Lecce. Gli antichi fasti di Rudiae e una speranza per il suo futuro.

Nel luglio del 2010, un po’ di tempo dopo aver partecipato alla 1° Giornata di Rudiae, scrissi sul mio precedente blog una nota dal titolo “Gli antichi fasti di Rudiae. L’odierno abbandono e degrado”, in cui raccontavo del misero stato in cui versava il sito archeologico alle porte di Lecce, e delle speranze nutrite da molti di poter iniziare finalmente un percorso di recupero e valorizzazione.

A gennaio 2012, un bel po’ dopo la 2° Giornata di Rudiae, la nuova nota, che sostituiva la precedente, aveva come titolo “Gli antichi fasti di Rudiae e il suo futuro incerto”. Compariva la parola “futuro” grazie a dei fatti nuovi che erano accaduti verso la fine del 2010 e il 2011, che finalmente avevano iniziato a portare un po’ di buone notizie.

Tramite il progetto Prusst, con finanziamenti europei, il Comune di Lecce aveva potuto acquisire la zona indicata come “Anfiteatro”, attigua al fondo “Acchiatura” già di proprietà comunale. Un finanziamento di 650mila euro indirizzato su due lotti: il primo per la ripresa degli scavi scientifici dell’anfiteatro, il secondo destinato alla realizzazione di un Centro per l’archeologia destinato ai ragazzi.

Ma c’è di più. Grazie ad altre indagini condotte nell’area archeologica di Rudiae, in questo caso su suoli privati, verso la fine del 2011, iniziava a comparire un tratto dell’antica cerchia di mura della città messapica.

Il titolo attuale evoca segni di “speranza”. Le auspicate e finanziate attività di indagine nel fondo “Anfiteatro” sono state avviate, e hanno consentito di portare alla scoperta nuovi elementi architettonici che avvalorano ancor di più quanto nel passato, anche lontano, alcuni studiosi avevano affermato riguardo l’esistenza di un anfiteatro in quella zona.

E’ stata avviata la costruzione del Centro didattico all’interno del fondo “Acchiatura”, anche se la sua struttura moderna, per il momento, stride con lo stato di degrado in cui versa ancora il fondo in questione.

Ma le cose non capitano mai per caso. E se da un lato le Istituzioni, in quest’ultimo periodo, si sono attivate per il recupero parziale dell’area, un grande grazie ritengo debba essere rivolto innanzitutto a chi quotidianamente e non “da ieri” ha preso a cuore le sorti di Rudiae. Il mio pensiero va in particolare agli amici dell’Associazione Vivere Lecce e all’Università del Salento, i quali  hanno contributo in modo fondamentale a quanto sta accadendo di positivo in questi ultimi anni.

Ma la cosa più emozionante, nel partecipare a queste giornate straordinarie di apertura del sito (che ahimè continua ad essere ordinariamente non fruibile) è il grande interesse che suscita ogni anno in maniera sempre più evidente. Tanti gli addetti ai lavori e studiosi, ma anche tante persone che hanno semplicemente a cuore la riscoperta e il recupero dell’area.

Quindi, segnali concreti di speranza.

Speranza per il futuro. Speranza per un futuro in cui si possa tornare a calpestare gli antichi sentieri, percorrere l’antico tragitto romano che conduceva a Lupiae (Lecce), ammirare quanto giunto sino a noi e auspicabilmente riportare alla luce nuove testimonianze.

Speranza che l’appoggio delle Istituzioni continui.

Speranza che la ricerca di finanziamenti non sia autolimitante rispetto al coinvolgimento su base volontaristica di tanti studiosi, studenti e appassionati che, ne sono certo, sarebbero disposti a prestare la loro opera per riportare in auge l’antica patria di Ennio.  

Non resta che leggere di Rudiae, immaginare e amarla.

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Ci manca un pezzo di storia, della nostra storia. Non so cosa insegnino oggi ai bambini delle scuole elementari o ai ragazzi delle scuole medie del Salento. Ma a me è mancato un pezzo, anche rilevante del nostro passato.

Il Salento non è solo la terra del Barocco, delle splendide facciate ed altari ricchi di ricami in pietra, non è solo la terra delle torre costiere e delle bellissime cripte basiliane stupendamente affrescate, ma ancor prima di questo, è la terra dei Messapi.
I Messapi furono un’antica popolazione italica stanziatasi nella Messapia, in un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento. Messapia o “Terra tra i due mari”, come venne chiamata dagli storici greci.

L’origine dei Messapi è incerta; sicuramente giunsero su queste terre grazie a flussi migratori provenienti dall’Oriente e, a riguardo, due sono le ipotesi più accreditate: quella dell’origine illirica e quella cretese. L’origine cretese è quella più suggestiva e si basa su un celebre passo di Erodoto sulle origini delle popolazioni iapigie:

“Si racconta infatti che Minosse, giunto in Sicania (oggi detta Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perì di morte violenta. Tempo dopo i Cretesi, indotti da un dio, …. arrivarono in Sicania con una grande flotta e strinsero d’assedio per cinque anni la città di Camico (ai tempi miei abitata dagli Agrigentini). Infine, non potendo né conquistarla né rimanere lì, oppressi com’erano dalla carestia, abbandonarono l’impresa e se ne andarono. Quando durante la navigazione giunsero sulle coste della Iapigia, una violenta tempesta li spinse contro terra: le imbarcazioni si fracassarono e giacché non vedevano più modo di fare ritorno a Creta, fondarono sul posto una città, Iria, e vi si stabilirono cambiando nome e costumi: da Cretesi divennero Iapigi Messapi e da isolani continentali …”.

Le città che i Messapi ebbero a fondare furono svariate e, tra queste, la città di Rudiae, nota anche per aver dato i natali al poeta latino Quinto Ennio, considerato fra i padri della letteratura latina. Infatti Rudiae da città messapica divenne poi un importante centro anche sotto la dominazione romana (intorno al 260 a.C.).

Le fonti antiche in cui Rudiae viene citate sono diverse, e non sempre collimanti riguardo la sua collocazione.

Strabone ne riferisce la posizione sulla via di terra tra i porti di Hydrus (Hydruntum, o Otranto) e Brentesium (Brundusium o Brindisi).
“… Coloro che non riescono a tenere la rotta (per Brindisi) poggiano a est da Saseno verso Otranto e da qui, col vento favorevole, puntano sul porto di Brindisi, oppure sbarcano e proseguono per la più breve via di terra, puntando su Rudiae, la patria di Ennio …”

Plinio il Vecchio, la elenca prima di Egnazia (Gnatia) nella descrizione del territorio dei Pediculi (ager Pediculorum), confinante con Brindisi.
“… Brundisio conterminus Poediculorum ager. novem adulescentes totidemque virgines ab Illyris XII populos genuere. Poediculorum oppida Rudiae, Gnatia, Barium, amnes Iapyx a Daedali filio rege, a quo et Iapygia Acra, Pactius, Aufidus ex Hirpinis montibus Canusium praefluens …”

Anche Pomponio Mela, enumerando le città pugliesi, la cita, dopo Bari e Egnazia (Gnatia) e prima di Brindisi, come “nobile” per avuto Ennio come cittadino.
“… Sinus est continuo Apulo litore incinctus nomine Urias, modicus spatio pleraque asper accessu, extra Sipontum aut ut Grai dixere Sipuntem, et flumen quod Canusium adtingens Aufidum adpellant, post Barium et Gnatia et Ennio cive nobiles Rudiae, et iam in Calabria Brundisium, Valetium, Lupiae, Hydrus mons, tum Sallentini campi et Sallentina litora et urbs Graia Callipolis …”.

Tolomeo cita Rudiae tra le città dei salentini dell’interno.

Ovidio in un verso della Ars Amatoria cita Ennio come “nato sui monti calabri”. Ma occorre stare attenti alla definizione di “Calabria” che all’epoca era molto più estesa rispetto alla regione che conosciamo oggi noi, ed includeva anche l’attuale Salento.

Silio Italico, parlando di Ennio lo dice discendente del re Messapo (“antiqua Messapi ab origine regis“) e nato nell’antica Rudiae, ai suoi tempi memorabile solo per il nome del suo celebre figlio (“hispida tellus miserunt Calabri: Rudiae genuere uetustae, nunc Rudiae solo memorabile nomen alumno“).

Oggi Rudiae è identificata, senza alcuna ombra di dubbio, con i resti archeologici siti in località “Rugge” a pochi chilometri da Lecce, sulla strada che va verso San Pietro in Lama. Il sito racchiude sin sé sia l’antico insediamento messapico sia le successive sovrapposizioni più tarde di età romana (dal IX-VIII sec. a.C. all’età romana).
I materiali rinvenuti ne attestano la frequentazione già a partire dal IX-VIII secolo a.C. e la nascita di un insediamento di una certa importanza tra la fine del VI e il III secolo a.C. Successivamente la città perse di importanza e già nel I secolo d.C., secondo la testimonianza di Silio Italico, era ridotta a un modesto villaggio, in coincidenza del progressivo affermarsi della vicina Lupiae, che proprio in quel periodo (tra I e II secolo) si dotava di un anfiteatro e di un teatro.

Nel descrivere la zona, riprendo quanto scrisse nel ’500 il Galateo nel suo “De situ Iapygiae”.
“Ne han fatto crollare le costruzioni il tempo e il contadino, che ogni traccia dell’antichità distrugge. Da ogni parte si scorgono ammassi di materiale che furono mura, sepolture a non finire, piene di piccoli vasi di argilla e di ossa. Il nome e la fama, noti a parecchia gente, svanirono insieme con essa. Ora l’intera zona è coltivata, o a seminativo o ad uliveto …… .Tiene in vita una città disfatta il solo nome di Quinto Ennio, che vivrà per tanto tempo, per quanto esisteranno le lettere latine”.

Cosimo De Giorgi nella sua opera “La provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio”, nel 1888 scrisse:
“… Nei dintorni di Lecce esisteva un’antica città messapica, indi greca e poi romana, che rispondeva al nome di Rudia; e la contrada dove quella esisteva conserva ancora il nome volgare di Rusce. In questo periodo di tempo quanta distruzione! Moltissime tombe sono state scoperchiate e i cimeli dispersi; le mura di cinta in gran parte atterrate; e l’epitaffio sulla via di S. Pietro in Lama, nel quale si ricordava essere stata questa la patria di Quinto Ennio, è stato anch’esso ridotto in frantumi…

Nella seconda metà dell’800, qualche anno prima del De Giorgi, Sigismondo Castromediano con un accorato articolo sul “Cittadino Leccese” del 12 ottobre 1868, intervenne per denunciare il perdurare di queste attività distruttive del sito da parte dei contadini. Per cercare di riparare il riparabile, il Castromediano diede così inizio ad un lungo lavoro di raccolta dei manufatti che venivano alla luce, creando la base per l’istituzione del Museo Archeologico Provinciale, a lui oggi titolato.

L’intera area archeologica è vastissima; si stima essere di circa 100 ettari. Rudiae doveva essere protetta da alte mura, per quel che lasciano intendere la larghezza delle loro fondazioni, per una lunghezza stimata di circa 4 km (lunghezza della cerchia esterna, perché vi era anche una più antica ma più limitata cerchia interna).

Ora quel che resta di queste mura è completamente ricoperto da rovi e da grandi ammassi di pietraglia; ma da ottobre 2011 qualcosa sta cambiando.

Negli ultimi mesi del 2011 un saggio di scavi avviato dal prof. Marcello Guaitoli, condotto nel settore nord-occidentale di quella sin dal passato si riteneva essere la cinta muraria, ha portato alla scoperta di importantissime e fondamentali conferme di questa teoria.

I saggi sono stati condotti dove era evidente sul terreno una anomalia che poteva essere letta come un terrapieno artificiale o come un accumulo conseguente un crollo. In questo settore il piano di campagna esterno all’area è a una quota superiore rispetto al piano di vita dell’antica città. Questa situazione è stata sfruttata per la costruzione delle mura che hanno in un certo qual modo regolarizzato il gradino.

E’ stata portata alla luce una struttura muraria più interna costituita da un doppio muro in opera quadrata realizzata con blocchi di varie dimensioni di calcare poroso con riempimento interno in pietrame. Questa struttura è foderata verso l’esterno della città da un doppio muro in opera quadrata realizzata con blocchi di grandi dimensioni in calcare compatto.

Verso l’interno della città la struttura muraria è costituita da un solo muro in opera quadrata del tutto analoga a quella esterna, forse munita di contrafforti. Le mura presentano uno spessore totale di circa 8,20 metri.

L’angolo nord-ovest del circuito murario è caratterizzato dalla presenza di una torre a pianta circolare del diametro di circa 8 metri, realizzata in opera quadrata con blocchi di calcare compatto.

Della torre, strutturalmente autonoma ma connessa al corpo della cinta muraria, si conserva il basamento costituito da un muro perimetrale in blocchi di calcare a settore di cerchio e rinforzato internamente da due muri ammorsati nel muro perimetrale che si incrociano ad angolo retto nel corpo della torre, con alzato in tecnica a scacchiera.

Dalla vastità dell’area e da quello che è stato rinvenuto, Rudiae doveva essere un centro molto importante, con costruzioni imponenti e importanti. Tra queste quello che sin da parecchi secoli viene identificato come un anfiteatro e che oggi è oggetto di nuove indagini che stanno restituendo certezza inoppugnabili.

Girolamo Marciano (1571-1628) nella sua “Descrizione, origini e successi della provincia d’Otranto” scrive:
«Delle reliquie di questa città oggi non si vede altro che rottami di pietre e il sito dell’Anfiteatro; in cui non sono molti anni fu trovato un marmo, che oggi si conserva in casa del signor D. Vittorio Prioli in Lecce, con questa iscrizione: OTTACILLA M. F. SECVNDILLA | AMPHITEATRVM. Non si legge altro che questo nel marmo, non essendo intero ma in molte parti spezzato».

Cosimo De Giorgi, nel 1907 nella sua “Lecce sotterranea” scrive di aver fatto fare dei rilevamenti topografici per comparare l’anfiteatro di Rudiae con quello di Lecce:
“Per potere stabilire i rapporti comparativi tra l’Anfiteatro rudiano ed il nostro ho fatto rilevare la pianta topografica dei pochi resti oggi esistenti in quella contrada dall’amico sig. ing. Giuseppe Franco e dal geom. Pasquale Starace, il 22 maggio 1905; e l’ho riprodotta nella Tav. XIII. L’Anfiteatro di Rudiae è situato nella parte sud-occidentale dell’antica città, alla distanza di 300 metri dall’abitato della R. Scuola agraria, in contrada Panareo e nella Chiusura Anfiteatro del sig. Aversini, presso la via vicinale che da Lecce menava a Rudiae. Il fondo è oggi tutto piantato a vigna; e i lavori eseguiti per la piantagione hanno manomesso e distrutto … Rimangono in posto … [parzialmente] le gradazioni della cavea con le quali si è potuto in certo qual modo circoscrivere il perimetro dell’ellisse; … Il diametro maggiore di questa ellisse si è calcolato approssimativamente di m. 83 ed il minore di m. 66”.

Gli scavi che sono stati avviati di recente stanno restituendo importanti informazioni riguardo questa struttura e la tecnica utilizzata per la costruzione della cavea ove erano posti i sedili per gli spettatori. La storia e gli studi ci hanno fornito indicazioni per due diverse tipologie costruttive utilizzate dai romani. La più antica, databile tra il II e il I secolo a.C. prevede la cosiddetta “struttura piena”, cioè una cavea con sedili in legno poggiati sul terrapieno. Questo è il caso di Rudiae.

La seconda tipologia è chiamata a “struttura vuota” e prevede che i sedili poggino su costruzioni in muratura con volta a botte, come nel caso dell’anfiteatro di Lecce (Lupiae). Per cui, caso veramente eccezionale, oggi sul territorio di Lecce sono presenti entrambe queste due tipologie di struttura a pochi chilometri di distanza.

La stella di Rudiae ebbe a brillare sino all’età di Augusto, quando fu Lecce (Lupiae) a prendere il sopravvento grazie all’appoggio che la popolazione diede all’Imperatore durante le guerre civili. E’ facile da ipotizzare che Augusto per ringraziare i “leccesi” del supporto ricevuto diede particolare rilievo a Lupiae mentre Rudiae pian piano iniziò ad eclissarsi, sino a spegnersi completamente. Grazie a questa nuova supremazia venne costruito a Lupiae un nuovo anfiteatro seguendo secondo la tecnica allora più recente a “struttura vuota”, con sedili poggiati su strutture in muratura a botte.

Gli scavi avviati a partire dal 2011, sotto la direzione del prof. Francesco D’Andria e della dott.ssa Caterina Polito, hanno messo in luce quasi interamente l’anello perimetrale del monumento e alcuni dei corridoi radiali che dividevano la cavea in cunei. Sono state evidenziate le sostruzioni di terra e pietrame informe della cavea su  cui insistevano le gradinate, presumibilmente lignee, mentre le altre strutture dell’edificio erano realizzate in pietra.

L’ellisse ha l’asse maggiore di circa 85 metri mentre quello minore è largo circa 66 metri. Il monumento era percorso all’esterno da un battuto stradale realizzato in cocciopesto. Nel 2012 è stata identificata, e in parte indagata, la faux meridionale dell’anfiteatro, con strutture murarie a grandi blocchi ben conservate in alzato e che presentano la faccia a vista decorata con tecnica a bugna.

Sono stati inoltre identificati i due aditus che permettevano di accedere alla parte superiore e a quella interiore della cavea. Ripetute azioni di scarico hanno occultato e miracolosamente conservato quanto giunto sino a noi. Dalla ceramica rinvenuta si ipotizza che questo sia avvenuto tra il V e il VII secolo d.C.

Il monumento insiste su un’area di dolina naturale che durante la precedente fase messapica era recintata da un muro a grandi blocchi di calcarenite locale con funzione di terrazzamento lungo il quale correva un battuto stradale.

Basta allontanarsi di pochi passi per veder spuntare dal terreno altre testimonianze del passaro. Decorazioni in pietra e parte di quella che potrebbe essere una colonna, posta in uno scavo addossato al muretto a secco che divide il fondo “Anfiteatro” dal fondo “Acchiatura”. Dalla colorazione della pietra, invecchiata dall’acqua e dagli agenti atmosferici, appaiono come i resti di un’indagine non recente.

Adiacente alla zona dell’anfiteatro, vi è il cosi detto fondo “Acchiatura”. Questo fondo è stato il primo ad essere acquisito alla proprietà comunale ed è il primo nucleo del Parco Archeologico.
Ritengo che sia facilmente intuitivo il perché i nostri avi chiamassero quel fondo con quel nome. Non solo quel fondo ma l’intera zona circostante sarà stata fonte di ritrovamenti più o meno casuali, ma forse anche voluti e cercati, che sono andati ad arricchire collezioni private o anche case di normali cittadini che trattenevano per se quello che recuperavano quando scavavano o dissodavano la terra.

L’area è stata interessata a diversi scavi in tempi diversi, ma il più delle volte caratterizzati da “occasionalità” più che da “sistematicità” . La campagna più significativa venne condotta negli anni ’50 del secolo scorso e portò al rinvenimento di ruderi di costruzioni, anfore, frammenti di statue di marmo e di rivestimenti, capitelli e colonne di pietra locale, e il bellissimo basolato della strada romana che si dirige verso Lecce.

Tra le costruzioni rinvenute merita un cenno particolare il bellissimo ipogeo funerario presente all’interno dell’area, che consta di tre stanze sotterranee. Peccato che l’incuria e l’abbandono dell’area lo abbiano lasciato nelle mani dei vandali che hanno lasciato il loro segno con lo spray o incidendo sui muri i loro nomi.

L’antico portale che celava l’entrata è ora posto all’interno del Museo Provinciale Castromediano di Lecce.

Più di recente nuovi scavi sono stati condotti dalla Soprintendenza archeologica quando la lottizzazione Bianco è arrivata a ridosso delle mura della città antica, andando ad intaccare i resti sepolti dell’antico fossato che correva lungo le mura. Purtroppo la miopia dei nostri politici ha portato alla definizione di un’area vincolata priva di una fascia di rispetto e il risultato è che bisogna correre dietro le emergenze per cercare di salvare il salvabile.

La speranza è che questo rinnovato interesse ai resti di Rudiae non sia destinato ad esaurirsi nel breve come accaduto nel passato, ma che sia l’inizio di un nuovo e più robusto cammino per riportare questo sito ai suoi antichi fasti.

di Massimo Negro

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Per approfondire:

– Rudiae, rivede la luce l’antico anfiteatro romano di Francesco D’Andria Corriere del Mezzogiorno – Bari 10/3/2011

– Foglio informativo distribuito nel corso della 3° Giornata di Rudiae.

– Riguardo la cronologia delle fonti storiche e delle campagne di scavi, consiglio di leggere “Affinché i leccesi non siano “peggiori degli antichi Saraceni”, di Valentino De Luca su http://salentopoesia.blogspot.com/2011/05/memoria-di-rudiae.html

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9 risposte a Lecce. Gli antichi fasti di Rudiae e una speranza per il suo futuro.

  1. Pasquino Galatino ha detto:

    Bellissimo articolo Max, abbiamo ancora molto da scoprire sul Salento preromano e sui Messapi. Un popolo di incredibile civiltà se rapportato alle popolazioni coeve

  2. luigi paolo pati ha detto:

    grazie, …il Parco Archeologico di Rudiae, il Museo diffuso di Cavallino e il sito archeologico dei resti del Villaggio Neolitico di Riesci-Arnesano, come unico giacimento, lungo il percorso della prima presenza umana nel Bacino alluvinale della Cupa.

    • massimo negro ha detto:

      Caro Luigi sono assolutamente d’accordo con te. Un’idea di assoluto buon senso che deve ahimè far fronte alla costante miopia dei nostri amministratori. Grazie ancora per la tua attenzione. PS: aggiungerei anche l’area archeologica di Valesio.

  3. massimo negro ha detto:

    Comunicato Stampa del Presidente Associazione Vivere Lecce (Beppe D’Ercole) e del Presidente della IV Circoscrizione Rudiae Ferrovia (Carmelo Isola)
    _____

    Comunicato 11 gennaio 2012

    I recenti interventi sui giornali e nel programma l’Indiano di TeleRama hanno giustamente richiamato l’attenzione sul degrado e l’abbandono dell’importante sito archeologico di Rudiae e sulla necessità di un’iniziativa che porti alla definitiva salvaguardia e valorizzazione di questa fondamentale risorsa della città di Lecce.

    Al fine di avere il quadro reale dell’attuale situazione di Rudiae è necessario però chiarire quanto segue:
    L’acquisto del Fondo Acchiatura, da parte del Comune di Lecce nel 1985, su iniziativa dell’Assessore Fabio Valente, costituisce un risultato molto importante, a cui purtroppo non hanno fatto seguito altre iniziative di acquisizione di aree limitrofe.

    Attualmente il Comune di Lecce sta realizzando programmi promossi dalla precedente amministrazione su iniziativa del Sindaco on.le Adriana Poli Bortone. Si tratta di importanti progetti già finanziati e in corso di realizzazione.

    I PROGETTO (finanziamento MiBAC attraverso la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, somma di € 500.000 destinati a Molo di San Cataldo, Archeologia Urbana a Lecce – Palazzo Vernazza – e Rudiae).
    Di questi fondi € 150.000 sono destinati a Rudiae, per scavi e restauri delle mura settentrionali (già utilizzati) e per la sistemazione di Fondo Acchiatura (da utilizzare).

    II PROGETTO (Progetto PRUSST – finanziamenti europei € 653.000).
    Il progetto è in corso di realizzazione da parte del Comune.
    Si è già concretizzata nel 2011 l’acquisizione al patrimonio comunale dell’area dell’Anfiteatro, sino ad allora di proprietà privata.
    Sono iniziati, sempre nel 2011, e proseguiranno nel 2012 gli scavi che stanno portando alla luce le strutture di un Anfiteatro romano di età repubblicana (II-I sec. a.C.).
    Stanno per iniziare i lavori per la realizzazione, nel Fondo Acchiatura, del Polo Didattico e Laboratorio di Archeologia per i ragazzi delle Scuole Medie. In questa struttura i ragazzi, non solo della Provincia di Lecce, potranno svolgere attività didattiche nel settore archeologico, come avviene nel Museo Diffuso di Cavallino per gli studenti dell’Università. Il coinvolgimento dei giovani, in particolare delle scuole della città di Lecce, potrà contribuire a far conoscere Rudiae ai leccesi; la mancanza di conoscenza rappresenta infatti una delle cause dell’abbandono del sito archeologico.

    PARTECIPAZIONE SOCIALE
    Al fine di attivare una più larga partecipazione della Società leccese alla tutela di Rudiae negli ultimi tre anni in particolare l’Associazione Vivere Lecce e la IV Circoscrizione del Comune (quartiere Rudiae-Ferrovia) insieme all’Università del Salento, hanno svolto una intensa azione di sensibilizzazione attraverso iniziative quali conferenze, lezioni sul campo, passeggiate nell’area archeologica e manifestazioni varie che hanno permesso il coinvolgimento di centinaia di persone, stimolando l’attenzione dei media su Rudiae.
    In particolare si ricordano le due edizioni della “Giornata di Rudiae” (2010 e 2011) che hanno portato sul sito archeologico centinaia di cittadini mobilitati per la difesa del luogo.
    La IV Circoscrizione comunale ha promosso l’elaborazione di progetti come il “Raggio Verde” per uno sviluppo sostenibile delle periferie urbane.
    La Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento ha inoltre avviato un progetto PON con finanziamenti europei insieme al Liceo Artistico “Ciardo” per coinvolgere gli studenti del Liceo in una tutela attiva del vicino insediamento archeologico.

    CONCLUSIONI
    Tutte queste iniziative stanno portando ad una sempre più attiva partecipazione della cittadinanza alla tutela di Rudiae e i progetti in corso (MiBAC e PRUSST) contribuiranno ad eliminare il degrado del Fondo Acchiatura attraverso percorsi di valorizzazione con la partecipazione di giovani e studenti.
    La cartellonistica stradale andrà sviluppata ma già sulla strada provinciale Lecce – San Pietro in Lama la IV Circoscrizione del Comune ha provveduto a far collocare un grande cartello in corrispondenza dell’ingresso dell’area di Fondo Acchiatura, con la localizzazione dell’Area Archeologica.
    Su questa base il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, anche a seguito delle scoperte più recenti, potrà promuovere ulteriori azioni di tutela, con l’estensione del vincolo archeologico (esistente dal dopoguerra) ad una fascia di rispetto intorno alle mura e con l’acquisizione o l’esproprio delle nuove aree che si sono rivelate, dopo gli ultimi scavi, di straordinario interesse archeologico.

  4. Beppe D'Ercole ha detto:

    Encomiabile impegno! Grazie!

  5. Valentino de Luca ha detto:

    è quasi un saggio da pubblicare e distribuire; un bel contributo storico-documentario per far conoscere Rudiae e ciò che, purtroppo in minima parte ci è pervenuto: troppi i secoli di estremo abbandono. Di particolare bellezza il corredo fotografico.

  6. Klohi Zis ha detto:

    A proposito del rocchio di colonna dorica in prossimità del muro che divide il fondo Acchiatura dal fondo Anfiteatro risulta che, da “La Rudiae Salentina” del Bernardini, pag.24, “La costruzione (l’anfiteatro) doveva essere coronata con colonne anche di pietra”.

  7. Costantino ha detto:

    complimenti all’Autore. una lunga pagina da leggere tutta d’un fiato… un bel salto nel passato di questa città, che è dunque in gran parte da scoprire… o da riscoprire!

  8. vespamodelli ha detto:

    Complimenti all’autore per la precisa ed esaustiva presentazione e per le preziiosissime fotografie che completano il lavoro e fanno vedere quello che i molti non hanno mai visto.
    Grazie

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