Giurdignano. La croce greca potenziata nella cavità di San Basilio.

Il Salento continua ad essere ancora oggi una terra capace di sorprendere e di restituire alla nostra conoscenza luoghi dal passato affascinante e misterioso, dei quali si era persa la memoria.

Il 2 aprile di quest’anno, durante un sopralluogo lungo la statale Maglie – Otranto, interessata da un progetto di ampliamento da due a quattro corsie che prevede l’espianto di un numero impressionante di ulivi, molti dei quali secolari, è stata rinvenuta una cavità scavata nel banco roccioso con all’interno una croce incisa nella roccia.

[veduta dell’area dalla statale]

La scoperta del tutto casuale è avvenuta grazie ai volontari del Forum Ambiente e Salute, di Nuova Messapia e del Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino. Del gruppo faceva parte anche lo studioso Giovanni Giangreco.

All’interno della cavità, sulla parete posta dinanzi a quella di accesso, è incisa quella che appare una croce greca potenziata.

Ma non è l’unico ritrovamento che caratterizza l’intero luogo. E’ l’intero contesto che ora vado a descrivere per sommi capi che appare molto interessante e che ha dato luogo, sin dal primo momento, al nascere di una serie impressionante di teorie che dovranno quanto prima , spero, essere approfondite da rilievi e studi più analitici e tecnici.

Intanto la “forma” della zona oggetto di indagine.
La zona, vista dall’alto, ha una forma trapezoidale frutto forse non della casualità e degli eventi ma molto probabilmente grazie a una sorta di “canali” scavati nella roccia che convergono, partendo dalla base maggiore attigua alla statale, verso la base minore del trapezio posta verso l’interno.

Questi tagli nel banco roccioso sono sei. I primi cinque, partendo da destra, sono tra loro molto vicini. La loro realizzazione già a prima vista non appare casuale. La lunghezza è variabile perché segue l’andamento del banco roccioso affiorante (sulla base dell’attuale stato dei luoghi), ma le similitudini sono tante.

[scavo del primo canale partendo da destra]

Intanto il punto di convergenza delle direttrici lungo le quali questi tagli sono stati effettuati. Poi la larghezza pressoché identica, quasi 2 passi (non avendo un metro a disposizione, ho utilizzato come “unità di misura” il mio passo) che si mantiene costante per tutto il loro sviluppo. Poi vi è la distanza tra l’uno e l’altro che è di circa 10 – 11 passi, misurata dal lato della statale, per poi giungere al loro termine ad una distanza di circa 6 passi.

[scavo del secondo canale partendo da destra]

[particolare dello scavo del secondo canale]

Dei primi 5 canali, 4 hanno uno sbocco diretto sulla piana in terra rossa che segue il banco roccioso. Il terzo partendo da destra si interrompe prima del termine del banco roccioso (e non vi  sono diramazioni di sorta) perché dopo circa 10 passi vi è l’imbocco alla cavità sotterranea dove è stata scoperta la croce incisa sulla parete.
Questo lascia supporre che la cavità, opera dell’uomo e non di origine carsico-naturale, fosse già stata scavata prima della realizzazione di questa sorta di canali.

[scavo del terzo canale; in basso si può notare l’interruzione dello scavo]

Quale poteva essere la funzione di questi larghi tagli nella roccia?
Nella zona, poco distante dal punto in cui mi trovo, sino a pochi decenni orsono, era presente la Masseria di San Basilio. Il De Giorgi nei suoi “Bozzetti”, siamo verso il finire dell’800, così descrive il luogo:

“Di lì ritornando verso Otranto, lungo la strada ferrata troveremo la Masseria S. Basilio, sotto i vigneti della quale spuntano qua e là i ruderi della vecchia abbazia basiliana dipendente dal convento di Casole…”

Da quanto racconta il De Giorgi, il luogo pare fosse frequentato e abitato da secoli, se addirittura si cita la presenza dei resti di un sito basiliano. Si può ipotizzare che questi scavi siano serviti per l’estrazione di conci di tufo per realizzare le antiche costruzioni? Può darsi, ma se il fine doveva essere quello, molto probabilmente lo scavo sarebbe stato molto più invasivo e le tracce e gli scavi sul banco roccioso sarebbero stati di altro tipo.

[scavo del quarto canale partendo da destra]

Viceversa il modo in cui sono stati realizzati, e il rispetto di distanze e proporzioni paiono suggerire un’altra ipotesi, ovviamente, tutta da confermare.
Questi scavi sembrerebbero configurare un complesso modello di canalizzazione delle acque piovane verso un’area ben precisa della zona oggetto d’indagine.

[scavo del quinto canale partendo da destra]

Quali sono i possibili elementi a sostegno di questa tesi?

Introduciamo allora altri due “luoghi” presenti nel sito che, forse, ci possono essere d’aiuto nel trovare una prima “bozza di risposta”.

Il primo “luogo” è un pozzo con annessa cisterna. La bocca del pozzo è ora tappata da conci di tufo e non si può guardare all’interno, mentre lo scavo accanto è stato riempito dall’uomo con sterpaglia e rami da potatura per cui, anche in questo caso, non si può verificare l’interno e la sua profondità. Dal lato opposto a quello a cui si trova l’imboccatura del pozzo, vi sono accenni di gradini che scompaiono subito ricoperti dalla terra e dai rami ivi gettati.

[pozzo e annessa cisterna all’interno dell’area oggetto d’indagine]

Per meglio comprendere, ci spostiamo di qualche decina di metri. Sempre nella zona, poco distante ma al di fuori dell’appezzamento oggetto di indagine, si trova un pozzo con annessa cisterna con caratteristiche che appaiono del tutto simili a quello indagato e che consente di supportarci in queste sommarie analisi.

[pozzo con annessa cisterna nei prezzi del sito oggetto d’indagine; profondità della cisterna]

Come si può notare, la cisterna posta a fianco del pozzo è di un’incredibile profondità. Lo scavo profondo consentiva di raccogliere e conservare le acquee in gran quantità. Per cui, tornando al nostro pozzo-cisterna, è possibile che un primo punto di destinazione delle acquee raccolte e convogliate dai canali fosse proprio questo.

Il secondo “luogo” è più arretrato rispetto al banco roccioso di circa 45 passi. Non è facilmente visibile, ed è a ridosso del muro di cinta, sulla base minore del trapezio, che separa la nostra zona da quella successiva.

[imbocco della cisterna interrata]

Appare un’arcata, preceduta da un piccolo scavo nella roccia che disegna una sorta di imbocco verso la cavità. Piegandomi e sporgendomi all’interno, noto quel che resta di una possibile cisterna interrata con volta a botte, realizzata con conci di tufo. I muri laterali sembrano ben rifiniti.
Complessivamente resta ben poco, visto che è stata completamente riempita e forse anche distrutta per quello che poteva essere il suo restante sviluppo nel sottosuolo.

[interno della cisterna interrata; vista a destra]

[interno della cisterna interrata; vista a sinistra]

Come accennavo in precedenza, l’attuale stato dei luoghi è sicuramente ben diverso da come poteva apparire nel passato. All’interno dei canali sorgono ora alberi d’ulivo, così come nell’area che dal banco roccioso va verso questa presumibile cisterna interrata. Per cui le attuali pendenze del terreno sono del tutto sfalzate. Ma anche per questo secondo “luogo”, si può presumere che potesse essere un terminale di destinazione delle acquee piovane. L’area che si trova oltre il muro, adibita anch’essa ad uliveto, è sopraelevata rispetto al piano di imbocco della cisterna di circa un metro.

Prima di entrare nella cavità, non ci resta che visionare l’ultimo dei 6 canali presenti nella zona. Il sesto canale si trova ben distante dai primi cinque sino ad ora analizzati. E’ adiacente al lato obliquo del trapezio ed è anche il più lungo, circa 55 passi, anche se difficile da percorre all’interno perché ricco di arbusti.
Termina dove ora sorge un furneddhru; un po’ particolare a dire il vero, perché rispetto all’ammasso pietroso del complesso, il furneddhru in quanto tale è solo una piccola parte. Alle spalle dell’entrata, sulla parte terminale del canale, è stato realizzato un enorme cumulo di pietre che, per la sua forma, a prima vista ingannando l’osservatore, farebbe pensare quasi ad un secondo locale. Viceversa sembra quasi una piccola specchia.

[scavo del sesto canale partendo da destra]

[furneddhru al termine del sesto canale con ammasso pietroso alle spalle]

Continuando a costeggiare il muro perimetrale, dopo circa una trentina di passi, appare un nuovo banco roccioso,  basso, e anch’esso scavato formando dei canali. La forma è alquanto caratteristica perché in buona sostanza è come se designasse l’angolo tra il lato obbliquo e la base minore del trapezio. Due canali di circa 12 passi ciascuno che conducono verso il canale adiacente alla base minore e che potevano servire per intercettare le acquee del sesto canale canale, quello che arriva sino al furneddhru, e incanalarle – direzionarle verso la cisterna interrata.

[scavi a canale nell’angolo in alto a sinistra del sito]

Se fosse confermata questa ipotesi che vede questi canali utilizzati per la raccolta e canalizzazione delle acquee piovane, saremmo dinanzi ad un modello di approvvigionamento delle acquee veramente complesso.

Consentitemi una disgressione, per raccontarvi brevemente qualcosa di similare che ho rinvenuto nel mio girovagare per le campagne leccesi. Siamo a Cutrofiano, in zona Petrore, oltre la cripta di S.Giovanni, nei pressi della necropoli e a pochi passi da un piccolo frantoio ipogeo.

Uno strano fossato mi aveva incuriosito e fatto scendere dalla macchina. Mi appare qualcosa di imprevisto. Un lungo scavo nel banco roccioso, in questo caso completamente interrato, lungo circa 150 passi e che raggiunge quasi subito una profondità ben superiore ai 2 metri (mi sono calato all’interno), per poi terminare nell’imbocco di una cisterna interrata, anch’essa con volta a botte. Un arguto sistema di raccolta e canalizzazione delle acquee piovane.

[scavo nel terreno, imbocco della cisterna e interno della cisterna interrata in agro di Cutrofiano]

Molto probabilmente, quella che appare ora come una cisterna interrata, doveva presentare una struttura simile a quella di Cutrofiano, anche se con un imbocco di caratteristiche diverse.

Giungiamo ora dinanzi alla cavità sotterranea. Il luogo non è di origine naturale ma è il frutto di uno scavo. Si accede mediante dei gradini, che appaiono in parte scavati nella roccia, in parte realizzati con conci di tufo. Nella parte terminale sono ricoperti da terra, ma dovrebbero essere all’incirca 7 scalini.

[area d’ingresso alla cavità e scalini di discesa]

L’interno ha una forma rettangolare. Dall’ingresso sino alla parete frontale la distanza è di circa 7 passi, mentre la distanza tra le altre due pareti è di circa 6 passi. Distanze con beneficio d’inventario, anche perché calcorle in passi non è stato facile visto che il pavimento in terra battuta è coperto da sassi e, in parte da mattoni.

L’incredibile sorpresa mi appare subito appena entrato. Sulla parete di fronte, all’interno di uno strano “cerchio” è incisa quella che ha tutte le caratteristiche di una croce greca potenziata.

[parete frontale con evidenza del “cerchio” e, all’interno in posizione centrale, la croce incisa nella roccia]

[particolare della parete; croce greca potenziata]

La differenza cromatica che riproduce la forma di un cerchio è evidente. A cosa sia dovuta è al momento un mistero. La parete, ad eccezione della differente colorazione, appare abbastanza uniforme. Non ci sono tracce di intonaco o, a prima vista, di colorazioni. Le pareti sono irregolari, non livellate o lavorate, ad eccezione di quanto ovviamente risulta come segno degli scavi.
Vi è inltre una grande umidità; infatti le pareti sono quasi interamente ricoperte da una sottile patina verdastra di “muschio” che rende la roccia umida.

Che si possa trattare di un effetto cromatico dovuto alla luce del sole che riesce ad entrare ed illuminare solo quella porzione di parete? Può darsi, anche se visto che l’accesso è rettangolare, appare singolare che il fascio luminoso lasci una traccia circolare.

Forse nel passato quella parte della parete poteva aver avuto una decorazione che a causa dell’eccessiva umidità è andata con il tempo completamente persa. Tutto da capire, tutto ancora da scoprire.

All’interno, sulla parete a sinistra, ma non proprio nei pressi dell’accesso, vi è un incavo nella roccia.

[parete di sinistra con piccola nicchia scavata]

Mentre lungo la parete a destra, sul pavimento si nota uno scavo dalla forma rettangolare. Non voglio lanciarmi a descrivere alcuna ipotesi. Solo studi ed ispezioni approfondite potranno informarci sull’esatta destinazione di questo sito.

[parete di destra con in basso lo scavo quadrangolare]

Alcuni studiosi che hanno avuto modo di visitare la zona, parlano di tracce di ceramiche dell’Età del Bronzo e del periodo medioevale.

La cosa singolare per un profano come il sottoscritto è l’abbondanza di fossili, anche di dimensioni significative, che spuntano in ogni dove dalle pareti della cavità.

Inoltre, la nuda roccia e la diversa cromatura di alcune venature creano l’effetto di accenni di cavità-nicchie, quasi che fossero state scavate o che le si volesse scavare. A mio avviso è un solo frutto della differenza cromatica di alcuni strati della roccia che, mi ripeto, appare irregolare e non lavorata.

[particolare delle diverse vene cromatiche della roccia]

[particolare della parete frontale; irregolarità della parete non lavorata]

Nella zona si notano anche diversi cumuli di pietre, detti anche in alcuni casi, se ad uso religioso, “mongioie”.

Sono sette. Uno di medie dimensioni nei pressi dell’imbocco della cavità, un altro più piccolo quasi alle spalle del primo al termine del canale che non ha sbocco, altri due agli imbocchi del quarto e quinto canale nei pressi della statale. I restanti sul limitare del banco roccioso in direzione del furneddhru. Uno di quest’ultimi è di dimensioni significative. Resta da aggiungere il grande ammasso alle spalle del furneddhru.

[cumuli di rocce all’imbocco del quarto e quinto canale; lato statale]

Su questi cumuli, ammassi di pietra il più delle volte di forma cuneiforme o a pianta quadrangolare, realizzati dall’uomo si è molto scritto riguardo le loro funzioni. C’è un filone di studio che rimanda alle antiche culture megalatiche (tral’altro siamo a Giurdignano, zona ricca di menhir e dolmen), nell’ambito delle quali questi cumuli pietrosi avevano funzioni funerarie, religiose o addirittura anche di osservazione astronomica o, comunque, utili per ricavare punti di riferimento.  E proprio in quest’ultima accezzione ancora oggi il cumolo pietroso, specialmente nelle lande più desolate, è utilizzato per indicare un luogo o una direzione.

[due dei tre cumuli pietrosi situati tra il quinto e il sesto canale]

Vi è anche un’ipotesi più pragmatica. Alla luce della successiva destinazione ad uso agricolo del luogo e degli stessi canali, all’interno dei quali sono stati piantati alberi di ulivo, è possibile che tali cumuli siano frutto dell’opera di spietramento dell’uomo. Però sono solo supposizioni e lascio l’ultima parola agli esperti studiosi. Segnalo solo che i due cumuli cuneiformi all’imbocco del quarto e quinto canale si trovano posti paralleli alla strada e alla stessa distanza.

[particolare di un cumulo]

La forma trapezoidale, la presenza di cumuli di pietra, questa presumibile particolare enfasi per le acquee, e gli altri elementi che vi ho descritto, hanno fatto sorgere anche teorie su una sorta di sacralità dell’intera zona, come mi segnala l’amico Oresto Caroppo. Un tèmenos, un luogo sacro recintato, la cui forma trapezoidale potrebbe rimandare a culture anche precedenti a quella cristiana, sino a giungere al culto della Dea Madre. Nel mondo, e anche in Italia, sono presenti diversi recinti sacri di forma trapezoidale e, in alcuni casi, si tratta anche di zone che erano dedicate al culto delle acquee. La forma del trapezio ha un suo preciso significato; si tratta dell’utero materno nel momento in cui si apre, si allarga per far nascere la vita. Cosa veramente fosse San Basilio o il tèmenos di San Basilio è ancora presto per esprimersi. In questo caso non siamo in presenza di una vera e propria recinzione, ma più che altro di una delimitazione con scavi; per meglio capire l’antico stato dei luoghi sono necessari ulteriori approfondimenti. Certo è che il culto della Dea Madre appartiene anche all’antica storia delle nostre genti e di tracce di questo culto è pieno il Salento. La vicinanza con il giardino megalitico di Giurdignano potrebbe anche essere a supporto di questa teoria.

[avancorpo posticcio di accesso alla seconda cavità]

Poco distante dalla zona oggetto di indagine, nei giorni successivi alla scoperta della cavità principale, lo studioso Luigi Corsini ha rinvenuto una seconda molto più piccola e senza alcuna traccia di graffiti, incisioni o decorazioni. L’accesso a questa cavità è anch’esso con scalini, ora con copertura posticcia e realizzata con pericolose lastre di eternit.

[scalini di accesso e interno della seconda cavità]

Poco distante un pozzo molto caratteristico, con annesso scavo quasi colmo d’acqua e gradini che scendono all’interno. Quanto sia profondo non mi è stato possibile constatarlo.

[pozzo nei pressi della seconda cavità]

Prima di lasciare la zona, mi sono aggirato nei pressi della strada ferrata dove il De Giorgi ha incontrato nel suo viaggio la struttura della Masseria – Abbazia S. Basilio. Di questo edificio non pare restare nessuna traccia, né di mura né di fondazioni. Chissà forse qualcosa potrebbe essere “nascosto” sotto la terra rossa dell’uliveto. Mi sono aggirato lungo i muretti a secco alla ricerca di qualche “strana pietra”. Ci sono diverse, anche se non tantissime, che sembrano a prima vista mattoni squadrati di pietra leccese. Finchè ne ho incontrato un paio con alcune incisioni particolari, una delle due con delle lettere che appaiono appuntate. Cosa possano significare non lo so. Ripropongo le foto in modo che occhi più esperti dei miei si possano esprimere.

Termino con un’ultima notazione. La zona è interessata dall’ampliamento della statale Maglie –Otranto. Se il tracciato dovesse rimanere quello attuale, la zona verrebbe irrimediabilmente compromessa perché verrebbero ad essere intaccati proprio quegli strani canaloni che, insieme alla cavità, rendono il sito particolarmente suggestivo e interessante. La Soprintendenza è stata avvisata dalla scoperta, così come la stessa Università del Salento con i suoi esperti.

di Massimo Negro

NdR. A questo sito è stato attribuito anche il toponimo di “Craunuse”. Riporto il termine per completezza di esposizione ma non mi dilungo non avendo informazioni utili per approfondire riguardo origini e significato.

__________

Nello scrivere questa nota un ringraziamento particolare va all’amico Oreste Caroppo che mi ha fornito le indicazioni utili per giungere sul luogo e molte informazioni a corredo che mi hanno aiutato nell’osservare criticamente il luogo.

Un ringraziamento anche a Michele Bonfrate con il quale mi sono brevemente confrontato sulle caratteristiche del sito e della cavità in cui è stata rinvenuta la croce.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Giurdignano, Maglie, Otranto e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

22 risposte a Giurdignano. La croce greca potenziata nella cavità di San Basilio.

  1. Lupo Fiore ha detto:

    massimo carissimo , ti riveli sempre piu’ prezioso… i tuoi reportages e le tue denunce civili sono ineccepibili e corredati di tutto punto. il salento ti e’ grato-

  2. Michele Bonfrate ha detto:

    Molto bene Massimo, penso che la relazione descrittiva del tuo sopralluogo potrebbe tornare utile anche alla Soprintendenza; potresti stamparla e inviarla per raccomandata A.r. oppure consegnarla personalmente al protocollo della stessa Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici delle Provincie di Brindisi, Lecce e Taranto, via Galateo, 73100 Lecce; così un giorno, quando saremo in tribunale per il processo per la distruzione del sito di San Basilio, almeno qualcuno non potrà dire che non ne sapeva niente…

  3. luigi cataldi ha detto:

    CHE BEL LAVORO, CARO MASSIMO, COMPLIMENTI E GRAZIE!

  4. Marco Piccinni ha detto:

    Se la cosa può essere d’aiuto io mi sono recato nella cripta al crepuscolo, quando la luce del sole non colpiva l’ingresso della cavità. Una foto con il flash ha messo comunque in evidenza il cerchio intorno alla croce potenziata. Davvero molto suggestivo. Per il resto un pezzo fantastico! bravo!

  5. Angela Perulli ha detto:

    appassionante! Grazie ! Ci hai donato con il tuo pezzo tanta emozione e abbiamo gioito con te per questa meravigliosa scoperta!

  6. Lucio Meleleo ha detto:

    è vero che lo stesso tipo di canalizzazione si trova a Cutrofiano come è vero che la cisterna sotterranea sorge accanto ad un frantoio oleario, comunque complimenti per il saggio che ne è venuto fuori, complimenti!

  7. Roberto Gallo ha detto:

    Il termine ‘craunuse’ sembrerebbe rimandare a ‘crauni’, carboni, e quindi alla possibilità che il luogo fosse utilizzato per produrre carbone di legna ( come è avvenuto fino a tempi abbastanza recenti nel bosco di Calimera ). Sappiamo se in quel luogo anticamente vi era abbondanza di lecci? Per quanto riguarda i canali vorrei segnalare che in una località abbastanza vicina al luogo in questione, denominata ‘Maramonte’, vi è un canale del tutto simile a quello di Cutrofiano. In questo caso però non termina in una cisterna ma sembra convogliare le acque piovane verso il canalone denominato ‘canale del rio’, cioè uno degli immissari dei laghi Alimini. E’ certamente molto antico e attualmente è in parte ostruito da muretti a secco successivi e da riempimenti di pietre e terra che consentono il proseguimento di una stradella sterrata. Appena possibile scatterò delle foto e te le invierò. Complimenti per il tuo lavoro!

  8. Nico S. ha detto:

    Azz,… davvero complimenti.

  9. raffaellaverdesca ha detto:

    I conquistadores si avventuravano in terre sconosciute spesso spinti dalla curiosità e dalla sete di conquista, pulsioni impacchettate secondo la dicitura di “Civilizzazione dei popoli”. Massimo Negro si è invece avventurato nella propria terra, seguendo validi suggerimenti, e ci ha fatto lo splendido dono di portarci con sè: CIVILIZZAZIONE (vera) DEI NOSTRI AMMINISTRATORI. Lo scopo di Massimo è ben lontano da quello degli antichi e moderni saccheggiatori e assassini di luogi, risorse e popoli: lui ama ogni segno di vissuto della terra che lo ha partorito, lui vuole salvarla insieme a tutti i ricordi e a tutti i suoi ulivi.
    Ci hai fatto entusiasmare, caro Massimo, come nelle trovate migliori della vecchia saga di Indiana Jhones, quasi emozionare dinanzi alle tante scoperte vissute con attenzione passionale e totale. In questa porzione di Salento implicata nella statale Maglie – Otranto ci sono i nostri spiriti incarnati nelle verdi aure d’ulivo e ci sono pagine preziose di storia, di significati da comprendere e di sensazioni da immaginare e ricostruire. Spero che tutti possano leggere questo tuo splendido contributo al miglioramento della specie, del territorio e della coscienza.

    • Massimo Negro ha detto:

      Grazie Raffaella sei sempre molto gentile. Il Salento è una terra che si fa amare, il problema è che facciamo una grossa fatica a ricambiare all’amore disinteressato di questo dono che abbiamo ricevuto

  10. Emilio Panarese ha detto:

    Il toponimo ‘Craunuse’ ha lo stesso significato del magliese ‘Calamàuri’=(dal greco): luogo dove si facevano i carboni [legno+nero] come sembra confermato dai due subtoponimi della stessa zona: ‘Craonari’ e ‘Carbonari’ (vedi in dialetto: craune e craunella).

  11. Pingback: La cripta di San Basilio-Craunuse | Salogentis

  12. Roberto ha detto:

    Salento da salvare e rispettare terra unica ancora da scoprire ke cela ancora una storia da raccontare……

  13. Oreste Kessel Pace ha detto:

    Vivissimi complimenti per i dettagli del sopralluogo. Sono d’accordo anche sulle supposizioni, specialmente quelle legate alla Dea Madre con riutilizzo e ampliamento del sito in epoca greca e basiliana. Ovviamente i contadini avranno apportato delle modifiche ulteriori. Tuttavia tutti i siti meritano indagini molto più approfondite con scavi e l’utilizzo di strumenti tecnici atti a indagare il sottosuolo. Complimenti, non lasciate distruggere questi luoghi, sono troppo affascinanti e importanti per le Civiltà Antiche.

    • Massimo Negro ha detto:

      Grazie Oreste per i complimenti. Purtroppo occorre tener conto di una scarsa consapevolezza da parte della Pubblica Amministrazione, ma anche da parte di noi comuni cittadini che ci rendiamo conto delle bellezze che abbiamo solo quando sono in pericolo o, peggio, quando è ormai troppo tardi

  14. Giovanni Frediani ha detto:

    Caro Massimo, leggere la descrizione di questa tua puntuale ricerca mi ha procurato gioia e ammirazione. Complimenti! Già quarant’anni or sono, quando ho iniziato a frequentare il salento, tante volte mi sono fermato a curiosare e fotografare strani ruderi e furneddhri. Talvolta mi sono anche innervosito notando il deterioramento di alcune strutture, anche da un anno all’altro. Una volta chiedendo a un contadino il perchè di una porta moderna malamente murata in cemento all’ingresso di un furneddhro, ricordo di aver ricevuta una risposta piuttosto seccata. Ritengo importantissima la tua opera di sensbilizzazione; la Puglia e il Salento in particolare, è ricchissima di testimonianze da salvare e far apprezzare dalla cultura, dagli amministratori e particolarmente, direi soprattutto, dai cittadini; che è il modo più concreto per ottenerne anche la dsalvaguardia.
    Grazie e insisti, è oltremodo importante, ci fai crescere tutti.
    Un caro saluto,
    Giovanni

  15. Piconese Giovanni ha detto:

    Arrivo buon ultimo a commentare il tuo saggio. Non abito in Puglia e non sono informatissimo sui luoghi. Questa estate ho notato però che la statale per Otranto sta per essere trasformato in una (assurda) autostrada. Che fine farà il sito da te scoperto? Asfaltato?

  16. TINA RIZZO ha detto:

    IL SALENTO SACRIFICATO DALL’INCURIA IMPACCHETTATO IN SACCHI DI CEMENTO CE LO VEDIAMO PASSARE SOTTO IL NASO CON TUTTA LA SUA STORIA DIVELTA PER FARE ORRIBILE EDILIZIA .”CUTROFIANO UN PAESE CHE SCOMPARE”MASSI MEGALITICI,MASSERIE MURI A SECCO PIETRE SARCOFAGI … LA STORIA SVILITA E CANCELLATA:UN DELFINO E UNA BALENA TROVATI IN UNA CAVA NON HANNO FERMATO I LAVORI!… LE TOMBE IPOGEE DI SAN GIOVANNI E NELLA ZONA PETRORE ..SACCHEGGI CONTINUI E …SILENZIO! COSA FARE ?????? BATTERSI CONTRO I MULINI A VENTO????SUGGERITEMI SOLUZIONI!!!!GRAZIE!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...