La magia di un luogo senza tempo

Imbocco il viale sterrato.

01 Viale 1

Lo sguardo vaga tra il verde degli ulivi e il luccicare delle piccole olive al mostrarsi di un sole altalenante tra le nubi. In lontananza si staglia l’antico edificio, con il suo profilo che corre ritto verso il cielo.

Lo scorrere veloce del vento tra le fronde e le pietruzze mosse dai miei passi, sono gli unici rumori che odo.

Non so dove mi trovo.

Da quando ho mosso i primi passi lungo il sentiero ho perso tutti i miei riferimenti. Forse sarà semplice suggestione, ma d’un tratto mi sembra che il vento porti al mio orecchio un lontano “Chi va là?”.  Mi fermo, mi guardo attorno, mi sporgo in avanti socchiudendo gli occhi e concentrando tutta la mia attenzione sui suoni che mi circondano. Nulla. Non è stato nulla. Ora anche il vento è calato.

01 Viale 2

L’alto edificio mi attira a sè come un magnete. Proseguo lentamente, immergendomi nel luogo in cui mi trovo, assaporando visivamente quanto intorno a me. Ma c’è sempre una sensazione di sbagliato che non mi fa stare sereno.

Non so dove mi trovo.

Un’ombra. Ho visto un ‘ombra sul tetto. O forse mi è solo sembrato di vederla? Il velo delle nubi dinanzi al sole a volte gioca brutti scherzi. Forse è la volpe? No, non può essere la volpe (1).

02 Esterno Torre

Cavolo, di posti come questo ne avrò visitati tanti, alcuni anche ben più strani per non dire pericolosi. E’ l’atmosfera nella quale, a mia insaputa e senza volerlo, galleggio da quando sono giunto che mi sta tirando un brutto scherzo. Filamenti di magia corrono ad aggrovigliarsi alle mie caviglie e ai miei polsi trascinandomi verso la Torre.

Non so dove mi trovo.

Cavalli? No è impossibile non ci possono essere cavalli in questo posto. Decido di andare verso il basso edificio sulla sinistra; è da lì che sembrava provenire il suono. Nulla, ed è chiaro che non ci può essere nulla. Strano però, mi era sembrato di udirlo. Ritorno verso l’ingresso.

02 Esterno Altro

Non so dove mi trovo.

Non resta che entrare ma non so che fare. Penso di non saper che dire. Ma non c’è nulla da dire, non c’è nessuno. Eppure qualcosa c’è, come se fosse in attesa di ascoltare una parola d’ordine. Amico o nemico. La Torre sembra curvarsi minacciosa verso di me.

04 Torre Esterno 6

Devo decidere alla svelta che fare. Forse, penso, non c’è nulla da pronunciare, c’è solo da prendere una decisione. Chiudo gli occhi, respiro profondamente e quando li riapro ho deciso.

Ora so dove mi trovo.

Sono nel XV secolo. Sono vestito in modo strano. Ho degli stivaloni e avverto un peso al mio fianco. Una spada? Che ci fa una spada attaccata al mio cinturone … cinturone? ma avevo una normale cintura … meglio lasciar perdere.

“Stai attento, ho appena finito di ingrassare i miei stivali e non mi va di vederli subito sporchi di fango! Dove diavolo sei stato? Il Capitano è da questa mattina che ti cerca”.

Mentre mi rigiravo su me stesso per ammirare stupito il mio nuovo aspetto cavalleresco, stavo per andare a finire addosso ad una delle due guardie poste all’ingresso.

03 Ingresso

Ora so dove mi trovo, ma il guaio è che non so chi sono.

La seconda guardia, grande quanto un armadio a due ante, con la lancia da un sonoro colpo sull’elmo del compagno, dicendogli “Stai attento a come parli, imbecille”. Il mio sguardo confuso sembra catturare la sua attenzione. Mi sorride e dice “Notte a caccia di balordi, Signore? La prego vada subito dal Capitano, così forse la smetterà di urlare il suo nome e di imprecare”.

Signore? Chi diammine sono?

Continuo a rimanere ammutolito, ma almeno riesco a far muovere un sorriso sulla mia faccia e un cenno di assenso con la testa.

Entro all’interno e un vociare confuso mi si para davanti avvolgendomi.

04 Torre Esterno 1

Soldati ovunque impiegati in varie faccende. Molti di loro stanno affilando le loro armi, spade e coltelli. Altri con dei secchi pieni d’acqua si stanno dirigendo verso la Torre e le stalle. In fondo al recinto, e ben distanti dalle casupole, vedo diversi fuochi e sopra ciascuno di essi dei pentoloni.

04 Torre Esterno 3

Uno strano odore nell’aria. Pece. Stanno preparando la pece. Non penso di essere giunto in un buon momento.

Un altro gruppo è seduto in un ampio cerchio intorno ad un grande fuoco su cui è posto un enorme pentolone. Un omone, se possibile anche più grosso della guardia all’ingresso, gira con un robusto mestolo il contenuto. Si accorge del mio ingresso e mi urla “Eccolo lì! Finalmente è tornato? Un po’ di brodo caldo?”.

03 Ingresso Interno Pan

A sentirlo molti si girano verso di me e mi salutano. Perbacco, devo essere un tipo conosciuto!

“Il Capitano mi aspetta. Non vorrei che la mia pelle ornasse le sue stanze insieme a quelle dei cervi!”. Sono stato io a pronunciare quelle parole. Si mettono a ridere di gusto, e l’omone mi augura buona fortuna.

04 Torre Esterno 4

Salgo con passo deciso le scale. In fin dei conti se sono un cavaliere è bene che mi comporti come tale.

06 Scale 1

Incrocio altri soldati che mi salutano con deferenza. Preso dai miei pensieri non mi accorgo della persona che mi si para dinanzi scendendo le scale, e ci vado a sbattere rovinosamente addosso.

“Toh! Il giovane figlio cadetto del Duca che ci degna della sua presenza. Il Capitano è da questa mattina all’alba che ti cerca. Il letto di qualche giovane contadinella richiedeva la tua presenza questa notte?”.

06 Scale 3

Mi sono fatto male urtando la testa. Mi accorgo che indossa una mezza armatura e sulla spalle ha un pesante mantello nero ornato ai bordi da una pelliccia maculata. Sulla testa un elmo con la visiera alzata e strane incisioni che non riesco a riconoscere. Due occhi carichi di odio mi fissano e un sorriso beffardo anima la sua faccia tesa.

Decido di tenere il punto. “Mentre tu ronfavi, mi assicuravo che nessuno venisse a disturbare i tuoi sogni. L’ultima volta che è stato suonato di notte l’allarme, per poco non ti rompevi l’osso del collo rotolando giù dalle scale. Lo sai che ci tengo alla tua testa”.

Lo guardo fisso negli occhi per qualche istante. Spero di non essere stato imprudente a rivolgermi a lui così. Mi accorgo che con la mano sta andando all’elsa della spada, quando un soldato arriva di corsa  dall’interno della Torre. “Signore, il  Capitano richiede immediatamente la sua presenza. E’ stato avvertito del suo arrivo”.

Mi rivolgo a quello che ha tutta l’aria di essere chiaramente un mio nemico, “Mio Signore è sempre un piacere incontrarla, ma ora altri e più importanti impegni mi attendono”. Salgo gli ultimi gradini sentendo alle mie spalle borbottii confusi ed irati.

07 Interno Torre 1

La stanza all’interno della Torre è occupata da un grande tavolo ricoperto di carte geografiche e, intorno, affollato da cavalieri in armatura. Nel mezzo un uomo robusto che con voce possente indica luoghi, pronuncia nomi, impartisce ordini. Il Capitano.

Mi vede e con passo deciso e appesantito da un’armatura semplice ma di gran fattura, mi viene incontro.

Nei pochi secondi che ci separano, mentre mi ritrovo a fissare la sua lunga barba, penso … da quando sono arrivato coloro che incontro mi dicono che è da ore che mi sta cercando, lo descrivono indiavolato, chissà cosa ho combinato e … diammine ma non ho la più pallida idea di cosa sia successo e stia succedendo.

07 Interno Torre 2

Non so chi sono, se non un cavaliere figlio cadetto di un Duca, per poco non mi facevo infilzare da uno che pare averne voglia da tempo, e ora chissà quale castigo mi aspetta.

Con mia grande sorpresa, anziché tirarmi chissà cosa, il Capitano mi abbraccia. “Bravo! Un messaggero mi ha avvisato che hai dato battaglia questa notte sconfiggendo una banda di predoni. Ero preoccupato. Il resto dei soldati è tornato da tempo, avvertendomi che eri voluto rimanere nelle retrovie per assicurarti che nessuno vi fosse sfuggito. Ti ho ordinato mille volte di non rimanere mai da solo!”.

Sospiro di sollievo. Ora non mi resta che inventare una scusa, sperando che sia credibile. “Mio Capitano, mentre tornavo dappresso ai soldati, mi parve di scorgere degli strani movimenti tra la macchia. Eravamo nei pressi dell’Abbazia di Santo Mauro e così ho voluto sincerarmi che nessuno dei monaci corresse dei pericoli”.

Dal suo sguardo capisco che la mia risposta lo ha soddisfatto. Ma diventa subito scuro in viso e preoccupato.

“Questa mattina siamo stati svegliati all’alba. Erano state avvistate vele nemiche a largo di Gallipoli e subito sono stati accesi i fuochi di segnalazione. Per alcune ore sono sparite alla nostra vista. Meno di un‘ora fa sono state nuovamente avvistate tra Torre Sabea e Torre dell’Alto Lido e sono molto più numerose di quanto pensassimo. Pare che stiano preparando un attacco massiccio, non una semplice scorribanda.
Francesco, lo hai sicuramente incrociato sulle scale, l’ho inviato a Nardò affinché rappresentasse bene la situazione e si facesse dare, al suo comando, parte della guarnigione. Per quanto riguarda te, prendi due uomini fidati e dirigiti immediatamente a Galatone e Galatina. Raccogli quanti più uomini possibili e fai subito ritorno. Di a quelli di Galatina che, se ci tengono ai loro affreschi a cui con grande cura si stanno dedicando, non lesinassero sugli uomini. Vai ora!”.

09 Tetto 1

Se in tutto questo discorso avesse almeno una volta pronunciato il mio nome, almeno saprei chi sono e con quale nome vado a combattere. Non è tempo di giocare al detective. Saluto con un inchino e mi dirigo di corsa giù per le scale.

L’omone accanto al pentolone urla “Una buona tazza di brodo prima di mettersi a cavallo?”. “Non ora” gli rispondo sbrigativo. Mi guardo attorno. Devo scegliere due uomini da portare con me, ma non conosco nessuno. Decido di andare via da solo.

Ma come andare a Galatina? Non so cavalcare. Poi penso, sicuramente in questo secolo sì.

Mi ritrovo all’ingresso e chiedo alla guardia dov’è il mio cavallo. La guardia mi guarda perplesso e mi dice “Signore lei è arrivato a piedi, forse ha lasciato il suo cavallo all’inizio del sentiero”.

Diammine è vero. Come cavolo sono arrivato in questo posto? Forse ha ragione, lo avrò lasciato poco distante tra gli ulivi. Mi incammino velocemente, quasi correndo.

Alle mie spalle sento una voce che mi dice “Ti avevo ordinato di non andare da solo!”, è il Capitano sul tetto della Torre. Mi volto e gli rispondo di rimando “I soldati servano più qua che con me” e torno a dirigermi lungo il sentiero.

11 Particolare

Ho un po’ il fiatone, la spada e l’armatura pesano … la spada? dov’è finita la mia spada?

Mi trovo a tracolla una macchina fotografica. Stivali, armatura e mantello sono spariti. Sono tornato in jeans, maglietta e scarpe da ginnastica. Davanti a me ho la mia macchina, non un cavallo.

Mi fermo stordito e perplesso. Mi tocca fare una serie di gran respiri per riprendere la calma.

Mi volto verso la Torre. Tutto tace, tutto fermo come quando sono arrivato. Sono tornato al presente.

Non ho parole per descrivere come mi sento e una marea di emozioni mi vortica dentro.

Torno a guardare la Torre. Niente. Sto quasi per tornare sui miei passi, poi mi fermo preso un po’ da timore.

Mi rimetto in macchina pensieroso. E mi dirigo a casa, a Galatina.

di Massimo Negro … ora ricordo il mio nome

__________

(1) La volpe c’era. C’era circa quindici anni fa e forse ancor di più la prima volta che ci andai, accompagnato da mia moglie, allora fidanzati, e dal mio carissimo amico Alessandro. La trovammo sul tetto della Torre, o meglio lì, senza volerlo, la sorprendemmo. Dopo aver girato un paio di volte attorno a noi, trovò la via delle scale e la perdemmo di vista. Da allora non sono più tornato, sino ad oggi.

Non so che nome abbia questo luogo. Né mi interessa saperlo. E’ un luogo in cui si è vissuto, si è combattuto, ci si è ubriacati, si è morti. E’ un luogo che appartiene al tempo, nel quale mi sono con grande trasporto lasciato andare.

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Una risposta a La magia di un luogo senza tempo

  1. ilmiosalento ha detto:

    “I Doganieri” di Gallipoli, ma penso che che lo sapevi..

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