San Biagio. La benedizione della gola.

La buon’anima del mio vecchio parroco a Tuglie, Mons. Nicola Tramacere, immancabilmente, in occasione della festività di un santo particolarmente venerato, terminava la sua “predica” con un severo richiamo ad essere presenti in chiesa e a partecipare alla messa non solo in occasioni come quelle, ma anche alle messe domenicali. Rimbrotto, o appello che dir si voglia, che rimaneva puntualmente inascoltato. La messa della domenica successiva a quella del santo festeggiato ritornava ad essere partecipata, più o meno, dalle solite persone.

Però il giorno della festa del santo particolarmente venerato, la chiesa, anche se in giorno feriale, era puntualmente gremita di gente.

Oddio un motivo, anche se un po’ stiracchiato, c’è.

Ho bisogno, invoco Cristo. Va bene. Ma lo invoco per cosa? Certo lui può tutto, ma il “tutto” a volte nella nostra mentre si trasforma in “niente”. La venerazione della stessa Madonna è stata declinata con aggettivi o indicazioni di luoghi per rendere la sua presenza più “concreta”.

Certo il sommo bene, l’obiettivo finale per chi crede, è andare in paradiso, la resurrezione. Ma non è colpa nostra se la chiesa cattolica ci ha fornito di sua spontanea volontà una scusante o un metodo alternativo di espiazione: il purgatorio.

Il purgatorio si può definire come il primo condono tombale (in tutti i sensi) su quanto combiniamo in vita. Nei secoli scorsi non era neanche così gratis. Oggi ancora più conveniente dello scudo fiscale. L’importante è non farla grossa.

Ma noi poveri uomini abbiamo bisogno di un ancoraggio ben definito nel vivere la nostra vita quotidiana. Anche se dovessimo avere un medico generico che conosce il suo lavoro, noi di chi ci fidiamo? Corriamo subito alla ricerca di uno specialista.

E così è stato nei secoli non solo per i malanni della nostra anima ma soprattutto per quelli del nostro corpo. Non avevamo bisogno di un generico aiuto, avevamo bisogno di uno “specialista”.

Ai mali principali del nostro corpo abbiamo con il tempo associato il nome di un santo o di una santa ben specifici. Una sorta di primari di un invisibile e sovrannaturale ospedale.

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Ma anche in questo la chiesa ci è venuta dietro. Nascono così le figure dei 14 santi ausiliari. Sull’argomento ci sarebbe una lunga storia da raccontare, ma bene o male questi santi supporti al nostro vivere quotidiano dovrebbero essere i seguenti:

–        Sant’Acacio (o Agazio), invocato contro l’emicrania
–        Santa Barbara, contro i fulmini, la febbre e la morte improvvisa
–        San Biagio, contro il male alla gola
–        Santa Caterina d’Alessandria, contro le malattie della lingua
–        San Ciriaco di Roma, contro le tentazioni e le ossessioni diaboliche
–        San Cristoforo, contro la peste e gli uragani
–        San Dionigi, contro i dolori alla testa
–        Sant’Egidio, contro il panico e la pazzia
–        Sant’Erasmo, contro i dolori addominali
–        Sant’Eustachio, contro i pericoli del fuoco
–        San Giorgio, contro le infezioni della pelle
–        Santa Margherita di Antiochia, contro i problemi del parto
–        San Pantaleone, contro le infermità di consunzione
–        San Vito, contro la corea, l’idrofobia, la letargia e l’epilessia

Ma accanto a questi, altre figure di santi sono venerati ed invocati a protezione o per la guarigione di malattie ben specifiche. Nel Salento abbiamo San Paolo invocato a protezione dei morsi di serpenti, scorpioni, ragni, e vari insetti (1). Santa Margherita, precedentemente citata,  conosciuta anche con il nome di Santa Marina, proteggeva anche contro l’ittero (2); e anche a Galatina nella cripta di Santa Maria della Grotta è stato rinvenuto un suo affresco (3). Per la febbre a San Lorenzo, e via quindi a Sogliano Cavour il giorno della sua festa per un saluto al santo. San Donato, festeggiato a San Donato di Lecce e a Montesano Salentino, per guarire dall’epilessia (4). E così tanti e tanti altri.

Con il tempo queste devozioni si sono affievolite e, nella maggior parte dei casi, sono scomparse. Il confine tra religione e medicina si è, con il passare dei secoli, sempre più delineato, e oggi è ben visibile e certo (ad eccezione di alcune guarigioni che ancora oggi hanno del miracoloso).

Ma non tutto si è perso. Alcune di queste antiche devozioni, ben poche invero, sono giunte sino a noi. E tra queste vi è la festività di San Biagio, uno dei santi ausiliatori e protettore contro il mal di gola. Infatti nel corso del giorno a lui dedicato, il 3 febbraio, ancor più di una qualsiasi domenica, sono molti coloro che affollano le chiese per ricevere la tradizionale benedizione della gola.

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Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”

Festività che tra l’altro cade in uno dei periodi tradizionalmente più freddi dell’anno, subito dopo i cosidetti giorni della merla. Periodo in cui era solitamente frequente (e lo è tutt’ora), soprattutto per i bambini, ammalarsi. E fine ai primi dell’Ottocento vi era una particolare malattia che spesso veniva confusa con il comune mal di gola che poteva condurre alla morte: la difterite. Non è quindi difficile capire il perché ancora oggi questo santo sia particolarmente venerato.

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Questo accostamento tra la figura del santo e il mal di gola è dovuto ad un miracolo che il Vescovo Biagio compì, durante il periodo della sua prigionia, guarendo un giovanetto da una lisca di pesce che era rimasta conficcata nella sua trachea. Di miracoli se ne raccontano tanti sulla figura del Vescovo Biagio, ma questo è quello per cui è ricordato.

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La più antica citazione scritta sul santo è contenuta nei Medicinales di Ezio di Amida, vissuto nel VI secolo. Riguardo ai mali di gola, nella traduzione latina di Giano Corsaro dell’opera del medico greco, si legge:

« Se la spina o l’osso non volesse uscire fuori, volgiti all’ammalato e digli «Esci fuori, osso, se pure sei osso, o checché sii: esci come Lazzaro alla voce di Cristo uscì dal sepolcro, e Giona dal ventre della balena.» Ovvero fatto sull’ammalato il segno della croce, puoi proferire le parole che Biagio martire e servo di Cristo usava dire in simili casi «O ascendi o discendi». »

Il 3 febbraio si tornerà, quindi, in chiesa a chiedere l’intercessione del santo, mediante la benedizione della gola che verrà impartita da parte del sacerdote o del diacono incrociando sulla gola del fedele due candele (anticamente si usava olio benedetto).

La festa di San Biagio non è una particolarità salentina, ma mi fa venire in mente gli anni di frequentazione dell’Oratorio a Tuglie e, soprattutto, non posso non parlarne adesso visto che la mia attuale parrocchia a Galatina è titolata a San Biagio (5). Per cui oltre il rito della benedizione della gola, vi è tutto quello che solitamente ruota attorno ad una piccola festa di parrocchia, inclusa la processione.

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A Galatina, le tracce della devozione al santo risalgono al XVI sec. per una cappella di S. Biagio extra moenia di proprietà di Pietrantonio Pugliese, come attesta una Visita Pastorale dell’epoca, e per una probabile cappellina nel centro storico risalente al ‘4-‘500 in un vico ab immemorabili intitolato Vico S. Biagio.

di Massimo Negro

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Note correlate:

(1) Galatina. San Paolo, le “tarantate” e le due sorelle.
https://massimonegro.wordpress.com/2012/06/28/galatina-breve-nota-irriverente-e-fantasiosa-su-san-paolo-e-le-tarantate/

(2) Carpignano Salentino. La Cripta di SS Cristina e Marina (e note correlate appartenenti alla seria su Santa Marina).
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/08/carpignano-salentino-la-cripta-di-ss-cristina-e-marina/

(3) Galatina. Santa Maria dei Grotti e il suo futuro incerto.
https://massimonegro.wordpress.com/2012/12/13/galatina-un-appello-per-lantica-s-maria-dei-grotti/

(4) Montesano Salentino. La processione di San Donato e l’epilessia.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/06/montesano-salentino-la-processione-di-san-donato-e-lepilessia/

(5) I “ricami” di San Biagio a Galatina.
https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/i-ricami-di-san-biagio-a-galatina/

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