Nardò. Nello scrigno di Sant’Antonio Abate.

Ci sono dei luoghi che ormai fanno parte di me. Luoghi in cui mi piace tornare e ritornare più volte. Dove la bellezza e i richiami della storia mi avvolgono ed io mi abbandono ad essi, lasciandomi trasportare in tempi remoti e sconosciuti. La dimenticata ed abbandonata cripta di Sant’Antonio Abate è uno di questi.

La mia prima visita risale ormai a circa tre anni fa. Si era ormai nell’imminenza della festività del Santo a cui è dedicata la cripta e, in quei giorni, si stava preparando la tradizionale focara devozionale.

La chiesa-cripta di Sant’Antonio Abate si trova nelle campagne di Nardò, a pochi chilometri dall’abitato e nei pressi della zona industriale. E’ detta anche S. Antonio “di fuori”, per distinguerla dal convento di S. Antonio presente all’interno della città.

Ci si arriva agevolmente, purché si conosca l’ubicazione visto che, come nelle nostre “migliori” tradizioni salentine, non vi sono indicazioni per raggiungerla. Dopo aver lasciato la strada che da Nardò conduce verso la zona industriale e la statale per Lecce, si percorre un breve tratto di strada campestre sino ad incrociare sulla sinistra l’antica masseria Castelli-Arene con la sua bella e turrita torre colombaia.

Dopo qualche decina di metri, accanto ad una casa di campagna si intravede su un pianoro una croce ben piantata in terra.

Nessun altro segno della presenza della cripta. Solo avvicinandosi al luogo, ad un certo punto inizia a comparire un ampio scavo. E’ l’ingresso della cripta, nelle antiche fonti denominata ‘Santus Antonius de la Gructa’.

La chiesa è scavata nel blocco tufaceo e si accede senza alcun impedimento. Gli antichi monaci hanno infatti scavato degli ampi gradoni che portano verso l’ingresso della cripta, quasi a formare una sorta di vestibolo a cielo aperto che scende per oltre due metri al di sotto del piano della campagna.

Entrare nella cripta è come entrare in grande scrigno che nasconde un tesoro di cui si ignora l’esistenza. Si rimane estasiati dalla bellezza del ciclo pittorico presente su tutte le pareti della cripta. Il tempo e l’incuria hanno posato la loro pesante mano ma la sensazione di incredulità dinanzi a quello che è possibile ammirare, anche ai nostri giorni, è reale e intensa.
Soprattutto è forte il contrasto tra la bellezza della cripta e la brulla campagna che la circonda.
Nei pressi sorge ora una casa, ma immaginiamo come potesse essere lo stato dei luoghi secoli addietro. Silenzio e solo silenzio attorno. E la mano di un monaco che creava il capolavoro.

Il pavimento è regolare ed è in terra battuta. La cripta ha un impianto rettangolare senza alcuna significativa irregolarità nello scavo. Anche il soffitto è tendenzialmente piano, anche se basso, con un’altezza media di circa 190 centimetri.

L’asse liturgico del sito è orientato in direzione Est-Ovest, con altare addossato alla parete orientale. Un gradino-sedile, in parte interrato, corre ai lati dell’altare, lungo la parete a sud e parte di quella opposta. L’ingresso è invece orientato a Nord.

Appena entrato l’attenzione viene subito ed immancabilmente catturata da due figure a cavallo che più volte avevo visto nei libri di storia ed arte locale. Due santi guerrieri che mi riportano alla mente antiche scene di scontri e di battaglie.

03 San Giorgio e Demetrio

Sulla parete sono rappresentati i Santi Giorgio e Demetrio. San Giorgio con una lunga lancia in mano intento a trafiggere un drago-serpente.

03 San Giorgio Particolare Santo

03 San Giorgio Particolare Drago

San Demetrio rappresentato con uno scudo crociato anch’esso intento a combattere la bestia, ormai scomparsa e non più visibile.

03 San Demetrio Particolare Santo

La presenza di questi Santi guerrieri è comune nei secoli XII e XII ed è collegata alla tradizione crociata. Normalmente non è difficile trovarli lungo gli itinerari percorsi dai crociati e dai pellegrini che si recavano nei luoghi santi.

Il riquadro seguente è dedicato a San Nicola rappresentato a mezzo busto, in dimensioni ingigantite rispetto agli affreschi che lo circondano.

04 San Nicola

A seguire lungo la parete vi sono una serie di Santi per i quali non è stato possibile identificare il nome. Il primo di questi riquadri mostra una figura maschile con una tunica decorata a scacchi che regge un libro con una stola bianca.

05 Santo Anonimo

La figura seguente presenta una testa coronata ma senza alcun’altra indicazione utile. Il Fonseca negli anni ’70 individuò anche un sigillum. Secondo la sua lettura dell’immagine si poteva trattare di un Arcangelo, posta dinanzi all’ingresso della cripta a protezione della stessa.

06 Santo Anonimo

Segue un trittico di Santi, tra i quali forse vi è anche una figura femminile, ma il poco giunto a noi non consente alcuna attribuzione.

07 Trittico Santi Anonimi

A terminare, lungo la parete, è stato rappresentato San Pietro benedicente alla greca e con in mano quello che una volta era una pergamena arrotolata.

08 San Pietro

La prima figura sulla parete successiva è quella del Cristo. Una rappresentazione molto suggestiva, in cui il Figlio dell’Uomo compare benedicente alla greca, mentre nell’altra mano regge una pergamena arrotolata.

09 Cristo

09 Cristo Particolare

Proseguendo, la sezione centrale della parete è occupata dalla scena della Crocifissione. O per meglio dire, ciò che ne resta essendo ormai poco visibile.

10 Crocifissione

Nell’ultimo riquadro sulla parete, l’artista ha rappresentato la Vergine con il Bambino in braccio. Sul viso della Vergine sono evidenti segni di accanimento che lo hanno quasi del tutto cancellato.

11 Vergine con Bambino

La prima figura che appare sulla parete successiva è quella del Santo a cui è dedicata la cripta, Sant’Antonio Abate. Anch’egli appare benedicente alla greca, mentre con l’altra mano sembra reggere il bastone tipico della sua iconografia e un cartiglio.

12 SantAntonio Abate particolare

Nel riquadro successivo compare la scena dell’Annunciazione, con la Vergine che alle spalle ha due alte torri. Se l’artista si sia ispirato a qualche città in particolare, ahimé questo non lo potremo mai sapere.

13 Annunciazione

13 Annunciazione particolare

L’ultima figura prima della porta d’ingresso è quella di San Francesco, raffigurato col capo coperto mentre regge in una mano un libro.

14 San Francesco

Sull’altro lato dell’ingresso vi è ciò che resta di San Giovanni Battista con un cartiglio in mano ormai illeggibile.

20 San Giovanni Ingresso a destra

Il ciclo pittorico si può far risalire tra il XIII inizio e il XIV secolo. Alcuni elementi degli affreschi si ritiene siano stati aggiunti successivamente, quali ad esempio i motivi floreali. Considerando che le iscrizioni visibili sugli affreschi sono in latino, è lecito pensare che tale luogo fosse legata alla liturgia di rito latina e non greco.

E’ molto probabilmente l’unica cripta del medio-basso Salento in cui sono completamente assenti iscrizioni in lingua greca. Ai benedettini, a cui fu donato nel 1080 l’antico monastero greco di santa Maria di Neretum, si deve molto probabilmente la costruzione della cripta come segno, ancora ai tempi embrionale, di questo progressivo passaggio dalla liturgia greca alla liturgia latina. Infatti, nella zona sono diversi i siti che si possono far risalire alla tradizione greco–basiliana. Tra questi San Giovanni di Collemeto, S. Elia e la stessa prima citata Santa Maria de Neretum e diversi altri siti di preghiera.

L’abbandono, l’incuria e il vandalismo hanno già causato nel corso dei secoli molti danni. Il rischio di perdere questo splendido gioiello artistico, testimonianza del nostro passato e della nostra storia, rappresenta purtroppo una concreta realtà e un futuro, ahimè, imminente se le amministrazioni competenti e la proprietà del sito non provvederanno in tempi  brevi alla sua salvaguardia e valorizzazione.
__________
Per una visita virtuale al sito e ai suoi affreschi, nel video sono state montate le foto effettuate durante le mie visite alla cripta.

http://www.youtube.com/watch?v=DqJq5MDd1KY

di Massimo Negro

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C. D. Fonseca. Gli Insediamenti ruperti medioevali nel Basso Salento. Congedo Editore.

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7 risposte a Nardò. Nello scrigno di Sant’Antonio Abate.

  1. Nicola Febbraro ha detto:

    Interessantissimo. Assolutamente da visitare e magari da tutelare e valorizzare al più presto. Si perdesse un patrimonio del genere sarebbe un ennessimo delitto!!!

    • massimo negro ha detto:

      Ciao Nicola, intanto complimenti per il libro su Salve che ho comprato nei giorni scorsi (scritto anche dal mio amico Marco Cavalera). Purtroppo su questo sito non mi risultano progetti di recupero. Speriamo in un ravvedimento. Grazie per la tua attenzione.

  2. Pingback: Nardò. Nello scrigno di Sant’Antonio Abate - Fondazione Terra D'Otranto

  3. franca ha detto:

    Purtroppo a scuola si studiava ..l’America…ma non il proprio territorio in tutti i suoi aspetti comprese queste chicche da gustare….

  4. Ersilio Teifreto ha detto:

    Buongiorno Sig. Massimo, la descrizione e le foto della Cripta sono interessantissime per la nostra associazione di Torino che ricerca con un progetto “La diffusione del luoghi sacri a Sant’Antonio Abate”
    Cortesemente da lei potremmo sapere a quale anno risale la Cripta?
    grazie per il lavoro che hai svolto personalmente per presentarci l’interno.
    http://www.santantonioabate.info
    Ersilio Teifreto classe 1947 Novoli

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