I racconti di Noha

La bellezza delle leggende, delle storielle sta nella loro incredibile forza generatrice. Una volta create, non si sa mai quando, raramente ne è noto il motivo, vivono di forza propria, autopropulsiva.

Nel tempo si arricchiscono, usano le parole di chi le narra per rendere meno sdruciolevole la loro lettura, elevando la melodia e la capacità evocativa delle loro righe.

Nel tempo mutano talvolta i loro contenuti adattandosi ai tempi, affinché il messaggio che recano sia meglio comprensibile.

A volte vivono in simbiosi con i luoghi di origine di chi per la prima volta le narrò. Loro narrano i luoghi, e i luoghi amplificano l’eco delle loro parole.

Una volta venuto meno chi le narrò per la prima volta, a noi non resta che essere dei messaggeri, a volte creativi, ma pur sempre tali.

Sono loro che ci interrogano. Sono i luoghi in cui hanno echeggiato, a volte per secoli, che ci suggeriscono le parole.

Queste note nate inizialmente per caso, e che ora raccolgo in questa pagina, mi sono state dettate. Dettate dalla storia, dalle pietre che a me piace in silenzio ascoltare, dalla sofferenza dell’ambiente che ci circonda.

Se vi dovessero piacere, quindi, non ho alcun merito. Se, viceversa, non dovessero essere di vostro gusto, la colpa è mia che non sono bravo a trasmettere quanto pazientemente loro mi hanno raccontato.

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Tutto nasce da un breve racconto su una strana costruzione chiamata la Casa Rossa. Particolare per le fattezze, simili ad una baita di campagna, e per la colorazione ora di un rosso sbiadito. Per cui l’aggancio ispiratore con la famosa favola di Cappuccetto Rosso mi è giunto spontaneo. Non la solita storia, bensì quello che successe ai protagonisti di quella favola dopo che intervenne il cacciatore a salvare nonna e nipotina. L’amore per gli animali e anche per lo stesso lupo che l’aveva aggredita, spinge la piccola a decidere di recare con se anche questo bistrattato animale sino a giungere, dopo tanto camminare davanti al portone del Castello di Noha.

https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-cappuccetto-rosso-e-la-casa-rossa/

Così per caso, e dietro suggerimento di alcuni cari amici di Noha che mi suggerirono di continuare con lo stesso stile, inusuale per i racconti del mio blog, sono via via nati i successivi racconti.

Lo stato in cui versano le piccole costruzioni, le Casiceddhre, presenti sul terrazzo delle abitazioni che sono di pertinenza del Castello, mi hanno portato a scrivere dell’amore per essere che nutriva un piccolo principe, ammalato nel fisico ma ricco nell’animo. Dei suoi colloqui con una splendida e lucente signora, sino a quando ella non lo prende per mano e lo conduce a giocare con suo figlio, un tempo falegname. Una nota struggente ma ricca anche di speranza; perché finché le piccole costruzioni ci saranno, l’animo buono del piccolo principe continuerà a vegliare su di esse e sul centro abitato di Noha.

https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/11/noha-le-casette-e-il-piccolo-angelo/

Dalla malinconia velata di speranza del piccolo principe, si arriva allo sberleffo ordito da due giovani di Noha pronti a castigare la volgarità e la prepotenza del signorotto locale che voleva prendere tutta per se la giovane più bella del paese. Portata di forza all’interno dell’antica Torre che si trova all’interno del giardino del Castello, la “commedia” consuma i suoi atti finali a forza di bastonate.

https://massimonegro.wordpress.com/2011/12/27/noha-lantica-torre-il-signorotto-e-la-promessa-sposa/

Dai dolori giustamente inferti al signorotto del paese, all’arguzia e alla buona volontà di un piccolo lavoratore che presta la sua opera all’interno del grande Frantoio Ipogeo che si trova dinanzi al Castello. Dove i muscoli non possono giungere, e nonostante gli sberleffi di chi si faceva gioco di lui, il piccolo lavoratore con intelligenza riesce a mettere nel sacco un noto personaggio delle favole salentine, lo Sciacuddhi, obbligandolo a porre rimedio ai suoi scherzi e alle sue malefatte.

https://massimonegro.wordpress.com/2012/04/14/noha-lo-sciacuddhi-e-lantico-frantoio-ipogeo/

Infine giungiamo alla cupa avarizia e malvagità di un uomo pronto a sacrificare tutti e tutto, ma non se stesso e la sua roba, pur di diventare più ricco, ancora più ricco. Sacrifici immondi, patti con il diavolo, indovini sino a giungere al capitolo finale della storia. A far da scena al racconto la bellezza delle Masseria Colabaldi, le sue stanze e quel che resta, si ritiene, di un’antica torre di avvistamento.

https://massimonegro.wordpress.com/2012/09/07/noha-masseria-colabaldi-e-i-raggiri-del-diavolo/

Buona lettura!

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