Galatina. Santa Maria dei Grotti e il suo futuro incerto.

Mille e cinquecento passi da qui (ndr. da Soleto) sorge una città di nuova fondazione, ma abitata da cittadini eccellenti e tuttora greci: è San Pietro in Galatina. Si trova in una deliziosa vallata pianeggiante, ricca di ulivi e di ogni specie di ottimi alberi; non è carente d’acqua … ma dispone di pozzi in quantità più che sufficiente
(Liber de situ Iapygiae – Antonio De Ferraris Galateo – 1507-1509).

Le origini di questa città (Galatina) sono ancora ravvolte in un gran bujo, non rischiarato né da documenti di antichi scrittori, né da monumenti. Nell’evo medio Galatina, come gli altri paesi e città di questa parte meridionale della Japigia, abbraccio il rito greco; da ciò le guerre e le devastazioni che soffrì nei  bassi tempi per opera dei longobardi, dei saraceni e dei normanni i quali contesero ai greci il dominio di quest’angolo d’Italia. Al tempo di Galateo in uno dei borghi della città si parlava ancora il dialetto greco; ma oggi Galatina scomparsa dall’isola etnografica greco-salentina…. Secondo le tradizioni, la parrocchia di rito greco fu introdotta nel borgo Galatino verso il IX secolo dell’era volgare.
Di quel tempo non abbiamo che pochi ruderi di  una cripta cristiana dedicata alla Madonna della Grotta ed annessa ad un’antica abazia di Basiliani del IX secolo, oggi distrutta. In questa, verso il 1848 il professor Cavoti, spinto dall’amore per l’archeologia, scoprì un dipinto a fresco rappresentate una Madonna in atto di preghiera fra due angeli.
 (La Provincia di Lecce – Bozzetti di Viaggio – C. De Giorgi – 1888).


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Il territorio di Galatina, come il resto dell’antica Terra d’Otranto e vaste zone del Meridione, venne interessato da un imponente flusso di contaminazione culturale e religiosa proveniente dall’Oriente verso la seconda metà del primo millennio, che ne occupò prima ancora del suo territorio, la sua storia mutando antiche tradizioni e regole sociali ed economiche, instaurandone di nuove che avrebbero lasciato le proprie tracce giungendo sino ai giorni scorsi.
Gli antichi monaci basiliani giunsero nelle regioni meridionali e nel Salento a seguito dell’editto emanato nel 726 dall’imperatore bizantino Leone III Isaurico con il quale ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero. Si venne ad instaurare un regime di repressione che portò oltre alla distruzione di molte opere d’arte e alla morte di molti monaci. Chi riuscì a scappare si rifugio in Italia, trovando riparo in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline, che divennero luogo d’alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano adattare grotte naturali, scavavano nella roccia più friabile, dove creavano dei rifugi dove potevano continuare a praticare il loro culto.

Uno di questi luoghi in cui trovarono riparo fu nella zona denominata “Li Grutti” a Galatina, dove riuscirono a ricavare da un banco roccioso quella che sarebbe poi diventata la cripta dedicata a La Madonna della Grotta. La denominazione al plurale della zona lascia supporre che questi ripari o grotte fossero più di una.
Infatti, oltre alla chiesa-cripta, oggetto della nota, a poche decine di metri da essa, vi  è Masseria della Grottella, della quale il Fonseca parla con riferimento ad una cripta interrata.
Lungo strada, poco prima di arrivare al sentiero che conduce al sito, vi è un secondo riparo ipogeo scavato nella roccia, che consta di due stanze e presumibilmente utilizzato per fini agricoli.
Ancora qualche decina di metri prima, dove vi era l’antica chiesa di San Giovanni Battista, ora inglobata all’interno dell’odierno caseggiato, vi era una cripta il cui accesso è stato tappato in un passato non ben definito, ma neanche tanto lontano.

Con il tempo l’antica cripta venne inglobata in una chiesa dedicata all’Assunta e accanto ad essa vennero costruiti dei nuovi locali. Il De Giorgi parla della presenza di un’antica abazia andata poi distrutta, sui cui resti venne realizzata l’attuale masseria. La chiesa venne costruita nel XV secolo e arricchita nel tempo di altari e affreschi. Sull’architrave dell’ingresso principale è incisa la data AD 16[.]9.

Come tutti gli antichi cenobi basiliani la cripta venne affrescata dagli operosi monaci e lo stesso avvenne per il successivo avancorpo a navata unica, secoli più tardi.
Il sito accrebbe nel tempo la sua importanza tanto che qui era conservato il ricordo delle antiche invasioni saracene che portarono nel 1480 alla occupazione di Otranto. Baldassar Papadia nelle sue “Memorie storiche della Città di Galatina nella Japigia” riporta quando documentato dalle cronache del Coniger dove si fa menzione di scorribande che giungono sino a Galatina, dove gli invasori trovandola deserta (gli abitanti si erano rifugiati a Lecce) si diedero alla devastazione e al saccheggio.
Di quel periodo rimaneva come ricordo una palla di granito posta sulla sommità di una colonna eretta nel XVII secolo nei pressi dell’ingresso laterale della chiesa.

A questa chiesa appartiene la campana più antica di Galatina.

La campana più antica di Galatina è quella della Chiesetta Madonna della Grotta ed è rovinata in più parti. Al centro in rilievo notiamo da una parte una Madonna col Bambino e dall’altra un Crocifisso. E’ senza battaglio (lo troveremo poi abbandonato sul terrazzo della chiesetta). La campana che chiameremo Gesù Maria presenta in testala seguente iscrizione con il nome del fonditore e la data incompleta: Iesus Maria M. Gioseppe De Mitri di Gallipoli 162..
(Guida di Galatina a cura di Mario Cazzato Congedo Editore).

Sia la palla di granito posta sulla sommità della colonna, sia la campana sono ora conservate dalla famiglia proprietaria del sito, onde evitare che venissero trafugate.

Sino a qualche decennio fa, la chiesa era ancora aperta al culto e si festeggiava ogni anno la festa dell’Annunciazione.
Cosa rimane ora di questo importante sito?

La chiesa è di proprietà privata e versa, purtroppo, in non buone condizioni statiche che non consentono più l’apertura ai fedeli e ai visitatori. Sulla facciata della chiesa e sulle pareti laterali sono comparse profonde crepe ben visibili in particolare dall’esterno.

La prima volte che mi occupai di questo sito, scrissi che non mi era stato possibile visitare l’interno e verificare lo stato della e dei suoi affreschi. Anche su questi ultimi non risulta che siano mai stati effettuati interventi di natura conservativa. Il Fonseca nel suo “Gli insediamenti rupestri medioevali nel Basso Salento” descriveva la significativa decorazione paretale della cripta. Mente il Montinari nella sua“Storia di Galatina” fa menzione di affreschi ormai trafugati.

Fortuna, e per certi versi caparbietà (che non sto qui a spigare), ha voluto che finalmente giungesse nei giorni scorsi l’opportunità di visitare l’interno della chiesa-cripta.

L’accesso avviene mediante una porta laterale, sul lato destro della chiesa, dato che quella principale è dall’esterno murata (all’interno c’è quello che resta della porta). Entriamo dentro facendoci accompagnare, come supporto, da quanto riportato dal Fonseca negli anni ’70.

All’interno l’avancorpo in muratura è a navata unica, divisa in tre campate, coperte da volte a vela.

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Nella prima campata, quella il cui piano corrisponde con il piano esterno, vi è una variegata decorazione, con molti motivi floreali e, sulla volta, un’immagine della Vergine Assunta in cielo circondata da angioletti.

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Anche quando la chiesa è chiusa, e lo è normalmente, dal cancello-grata posto sulla porta è possibile intravedere parte di queste decorazioni. Ben altra cosa, ovviamente, è avere la possibilità di osservarli nella loro interezza e con calma dall’interno.

In corrispondenza della seconda campata, una scala conduce verso il piano di calpestio più basso, ove si trovano un certo numero di ormai vecchie panche rivolte verso l’altare, e dove vi sono gli accessi alla cripta.

L’intera struttura ha ben visibili le rughe del tempo e i segni dell’abbandono ma, ad eccezione degli escrementi di piccioni, è sostanzialmente in ordine.

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Sull’altare del XVII secolo, posto sotto un arco che segna l’altezza dal piano esterno  e del quale non vi è nulla di particolare da descrivere, è presente un ovale in cui è racchiusa l’immagine della Vergine con Bambino. Sull’altare non c’è traccia di iscrizioni.

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Sono chiaramente distinguibili le parti costruite in muratura, più recenti, rispetto alle pareti ricavate dallo scavo nella roccia.

In corrispondenza dell’altare, su entrambi i lati, vi sono degli affreschi. A sinistra vi era, molto probabilmente una Vergine tra due angeli (o, come riportato in altri testi, un Cristo tra due soldati ?), ma l’immagini è ormai molto sbiadita e di  non facile lettura. A destra vi è un affresco con la Vergine ragazzina e i suoi genitori Gioacchino e Anna. Questo affresco, molto probabilmente più recente, è ancora chiaramente visibile.

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Ai lati dell’altare vi è l’accesso all’antica cripta. Lo stato attuale dei luoghi è chiaramente ben differente rispetto al periodo in cui la cripta venne abitata dai monaci che per primi la utilizzarono.

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La costruzione dell’avancorpo e dell’altare ne hanno modificato ampiamente l’accesso. Così come all’interno la costruzione di un muro ha diviso in due parti la cripta, inizialmente costituita da un unico ambiente. Su questo muro vi è un fonte battesimale (e a lato forse una Santa Lucia, o meglio, quello che ne resta).

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Per cui oggi vi è un primo ambiente molto ampio, quello a cui si accede direttamente dai lati dell’altare, a tre navate, con volte a vela, e tre absidi, e un secondo ambiente molto più piccolo a mo’ di deambulatorio. Quindi, prima dei rimaneggiamenti la cripta doveva essere articolata in quattro navate absidate.
I pilastri, in origine di forma quadrangolare secondo il Fonseca, si presentano attualmente in forma circolare e, sotto il bianco della calce, si intravedono delle decorazioni.

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Mentre l’avancorpo si presenta ben illuminato dalla luce del sole, all’interno della cripta, dopo un paio di passi si è circondati dal buio più assoluto.

Appena entrati all’interno della cripta, sulla destra, vi è una profonda nicchia in cui vi sono sulla volta raffigurazioni floreali e qualche frammento illeggibile di santi all’interno.

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Fa eccezione quel che resta di una Crocifissione con ai lati la Vergine e San Giovanni. Questa porzione di affresco è più leggibile, pur nelle sue precarie condizioni.

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In fondo, nella parete che da a nord-est vi sono tre nicchie affrescate. Nella prima vi è una Annunciazione datata 1679. La data è leggibile sull’iscrizione posta sull’arco. Sul setto di divisione con la nicchia centrale vi è una Vergine con Bambino.

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Nella nicchia centrale vi è rappresentata una Crocifissione.

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Mentre nella nicchia più a sinistra è raffigurata una Santa Marina con, sul setto di divisione che conduce verso il secondo ambiente della cripta, una ulteriore immagine della Vergine con Bambino.

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Nel secondo ambiente si accede nei pressi della nicchia dedicata a Santa Marina.

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Non sembrano esserci (era buio pesto) tracce di affreschi. La parete di divide in diverse piccole nicchie.

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Tornando nell’avancorpo, prima dell’altare, sulla parete destra si apre una profonda nicchia con all’interno un altare. Qualche traccia di colore ma niente di significativo che faccia intuire a chi fosse dedicato quello spazio.

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Uscendo all’esterno, dei locali attigui alla chiesa-cripta resta ben poco.

Le volte sono ormai crollate (nelle precedenti foto d’epoca si può ammirare il complesso ancora integro). Il crollo del tetto ha portato al crollo della copertura di alcune stanze sotterranee. Non è possibile verificare l’uso che ne veniva fatto.

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Rimangono a ricordare epoche ben più feconde, antichi fregi sulle architravi dei camini.

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In questi mesi accanto alla chiesa è sorto un nuovo complesso residenziale e un nuovo tracciato viario, per ora in terra battuta, a pochi metri dal sito che ha reso inaccessibile il breve sentiero che partiva dalla strada posta alle spalle del complesso fieristico.

“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”scriveva Montanelli.
Esempi virtuosi di collaborazione tra proprietà, amministrazioni locali, provinciali o regionali, e associazioni per il recupero di antichi siti non mancano. Qualche anno fa a Galatina questo si è reso possibile per il parziale restauro della chiesetta di San Paolo e notizie ancor più recenti riguardano l’antico sito di Santa Maria alla Porta sempre a Galatina (finanziamento veicolato grazie all’intervento della Soprintendenza).

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La mia visita all’interno è stata possibile grazie ad un censimento che la Regione Puglia sta conducendo delle cripte presenti su tutto il suo territorio. Mi sono accodato a chi doveva fare i rilievi del sito. C’è da sperare che questo lavoro di ricognizione e censimento possa sfociare nella messa a disposizione di fondi che consentano il recupero di questi splenditi luoghi.

La classe politica e dirigenziale di Galatina, e tutte le persone di buona volontà si devono mobilitare affinché questo sito, con la collaborazione dei proprietari, possa essere recuperato, riportato ai suoi antichi fasti e restituito alla collettività.


di Massimo Negro

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17 risposte a Galatina. Santa Maria dei Grotti e il suo futuro incerto.

  1. maurizio serra ha detto:

    ciao Massimo ho scoperto or ora il tuo interessantissimo blog! ho realizzato un sito amatoriale dedicato alle chiese campestri della mia regione, la Sardegna. Vorrei ampliarlo a resto d’Italia con pagine dedicate alle varie provincie e vorrei chiederti se posso estrapolare una scheda dai tuoi articoli pubblicandola ovviament con i tuoi riferimenti ed il link alle pagine del blog
    Mi farà piacere se potrai rispondermi, anche inviando una mail a chiesecampestri@tiscali.it
    un caro saluto! Maurizio Serra http://www.chiesecampestri.it

  2. Adriano ha detto:

    dispiace ancor di più vedere questo abbandono,e poi sentire che i fondi europei per il recupero del patrimonio storico-architettonico non sono stati spesi ….

    • cristiamo ha detto:

      gli abitanti di galatina e la maggior parte delle amministrazioni sono proprio come le foto che ho appena visionato,ferme,immobili lasciate allo sbaraglio,consumate dal tempo senza che nessuno faccia nulla.la ricchezza maggiore che abbiamo in italia è l’arte e i monumenti ma il cuore e la testa sono poveri.aspettando che si faccia qualcosa….spero prima della prossima fine del mondo…spero.

  3. gino ha detto:

    caro Massimo bellissimo il tuo lavoro di ricerca. Si potrebbe fare un libretto affinchè resti viva la memoria storica. Ma che speranze abbiamo sugli Amministratori? Z E R O ! La loro visione non è per il recupero degli antichi reperti storici o per il risanamento del centro antico ma SOLO ED UNICAMENTE per le nuove edificazioni. Basta vedere il Piano redatto dall’ing. Conversano e rapportarlo con quello preparato ma che non è stato mai approvato dall’arch., Cervellati e ci rendiamo conto cosa piace agli amministratori. Niente perdite di tempo con risanamenti meglio spingere la città verso la campagna. Questa è la tesi predominante. Speranza di una revisione del PUG? Io direi ZERO ma spero di sbagliare. GINO

  4. maria luce ha detto:

    stupendo lavoro Massimo! mi auguro che realmente si possa recuperare un patrimonio di questa portata!

  5. Fiorenza ha detto:

    Sono andata da piccola intorno agli anni ’70
    in questa chiesetta il 15 agosto insieme a mia nonna, ricordo bellissimo…..!!!

  6. Salvatore Chiffi ha detto:

    Grande, ricerca accurata che testimonia attaccamento alla propria terra!

  7. Cosimo Guercia ha detto:

    E’ un vizio di quasi tutti gli amministratori della nostra terra,la cultura non viene pensata,o viene per ultima,abbiamo un patrimonio immenso e si lascia all’incuria e si fa perdere e si interviene quando e’ troppo tardi

  8. Marcello D'Acquarica ha detto:

    So che un semplice grazie come quello che ti sto scrivendo non basta. Purtroppo pochi capiscono l’importanza di queste tue fatiche. Ma ormai, visto l’andazzo di questi ultimi 4 anni, siamo agli sgoccioli, o meglio agli spiccioli, così forse la semtteranno di distruggere quello che abbiamo di così prezioso. A presto.

  9. Pingback: San Biagio. La benedizione della gola. | Spitte Salentine

  10. Luigi De Simone ha detto:

    caro Massimo,
    Ti ringrazio per avermi fatto ritornare indietro nel tempo quando negli anni ’70, con il ns. parroco Don Salvatore Bello, si andava in pellegrinaggio per celebrare la Santa Messa alla Madonna della Grottella e noi, chierichetti indisciplinati, non perdevamo occasione per “esplorare” gli ambienti della cripta a lume di candela, fantasticando soprattutto su quella parte che, a detta dei più grandi, era il punto di arrivo della leggendaria via di fuga sottorrenea tra il castello Scanderbeg e la campagna Galatinese.

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  13. SASA ha detto:

    so che il mio commento arriva tardi ma voglio lo stesso poterti ringraziare del bel lavoro che fai,,.
    GRAZIE

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