’edificio sacro è posta una statua con le vesti e la mitra di un vescovo, il Lazzaro di Betania, amico di Gesù.

Mentre all’interno, sia il simulacro presente sia la tela posta sopra l’altare rappresenta il Lazzaro lebbroso della parabola, insieme al committente dell’opera.

All’interno della chiesa vi è anche un’ulteriore tela in cui è rappresentata la resurrezione di Lazzaro di Betania.

La piccola chiesa risale al 1681, ma molto probabilmente è più antica, forse la frequentazione del sito è di origine medioevale. Ora il luogo è inglobato all’interno del centro abitato nel popoloso Rione Italia.

Dopo diverse traversie e rimaneggiamenti, l’edificio venne donato negli anni ’70 del secolo scorso alla parrocchia dalla famiglia Alessandro Mongiò.

Sino agli anni ’50 il luogo si presentava molto diverso da come appare oggi. Vi erano dei locali addossati all’edificio  sacro che sono stati successivamente abbattuti e la statua del santo vescovo, all’epoca integra, era nel mezzo del piazzale antistante la chiesetta.

A causa di alcuni lavori condotti negli anni ’60 il luogo è profondamente mutato. Alcuni edifici sono stati abbattuti e la statua del santo addossata alla parete della chiesa nei pressi dell’ingresso, dove tutt’ora si trova.

Del Lazzaro vescovo si celebrava la festa il giorno di Sabato Santo per questo detto anche “sabato di Lazzaro” o anche “domenica di Lazzaro”. In altri luoghi lo si festeggiava il sabato precedente la Domenica delle Palme, sulla base di un’antica tradizione secondo la quale in quel giorno i cristiani dei primi secoli si recavano in pellegrinaggio alla casa di Betania e al luogo della sua tomba rimasta vuota.

Mons. Antonaci nel suo libro “Galatina, Storia e Arte” racconta che una volta la festa la si festeggiava dai giovani in maniera goliardica con il lancio di arance che venivano colte dal grande giardino del vicino complesso monastico degli Olivetani, di cui ormai rimane solo qualche albero.

Dalla tradizione della Pasqua greca deriva la raccolta  delle uova simbolo di vita e di immortalità che venivano raccolte (e in alcuni paesi accade ancora) nella notte durante del sabato che precede la Domenica delle Palme o del sabato che precede la Domenica di Pasqua, il tutto accompagnato dal canto popolare “Santu Lazzaru”. Da ragazzo, a Tuglie, il giro delle case lo facevamo la notte del Sabato Santo.

Quest’anno a Galatina, San Lazzaro verrà festeggiato domenica 29 aprile.

Ma a Galatina vi è stato, seppur in un diverso periodo storico, un secondo lazzaretto. La Chiesa dei Cappuccini. Infatti il complesso monastico dopo il suo abbandono nel 1866 venne adibito nel tempo a diversi usi, tra cui anche quello di lazzaretto. L’istituzione avvenne a cura dell’arciprete di Galatina, Rosario Siciliani, fratello del filosofo Pietro Siciliani, che ricevette per il suo impegno e per la sua cura verso i malati la croce di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro (1).

A ricordo di quel periodo, si conserva all’interno del giardino del monastero la statua ora senza testa del Lazzaro vescovo e martire, che una volta era posta nel piazzale antistante la chiesa.

All’interno della sacrestia vi è una piccola foto che ritrae lo stato dei luoghi in quegli anni in cui la statua era posta all’esterno.

di Massimo Negro

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(1) Francesco Luceri, nel segnalarmi un passo del libro “Pagine di storia galatinese” di R. Rizzelli, Tip. Economica 1912.

Rigraziamenti:
Il mio più sentito grazie al Prof. Paolo Francesco Manzella che, grazie al supporto di Don Pietro Mele, mi ha fornito le foto del sito di San Lazzaro dei Lebbrosi come appariva negli anni ’50 – ’60.

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