Cutrofiano. La devozione di Rocco Ferraro.

Di posti insoliti ve ne sono tanti nel Salento e, quello che segue, si può senza alcun ombra di dubbio annoverare tra essi. Per certi versi forse è il più strano che mi sia capitato di incontrare.

Via Giulio Cesare Vanini a Cutrofiano.

Ci sono capitato per caso, mentre per altre faccende ero a Cutrofiano. Ero andato oltre, per errore, l’incrocio che mi avrebbe dovuto condurre verso la piazza centrale del paese, per un breve incontro in biblioteca. Così proseguì dritto alla ricerca di una successiva indicazione per il centro dell’abitato. Finché ad un certo punto del percorso, non trovando altra segnaletica, svoltai a destra percorrendo una normalissima stradina.

Solo che, dopo poche decine di metri percorrendo la “normalissima stradina”, ho letteralmente “inchiodato” la macchina.

Sulla destra, a far da angolo in un piccolo incrocio, un numero impressionante di immagini sacre. Non una semplice edicola votiva, di quelle che spesso si trovano in paese o lungo le stradine di campagna. Sembrava piuttosto una sorta di cappella piena di ex voto, seppur a cielo aperto. Un santuario di strada pieno di santi volti; così ricco che a stento si intravede il bianco dell’intonaco.

La casa di Rocco Ferraro.

Rocco Ferraro, detto in paese Roccu te li santi, è morto da tempo e, come si può leggere su alcune delle lastre di marmo commemorative poste sulle pareti, prima di lasciare questo mondo ha dato disposizione che l’esterno della casa, con tutte le sculture e bassorilievi, venisse donato al vicinato.

Ma chi era il Ferraro e perché questa particolare forma così particolare di devozione?

Il tutto ebbe inizio da un evento, una guarigione che lui ritenne miracolosa. All’età di 21 anni, mentre era in servizio presso la Guardia di Finanza, come Guardia di Terra, a causa di un congelamento restò paralizzato per metà del corpo e fu costretto all’immobilità e alla degenza a letto per circa dieci lunghi anni. Quando ormai si credeva fosse in fin di vita e che non ci fosse più nulla da fare, iniziò  a riacquistare l’uso parziale delle gambe e delle braccia. Il Ferraro si convinse di essere stato miracolato e forse lo fu davvero. Fatto sta che da quell’evento inizio questa sua originale forma personale di misticismo e di preghiera.

Pare che non tutti i parenti condividessero la forma così appariscente con cui il suo sentimento religioso ebbe sin da subito a manifestarsi. Ma vista l’opera finale ritengo che alla fine dovettero, se non assecondarlo, per lo meno con il tempo rassegnarsi.

Iniziò dapprima negli anni ’40 con una nicchia votiva dedicata a Sant’Antonio da Padova e alla Madonna di Lourdes, e già allora la particolarità dell’opera e degli abbellimenti lasciava presagire che il Ferraro non si sarebbe fermato lì.

Nel 1957 completò una prima versione del Monte Calvario, dipinta sulla parete.  E pian piano le due facciate esterne della sua piccola casa andarono arricchendosi di tante e tante immagini sacre.

La Crocifissione, dapprima dipinta, venne poi sostituita da statue in ceramica, opera del maestro Garrisi di Galatina, che si possono ancor ora vedere e che compongono l’attuale Monte Calvario. Ma non vi fu solo la ceramica, ma anche statue in porcellana e tanti bassorilievi in polvere di marmo e cemento.

Mentre il Ferraro sgranava la sua vita come un rosario, così man mano arricchiva la sua casa di immagini sacre. Persone di Cutrofiano mi dicono che anche l’interno, ora vuoto e donato ad un famigliare, avesse un aspetto simile a quanto si può ora vedere all’esterno.

La struttura lascia intravedere qualche segno dei tempi, ma spero che non solo il vicinato ma anche l’intera collettività di Cutrofiano possa far tesoro di questa piccola gemma di sano ed originale sentimento religioso.

di Massimo Negro

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Una risposta a Cutrofiano. La devozione di Rocco Ferraro.

  1. giuseppe cesari ha detto:

    è bello leggere un articolo su questa originalissima casa “te lu Roccu de li Santi” che si trova esattamente accanto a casa mia… io sono cresciuto giocando insieme agli altri ragazzini del vicinato proprio lì in questo angolo di paese… il ricordo di Rocco è indelebile nella mia mente, la sua immagine era parte dell’arredo urbano, seduto accanto alla porta di casa, col bastone poggiato accanto e con un piccolo libro con la copertina nera aperto sotto i suoi occhi… nell’ultimo periodo della sua vita invece leggeva ad alta voce dei manoscritti su dei quaderni… da bambino ricordo i suoi rimproveri a noi incoscienti bambini che giocavamo vicino ai suoi tesori e ogni tanto col pallone facevamo anche dei danni rompendo involontariamente qualche lampada… da grande lo ricordo seduto accanto a mio nonno che non potendo più lavorare nei suoi amati campi, ultranovantenne, passava le ore calde del giorno vicino “allu Roccu te li Santi”… grazie per questo articolo…

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