San Giuseppe a San Marzano di San Giuseppe. La “Processione delle fascine”.

“Pronti? … Mosé … uno, due, tre!”

E con le prime note della banda musicale la statua di San Giuseppe varca il portone della Chiesa, uscendo sulle spalle dei fedeli , iniziando così il suo percorso per le strade del paese.

Quello che accade a San Marzano di San Giuseppe il giorno della vigilia della ricorrenza del Santo è difficile da descrivere. Occorre andarci e immergersi nelle stradine di questo piccolo centro del tarantino per poter capire appieno quello che questa festa rappresenta per questa comunità. Una comunità così devota verso San Giuseppe tanto da aver cambiato nel passato il proprio nome aggiungendo a San Marzano il nome del Santo.

Quando la croce che apre la processione sorretta dai ministranti si inoltra per le vie del paese,  la strada principale è già stracolma di gente in attesa del suo passaggio. Ma è un’attesa particolare. Non è la solita processione.

La strada è piena in ogni dove di fascine. Fascine grandi e piccole, portate in braccio o a spalla, poggiate  su piccoli carretti con l’effige del Santo o su carri formando un ammasso dalle dimensioni improbabili, trasportate da bambini, da giovani, da uomini, da donne e da persone anziane, poggiate su passeggini o su sedie a rotelle. Tutto il paese si mobilita. Fascine ovunque, ma anche pezzi di tronchi d’albero!

E’ la grande e suggestiva “Processione delle Fascine” o “Processione della legna”.

E’ un’antica tradizione che risale alla seconda metà dell’ottocento, e ricorda quanto accadde durante la notte tra il 18 e il 19 marzo.
Per devozione e in onore di San Giuseppe, la gente del luogo era solita accendere una serie di falò agli angoli delle strade.

Purtroppo proprio in quell’anno la zona era stata colpita da una carestia di legna e questo aveva portato gli abitanti del luogo a rinunciare ai soliti festeggiamenti. Il giorno della vigilia non venne acceso alcun falò. Ma, inaspettatamente, la notte tra il 18 e il 19 marzo la zona venne colpita da una violenta tempesta che si abbatté  sulle campagne del paese, distruggendo le colture e sradicando al suo passaggio numerosi alberi.

L’evento venne interpretato come una sorta di castigo divino, un segno di punizione per la scarsa devozione manifestata quell’anno verso il Santo. Per cui i sammarzanesi, una volta resisi conto del disastro, iniziarono sin dalle primi luci dell’alba a trasportare, in un andirivieni incessante dalle campagne verso il paese, fascine e tronchi d’albero divelti dal forte temporale. Una sorta di processione penitenziale a cui tutta la popolazione partecipò. L’obiettivo era ripagare il Santo non con l’accensione di tanti piccoli falò, come era consuetudine, ma realizzando una grande pira. Tanto grande da poter ottenere il perdono e l’intercessione del Santo.

Tutta la legna portata dalle campagne venne ammassata davanti al Palazzo Marchesale e al giungere della sera venne dato fuoco allo “Zjarri i mate”, fuoco grande, o “Fucarazzi”. Il falò era di tali dimensioni che fu visibile anche dai paesi vicini.

E fu così che dal 1866 i sammarzanesi festeggiano San Giuseppe come patrono al posto di San Carlo Borromeo, ricordando ogni anno il giorno della vigilia quella grande, spontanea e forse anche impaurita processione di persone e carri che si prodigarono all’accensione del grande fuoco in segno di devozione verso il Santo.

Ancorché a distanza di tanto tempo, ancora oggi la processione delle fascine viene vissuta con una grande partecipazione popolare. Non solo numerica. Guardando i volti della gente ci si accorge che non è un rito formale, non è una stanca ripetizione di un fatto storico. E’un evento veramente sentito, è una grande festa a cui nessuno manca e vuole mancare. Traspare evidente il senso di comunità, del voler stare insieme e si rimane stupiti dalla numerosità di persone, dai piccoli alle persone anziane, che si incamminano trasportando fascine e pezzi di tronco.

Non mancano aspetti di folckore locale negli abiti di qualche devoto.  Alcuni uomini, quelli che trasportano in spalla i pezzi di tronco più grandi, sono vestiti come erano d’uso vestirsi i contadini in passato. Mentre alcune bambine sono vestite con gli abiti tradizionali che ricordano le antiche radici albanesi della comunità di San Marzano (nota per essere una comunità Arbëreshe).

Una volta uscita dalla Chiesa, la statua del Santo va incontro ai carri su cui sono ammassate grandi quantità di fascine. Quest’anno,mi diceva un carrettiere, tra piccoli e grandi sono stati circa una quarantina.

Anche la preparazione del carro è particolare e richiede una certa maestria. Le fascine dei carri più grandi arrivano a lambire i balconi delle case. Sono legate da robuste funi e sembra quasi un miracolo il loro reggersi.
Non è non lavoro da poco. La preparazione dei carri inizia anche più di un mese prima.

I carri sono trainati da robusti cavalli o, per quelli di dimensione più piccola, da pony. E’ particolare anche il modo in cui il grande ammasso di fascine viene “lavorato”per ricavare sia il posto necessario per attaccare gli animali al carro sia per dar modo al carrettiere di sedersi.  In buona sostanza le fascine vengono modellate in modo da formare una rientranza, una sorta di grande nicchia. Tutti i carri e i carretti hanno ben in vista un’effige di San Giuseppe.

La statua del Santo viene fatta passare tra la gente che lo attende con le fascine da portare al grande fuoco. Una volta che la statua del Santo ha raggiunto il limitare del paese dove l’attendono i grandi carri, viene voltata e riprende il suo cammino, seguendo lo stesso percorso, verso il centro della città. Davanti le persone che trasportano le fascine in braccio, in spalla o su piccoli carretti rudimentali tirati a forza di braccia, segue la statua del Santo e dietro questa i grandi carri.

La statua torna nel centro del paese dove il sindaco consegna le chiavi del paese al Santo e il parroco impartisce la benedizione. I fedeli proseguono verso il luogo in cui verrà deposta la legna da ardere, lasciando così la piazza ai grandi carri che sfilano uno alla volta davanti alla statua del santo, ricevendo un piccolo ricordo dalle mani del Sindaco.

Alcuni dei cavalli sono stati addestrati in modo tale da inginocchiarsi, con il supporto dei carrettieri, davanti alla statua del Santo. Tutti confluiscono dove la legna e le fascine vengono ammassate e la festa prosegue la sera con l’accensione del grande falò che brucerà sino all’alba del giorno di festa.

Occorre esserci per comprendere appieno la bellezza di questa festa. Se ne avrete l’opportunità, ve lo consiglio.

di Massimo Negro

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2 risposte a San Giuseppe a San Marzano di San Giuseppe. La “Processione delle fascine”.

  1. luigi cataldi ha detto:

    per me nuova e molto interessante! grazie massimo!

  2. luisa ha detto:

    ma quale cavalli addestrati se poverini vengono costretti a inchinarsi e a trasportare più di quanto dovrebbero

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