La vigilia della Madonna Immacolata.

Salgo in fretta le scale, due gradini per volta, come facevo quando vi abitavo. Oddio a dire la verità solo la prima rampa, sulla seconda sono già in affanno e mi tocca rallentare. Entro in cucina. Odore di pulito e ordine, non vedo nessuno. Sento dei rumori venire da dietro la porta del cucinino.

“Ehi Ma’!”

“Non entrare che sto friggendo! Altrimenti puzzerai d’olio” – risponde mia madre.

So bene quello che “sta accadendo” in quella piccola stanzetta. E in quanto a pragmatismo Enrico IV mi fa un baffo. Una pittula calda val bene un po’ di vestiti all’aroma di fritto.
Apro la porta e mi immergo.

Mamma che freddo. Ma soprattutto che sonno! Ho sentito il suono della sveglia provenire dalla stanza da letto dei miei, ma cerco di far finta di nulla finché mia madre non apre la porta della mia stanzetta dicendomi che è ora di andare, e di sbrigarmi per non fare tardi.

Sono le 4.45 di mattina!

Fa freddo fuori. Intendo fuori dal letto. Primo ostacolo da superare è la vestizione. Alla velocità della luce cerco di sfilarmi il pigiama e, contemporaneamente, di infilarmi nei vestiti. Tecnica che ormai ho consolidato nel corso degli anni.

Ostacolo superato, che già il successivo si intravede dietro la porta del bagno. Il rubinetto del lavabo mi aspetta sogghignante.

Giro la manopola e agisco deciso. Un paio di manate d’acqua in faccia e per qualche secondo guardandomi allo specchio arrivo persino ad apparire sveglio. Guardo mio fratello e mi consolo. Stessa faccia da sonno.

Sono da qualche minuto passate le 5. Scendiamo giù per strada stando ben attenti a non far rumore per non svegliare mia nonna che dorme nella casa sotto la nostra. Dalla porta dinanzi spunta la testa della vicina di casa che, nel vederci, esce tutta imbacuccata.

Ci infiliamo in macchina e l’effetto “bue e asinello” appanna subito i vetri e riscalda ancor prima del riscaldamento della macchina.

Il primo commento della mattina, al di là del tempo, è strettamente correlato a quello che stiamo andando a fare. All’inizio è usualmente – “Speriamu cu ‘mmantanimu sinu alla fine”. Nel durante vi è solitamente un – “Osci ‘nnu sta me cuddhrava cu ‘mme azzu!”. Quando si è verso la fine  – “Picca giurni addhri e imu spicciatu”.

Lasciamo la nostra stradina e ci dirigiamo verso la piazza. Strade vuote e silenti, tranne qualche macchina che come noi si dirige verso la comune meta. Nell’approssimarsi della piazza si vedono gruppi di persone muoversi a piedi. Sono così coperte che è difficile riconoscerle. Mia madre parcheggia la macchina in piazza. Scendiamo e ci dirigiamo verso la chiesa.

La Novena della Madonna Immacolata.

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Alle 5.10 iniziano le litanie condotte magistralmente dalle varie ‘Nziate. Il ritmo blando e cantilenante dei “Ora pro nobis” rischia di tramortirmi. Qualche sbadiglio, qualche chiacchiera strategica con gli amici dell’Oratorio, nel momento di “maggiore difficoltà”, mi fanno giungere all’inizio della messa.

Sono le 5.30. La messa scorre via veloce. La testa rischia di ciondolarmi solo durante la predica. Ma ormai il più è fatto, sono ufficialmente sveglio.

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All’uscita della chiesa c’è mio padre che ci aspetta davanti al Bar Provenzano. Ne approfitta per raggiungerci e fare un break con i suoi colleghi. La colazione servita da Ugo ci aspetta sul bancone del bar. Cappuccino e cornetto.

Ci sarebbero gli estremi per tornare a letto, ma tra poco mi toccherà andare a scuola.  Ci rimettiamo in macchina, dopo aver dato appuntamento ai miei amici per il pomeriggio in Oratorio .

Che lunga giornata mi aspetta!

“Queste pittule le vuoi provare? C’è anche del baccalà!”. La voce di mia madre mi riporta al presente. Oggi, 7 dicembre 2012, vigilia della Madonna Immacolata.

di Massimo Negro

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3 risposte a La vigilia della Madonna Immacolata.

  1. raffaellaverdesca ha detto:

    Massimo sale a due a due i gradini del nostro gradimento passando dal passato al presente con una simpatia così delicata da rallegrarci l’anima, quasi come la vista di una bella ‘pittula’ fumante.
    Quanto erano importanti le tradizioni religiose, qualche anno fa! Ci facevano addirittura rinunciare all’irrinunciabile, come poteva essere il sonno, per la gioia di presenziare a riti che riscaldavano l’anima. Sperando che il gelo della sfiducia e dell’automatismo che ci affligge si sciolga dinanzi al bellissimo racconto di Massimo Negro, confidiamo nell’amore dell’Immacolata, certi di quello della nostra storia.

  2. LUIGI CATALDI ha detto:

    Grazie Massimo di questo, caldo e odoroso di fritto, ricordo della tradizionale viglilia dell’Immacolata! un caro pensiero.

  3. dyna ha detto:

    grazie per questo bel racconto di tradizioni fumanti di pittule!ancora complimenti e grazie infinite.

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